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11月22日 Avete la vostra idea e io ho la mia.Tutti siamo poveri e l'unica ricchezza è la vita.
Avete la vostra idea: lodatela con i vostri suoni armoniosi e gioite delle vostre anime danzando. Io ho la mia idea: la mia idea preferisce esalare l'ultimo respiro per non sentire le vostre melodie; preferisce il carcere piuttosto che assistere ai vostri balli.
11月15日 alberiC’è una strada, vicino il posto dove abito adesso, che mi è sempre piaciuta. Molti anni fa, quando vivevo con i miei, in quella che allora era la periferia della città, arrivare lì era un viaggio esotico. Nel mio immaginario era un posto lontano e non sapevo bene come ci si arrivasse. Ogni tanto capitava che in macchina con mio nonno, o con mio padre, ritrovassi quella strada. La riconoscevo da una grande casa e dalle piccole porte che si aprivano nella stalla dei cavalli. Vedevo i cavalli dentro oppure fuori, sui prati che circondavano la casa. Decine di cavalli. Poco distante scorreva l’Aniene, incassato fra argini sormontati da alberi. E questa strada era stretta in un filare di pini marittimi, quelli a ombrello, che la ricoprivano da ambo i lati. Mi piaceva la qualità del verde dei prati. La prospettiva dei pini, per qualche chilometro. E questa casa rossa che era un allevamento di cavalli. Ogni volta che la ritrovavo era bello. Era un posto familiare, un posto amato. Mi ricordo la prima volta che ci arrivai con la Vespa, quando avevo quindici anni: Casualmente mi ritrovai a passare di lì ed ebbi un brivido, al pensare a come ero lontano da casa. Poi proprio lì ci fecero l’uscita dell’autostrada, e con la macchina mi ritrovai più volte a passarci. L’allevamento dei cavalli non c’era più, la casa rossa rimaneva, la strada e gli alberi erano sempre gli stessi e anche il verde dei prati, in primavera, o il giallo, in estate. Tanti paesaggi sono cambiati, nei luoghi della mia vita, e questo era uno ricordavo sempre uguale. O quasi. Poi venni ad abitare a poca distanza. La strada mi trovavo a percorrerla più spesso. La casa rossa vedevo che la stavano ristrutturando: c’è un cartello che dice “vendesi villini immersi nel verde”. La città avanza. Ormai è quasi lì. L’apertura di un enorme centro commerciale a poca distanza fa su quella strada, nei sabati e domeniche sera, file chilometriche. Un quartiere da 80.000 abitanti è sorto dal nulla. Pensavo proprio tempo fa: prima o poi arriveranno anche qui. Un mese fa c’è stato un nubifragio violento in città e nei dintorni. Alberi sono caduti qua e là, ricordo di aver letto di uno addosso ad una macchina e una ragazza è morta. Quando alcuni giorni dopo andando a prendere l’autostrada ho trovato la strada chiusa e ho chiesto, mi hanno detto che era successo lì. I giornali avevano detto in un altro posto. La strada è chiusa da allora. Oggi sono andato a farci un giro in bicicletta. C’è un palo del telefono tagliato ad un’altezza di due metri e intorno ad esso moltissimi fiori, orsacchiotti di pelouche, bigliettini, candele votive. C’è una poesia, o una canzone non so, che dice: dimmi come posso fare per raggiungerti là dove sei. C’è una foto, di una ragazza con gli occhi grandi e malinconici e i capelli scuri legati ai lati. Vicino un pino, il tronco di un metro di diametro, tagliato quasi alla base e poi grandi pezzi tagliati e fatti rotolare fuoristrada. Ho immaginato la pioggia battente di quel giorno, il vento fortissimo, l’albero che si piegava e poi cedeva, lo schianto secco e improvviso, la macchina che arrivava a qull’appuntamento col destino. Un secondo prima, un secondo dopo, e quella ragazza sarebbe ancora viva. E invece, era al posto sbagliato al momento sbagliato. Sono rimasto lì a guardare quella foto. A ripensare a quell’istante. La strada è chiusa da quel momento perchè la stanno mettendo in sicurezza. Ovvero stanno potando e tagliando il chilometrico filare di pini. Ho percorso la strada e ai lati di essa, mucchi di rami, e molti alberi abbattuti. Alcuni, pochi, un paio forse, con le radici all'aria, ed è stato il vento di quel giorno. Altri segati, e sono stati gli uomini. Laddove gli alberi sono ancora come una volta, a circa dieci metri uno dall'altro, su alcuni noto dei segni: una D seguita da un numero, fatta con la bomboletta di vernice rossa. Ho cercato di capire il senso di quel segno: lo avevano tutti gli alberi che crescendo erano andati verso la strada. Non lo avevano quelli che andavano verso il campo. A questi ultimi erano stati potati i rami che davano sulla strada. Agli, altri, quelli con il segno di vernice, non era stata eseguita potatura: erano quelli da abbattere. Il numero dietro la D, quando ci ho fatto caso, era 23. Non so quanti ne siano stati abbattuti prima, poiché andavo nella direzione opposta: ne mancavano 23. Che tristezza. Alla morte di quella ragazza, seguita alla morte dell’albero, seguiva questa specie di rappresaglia. Capisco la messa in sicurezza della strada… ma erano alberi che amavo.Erano alberi sani. Belli. Ci avevano messo almeno 40-50 anni a crescere... Già mi intristisce vedere solo uno di questi giganti abbattuti dal vento. E questi segati, così tanti, in serie, uno dopo l’altro, distesi sul prato. E vedere quelli marchiati col segno della condanna. Avrei voluto dirgli: “scappate! andatevene di qua finché siete in tempo…”. … Le macchine passavano lo stesso. Qualcuno aveva spostato le barriere e le macchine cautamente passavano su quel campo di battaglia, fra quelle due ali ordinate in attesa del plotone d’esecuzione, cui il weekend aveva concesso un’ultima alba. 11月2日 meglio che la suina…Venerdi scorso pensavo di essermi preso l’influenza. Quella che prima chiamavano “suina” e ora chiamano “A” o, tutti tecnici, H1N1. Quella per cui tutto il mondo sta producendo vaccini a vagonate e che sembra sia più leggera di una normale influenza. Quella per cui tutta la controinformazione del mondo ha accusato i governi di fare gli interessi dell’industria farmaceutica, o peggio, di volere diminuire la popolazione mondiale diffondendo proprio tramite il vaccino, un virus. Devo dire che la demenzialità dei complottisti a volte non ha limiti… Boh. A me sembra strano, che per un’influenza che non appare così pericolosa ci sia tutto questo allarme. Ma il fatto che l’allarme ci sia in Usa come in Europa, in Cina come in Russia, a Cuba come in Australia… ovvero paesi di differente collocazione nel mercato internazionale, mi fa pensare che qualcosa di pericoloso dietro debba esserci. Magari è un virus di cui temono le possibili mutazioni? (se la mutazione non è troppo distante dal ceppo originario, vaccinarsi può essere ancora utile, gli anticorpi prodotti ci mettono meno ad adattarsi che non a dover essere prodotti ex-novo come accade se non si è mai venuti in contatto col virus. Staremo a vedere. Intanto penso di esserci entrato in contatto, ma sembra che quelli della mia età abbiano probabilità di essere già sufficientemente immunizzati per via di altre epidemie avvenute in passato. Fatto sta che venerdi stavo male: mal di gola, sensazione di febbre incipiente, dolori ossei e muscolari. Ma alla fine me ne sono andato a scalare sia sabato che domenica. Certo non stavo al meglio, una sensazione di disagio l’avevo. Ma niente di che. Mi sono divertito a girare e montare un video della scalata di ieri a Sperlonga. Non è niente di che, ma era la prima volta che provavo a fare una cosa del genere. Oltretutto è girato con una digitale.
Certo, meglio stare a scalare che a letto con la suina… |
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