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日志


2月27日

non si può scendere

Tremonti dice:

"Il volume dei derivati è 12 volte e mezzo il Pil mondiale. Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso di un'audizione a Palazzo Madama davanti alle commissioni congiunte Esteri di Camera e Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla presidenza italiana del G8 e le prospettive della governance mondiale.

«Da molti anni - ha spiegato - almeno dal 2000 in poi, i derivati non hanno più la funzione assicurativa ma diventano operazioni speculative fini a se stesse. In questo momento - ha aggiunto - il volume nazionale dei derivati è pari, secondo i dati del Congresso degli Stati Uniti ma anche secondo la Banca dei regolamenti, a 12,5 volte il Pil del mondo». La differenza di partite, ha concluso il ministro, «è secondo alcuni 30, secondo altri 40 trilioni di dollari, il piano della presidenza americana è un trilione di dollari. Questo dà un'idea della degenerazione che è avvenuta nelle strutture del capitalismo»."

Viene da chiedersi immediatamente dove fosse lui mentre il capitalismo degenerava. E dove fossero i suoi interlocutori ai quali esprime la sua preoccupazione.
Una frase che viene attribuita ad Einstein e spesso citata, dice: "Un problema non può essere risolto con lo stesso tipo di pensiero che lo ha generato"

Eppure, quello che stanno facendo i governi è far affluire in qualche modo soldi verso le banche. Ovvero verso coloro che questa degenerazione hanno provocato.
Stupefacente, in questo senso, è che dopo la nazionalizzazione della Royal Bank of Scotland (nazionalizzazione, per chi non avesse chiaro il concetto, significa che lo Stato, ovvero la comunità, ovvero Noi - in questo caso gli inglesi ma vale per tutti - si assume i debiti dell'azienda che non intende far fallire) colui che l'ha diretta in questi anni di fallimento andrà in pensione, a 50 anni, a 650,000 sterline/anno (730,000 €) tanto per dire come il sistema marcio si stia semplicemente continuando a mantenere in piedi a spese della gente comune.

E' da molti anni che il semplice buon senso fa affermare che questo sistema non poteva durare. Ma anche all'interno dei palazzi del potere la cosa era evidente: scriveva il Financial Times il 30/9/2005  “L'ingolfo cartaceo dei derivati del credito può provocare la resa dei conti”. leggi

Cosa siano 40 trilioni di dollari non lo sanno bene nemmeno loro, in concreto come effetto sull'economia.
In termini puramente numerici
1 billion = 1 miliardo
1 trillion = 1000 miliardi
quindi 40.000 miliardi di dollari. 31.500 miliardi di euro
di... di cosa?
Di... scommesse sul credito.

I derivati, infatti, nascono dai "futures". Il futures è un contratto che impegna ad acquistare o vendere, ad una data futura, una determinata quantità di merce o attività finanziaria ad un prezzo prefissato.
Originariamente, era il mezzo attraverso cui chi produceva un dato bene si copriva le spalle da possibili fluttuazioni.

Per esempio, se produco grano e non so come sarà la stagione, mi impegno a vendere ad un dato prezzo e faccio un contratto in tal senso. Quando sarà il momento della raccolta, se la stagione sarà andata male e ci sarà molta richiesta, il prezzo del grano sarà probabilmente alto e tu che hai acquistato un futures lo potrai prendere ad un prezzo più basso; se invece sarà stato un buon anno e il prezzo del grano sarà basso, allora il tuo prezzo sarà alto.
Il produttore è comunque garantito, il rischio se lo assume lo speculatore. (il quale è portato a sperare che il raccolto vada male... ma questo è un altro discorso... con le sue implicazioni...)
Il problema è che lo speculatore potrà avere un guadagno o una perdita, e su questo guadagno o perdita, visto esattamente come potrebbe essere vista una raccolta di grano, potrà fare un altro contratto-futures con qualcun altro.
E così via... decine e decine di volte.

Tutto, assolutamente tutto, può essere oggetto di questi contratti che si basano sul futuro.
Merce, ovviamente, ma anche interessi, valute, indici di borsa, e... ovviamente, gli stessi futures, rappresentando una possibile variazione. Quindi futures al quadrato, o alla terza, alla quarta potenza.. e così via.

In sostanza: sono stati emessi pezzi di carta che basano il proprio valore su pezzi di carta che basano il proprio valore su pezzi di carta che basano il proprio valore su pezzi di carta che basano il proprio valore su pezzi di carta che basano il proprio valore su pezzi di carta che basano il proprio valore su pezzi di carta .... e così via. Potrei riempire la pagina.

Chi ha questi pezzi di carta?
Le banche innanzitutto. Che oggi recitano il mea culpa nei loro templi dedicati al dio denaro.
E la grande preoccupazione dei Tremonti di turno è non sapere esattamente chi li ha e quanti.

Fino a questo momento, usa, gran bretagna, europa, hanno stanziato (o meglio, destinato) per evitare i fallimenti delle banche, circa 1.500 miliardi di dollari.
Questa cifra, per dare un'idea delle proporzioni di cui stiamo parlando, ha bruciato in un anno, il risultato dei proventi delle privatizzazioni dei paesi di cui sopra negli ultimi 30 anni.
Cioè: tutto ciò che gli stati usa-gran bretagna-europa hanno hanno guadagnato vendendo a privati negli ultimi 30 anni se lo sono giocato in un anno.
Il bello è che acquirenti della maggior parte delle nazionalizzazioni erano le banche.

Quindi, per trent'anni si è venduto (soprattutto) alle banche pezzi di Stato (ovvero di bene comune), ora, in un anno, è stato restituito loro tutto quello che avevano pagato, per evitare che falliscano.

Ma, ora viene il bello, quando consideriamo che questi Stati Sovrani, chi più, chi meno, sono tutti fortemente indebitati... viene da chiedersi con quali fondi possano aiutare le banche.
Con i nostri soldi, ovviamente.

Ma non è che potranno chiederceli direttamente. Sarebbero misure altamente impopolari e poi, chi vuoi che glieli darebbe?
No. Lo faranno semplicemente stampando moneta a vagonate.
E facendolo, il valore di quella che abbiamo diminuirà.
E diminuendo, avremo versato il nostro obolo per la pensione dei banchieri.

Ma con stipendi di 1200 euro, quando l'inflazione li farà valere sempre meno, mentre la disoccupazione aumenta e attività produttive chiudono per via della contrazione del mercato eccetera eccetera, esiste la possibilità di forti tensioni sociali, no?

Ed ecco allora che i soldati sono già in piazza.
Ecco che si emanano decreti per limitare il diritto di sciopero nei servizi.
(che vuoi che glieni freghi se scioperano i metalmeccanici in periodi di stagnazione dell'economia?)
(intervista a Epifani della CGIL su questa questione)
Ma nei servizi no. Sono gli unici che incidono e che provocano allarme sociale, per altro.
Infatti se ne sono anche guardati bene, fateci caso, dal permettere le ronde "private"...
prima incautamente avevano aperto uno spiraglio alle milizie.
Qualcuno deve avergli detto: ma che siete scemi? tempo 6/8 mesi e avremo il delirio e voi istituzionalizzate la possibilità di ronde più o meno armate? Rapida marcia indietro e Maroni precisa.
Ecco che invece si istituzionalizza una sorta di guardia nazionale, formata da ex poliziotti-carabinieri-militari per ora non armata (ma ai primi casini basterà un DL a farlo)

Prepariamoci quindi (lo stiamo già facendo) a pagare i debiti del mondo e ... zitti.
Nel nuovo fascismo ci siamo già. Possiamo parlare, ora, perchè siamo inoffensivi.
Ma è solo questione di tempo.






2月24日

mosche e forum

Guardo con curiosità e scarso distacco quello che accade sul forum su cui da poco ho deciso di non scrivere più.
Scarso distacco perché a questa comunità /virtuale/ ho dato molto di me e fatico a sentirmene fuori.
Curiosità perché osservarne le evoluzioni è veramente istruttivo.
Dal punto di vista delle dinamiche sociali è come per un biologo
lavorare con la mosca drosophila, che è uno degli organismi più studiati nella ricerca  dato che si riproduce e
muta velocemente e frequentemente.

Questo forum è nato un paio di anni fa con un progetto di autoregolamentazione.
Il che non voleva dire che fosse un'utopia anarchica in cui ognuno faceva quel che gli girava per la testa. Bensì che stante il fatto che era una comunità inserita in un altra, lo Stato Italiano e le sue Leggi, in primo luogo che queste ci piacessero o meno
dovevamo rispettarle; e che però, in secondo luogo, che non demandavamo però a nessuno, al nostro interno, di decidere in vece nostra.

Esistevano degli amministratori, un gruppo di sei per l'esattezza, chiamati a quelle che erano le incombenze tecniche e ad applicare delle
regole semplici che vennero discusse a lungo all'inizio.
Le regole erano abbastanza chiare: nel forum non esistono moderatori, non esistono limitazioni che non siano quelle normali del buon senso. E'  la comunità che si autogestisce, discutendo caso percaso. Nelle more di casi urgenti gli amministratori potevano/dovevano intervenire per modificare/cancellare messaggi quando qualcuno ne faceva esplicita richiesta per motivi suoi insindacabili. Tuttavia, il caso sarebbe poi stato discusso e valutato.

Escluso, essendo formato da tante persone abitanti in luoghi diversi d'italia, per difficoltà logistiche e pratiche, il formarsi di un'associazione culturale che gestisse il dominio internet, questo venne assunto da una sola persona, con la premessa che un gruppo di fondatori si sentivano impegnati, sulla parola, come se fossero stati componenti dell'associazione e quindi responsabili e solidali quanto l'intestatario del dominio. C'erano dei nomi che si erano impegnati. Oggi quelli stessi sembrano essersene dimenticati. Quelli che sono rimasti almeno.

Insomma un buon esempio di democrazia ad uno stadio primitivo, ma efficiente. Possibile in una comunità abbastanza grande da consentire un certo ricambio, ma anche abbastanza piccola da avere molti contatti umani gli uni con gli altri.

La cosa, nellarco di due anni, ha avuto pochi motivi di polemica al punto tale che le figure di amministratori coadiuvanti sono praticamente scomparse, per vari motivi.
Nel mio caso mi dimisi perchè volevo essere libero di essere di parte, come sono per mia natura, quando ritenni che il forum non avesse più necessità della mia opera tecnica.

In questi due anni la comunità è cresciuta. Alcuni assidui ora non lo sono più molto o non scrivono più, altri sono subentrati.
La prima cosa che si nota, oggi che è scoppiata una certa crisi per via di una presa in giro e qualche insulto peraltro leggero che ha provocato minacce di denunce, è la mancanza di memoria storica.

Anche quelli che c'erano infatti sembra si siano dimenticati di come nacque "fuorivia" e del patto di solidarietà. Per non parlare di quelli che sono arrivati dopo e hanno equivocato o francamente se ne fregano.

Questo mi ricorda molto oggi in italia quelli che si sono dimenticati della Costituzione, di dove e perchè nacque, dell'origine della democrazia.

Altro punto che mi sembra incredibilmente simile al triste spettacolo che ci viene offerto sui media nazionali è quello che ognuno dice la sua senza darsi minimamente pena di verificare se sta dicendo cazzate o meno. E non parlo di interpretazioni, di opinioni. No parlo proprio di vere e proprie menzogne, di cose false e infondate spacciate disinvoltamente, per semplice ignoranza, per verità.

E anche questo è uno spettacolo a cui siamo abituati.

Poi ci sono quelli che promuovono il culto della personalità. Si sono dimenticati, o non hanno mai saputo, e non si sono preoccupati di sapere, che l'amministratore del forum era una figura di servizio alla comunità, così come i politici, gli amministratori, dovrebbero esserlo per la società civile. E stanno promuovendo una specie di monarchia illuminata. (Illuminata perchè la persona in questione in due anni ha dato prova di equilibrio, pazienza, moderazione, attenzione ... e sicuramente merita riconoscimento e stima, ma non  chiede e non è nella logica per cui è nata questa comunità che la persona venga posta al di sopra di tutti gli altri).

Poi ci sono quelli che parlano evidentemente per il semplice bisogno di dire io c'ero. Non fanno altro che aumentare l'entropia. E anche questo basta aprire la Tv (dio me ne scampi) per vederne una pletora.

Poi ci sono quelli che invocano regole e ordine.... Ora io dico. Ti sei iscritto su un forum in cui nella homepage c'è scritto che è nato contro la moderazione, ci sono peraltro in giro decine di forum moderati in cui la tua ansia ordinatrice potrebbe essere placata, per quale motivo vieni nell'antro del demonio a parlare di santi? Quale spirito missionario ti spinge? Sembra che esista nell'uomo, in molti uomini, un pulsione che gli rende insopportabili le situazioni incontrollate, nelle quali qualcosa può accadere che essi non si aspettano. PEr cui tendono disperatamente a normalizzarle. Ne sono attratti così come sono attratti dalla trasgressione, e però devono azzerarla. Probabilmente è un problema di sensi di colpa, non so. Forse sono gli stessi che vanno a puttane e poi parlano di moralità. Sono gli stessi che corrompono, pagano mazzette, evadono le tasse e poi si lamentano dei rom e della classe politica.

E anche questi li conosciamo bene. Il paese ne è pieno.

Altri propongono, allo scopo di tenere pulito, qualcosa che assomiglia molto al concetto delle ronde. E' strano che ancora nessuno se la prenda con i rom, con il nemico esterno. 

Poi ci sono quelli che se appena vedono la possibilità di brucare una briciola di potere spostano la lapide e tornano all'aria aperta. I "lo avevo detto io" si sprecano. Sembra che aspettassero solo che gli venisse chiesto il loro parere.
Non hanno mai partecipato in nulla, non hanno dato contributo alcuno, nessuno li conosce eppure hanno la ricetta pronta.

Questi francamente faccio fatica ad individuarli nella società civile. Ma forse solo perchè per mia fortuna non frequento i bassifondi della politica. Perché è evidente che debba essere una specie in forte espansione.

In tutto, quello che si evidenzia, è una spaventosa incapacità, anche da parte di chi è in buona fede, di decidere e di assumersi la minima responsabilità. E questa mi sembra la storia della sinistra in quest'ultimo periodo, di quel 45% di italiani che sembrano anche meno di quanti sono, proprio per l'incapacità di essere fattivamente propositivi. Paralizzati dalle loro stesse remore etiche, incapaci di capire che la società, tutta la società e quindi anche le miriadi di comunità virtuali che contiene, sta degenerando.

La soluzione non si trova all'interno delle regole classiche della democrazia che conosciamo. Per queste microcrisi o per quella più grande in cui versa il paese. La soluzione sta nell'assunzione decisa di responsabilità da parte di chi ritiene questo sistema superato. Ormai storicamente svuotato di significato.

Questa assunzione di reponsabilità può essere nel togliersi, completamente, da ognuno di questi meccanismi, rifiutando di farne parte e di contribuire con il proprio agire e il proprio dire all'entropia galoppante. E questa è la strada che io ho scelto per ora.

E può essere anche nell'opposto, nell'organizzarsi secondo criteri e valori che sono antagonisti e nettamente distinti dal sistema. Il che vuol dire cominciare a considerare che esistono persone con le quali ci rapportiamo e altre con cui non ci rapportiamo, consapevoli che si arriverà ad uno scontro in ogni caso. 

Nella fattispecie significa esercitare un controllo. Critico finché si vuole. Sottoponibile a giudizio. Ma comunque un controllo.
Si tratta, in fondo, soltanto di difendersi. Di rendersi inaccessibili: da soli, o in gruppo.


Ma la conseguenza con ciò che si professa non è di questa terra. Sembrerebbe.
Finché la gente non è cacciata dalle proprie case, finché non è con la pancia vuota, finché ha da perdere qualcosa, non fa un gesto concreto per difendere ciò in cui crede. Questo è vero nel 99% dei casi.
Uno su cento, e forse è una stima ottimista, è pronto ad assumersi la responsabilità di ciò in cui crede e che propugna.

Per questo motivo vediamo quello che abbiamo attorno andare in merda.
Perchè nessuno è disposto a rinunciare ad una briciola della propria sicurezza per esporsi in prima persona. Si mettono, al più, le parole. La faccia (per modo di dire in questo caso, siamo su un forum dove tutti sono alias, dei nicknames) molto relativamente, e niente altro.

Si d'accordo. Questo è solo un forum. Questo è un gioco, uno svago, un passatempo.
Ma la vita cos'è in fondo?

Se abdichi ai tuoi princìpi una volta puoi farlo due e tre e quattro e sempre. Alla fine... basta mantenere pulito il proprio orticello.
Solo questo conta.

E sono contento di non essere stato lì a rispondere a certi imbecilli. Ai quali dovrebbe essere semplicemente vietato parlare in pubblico. Mi sono risparmiato, per come sono fatto io, un bagno di bile.

Certo che... la prevalenza del cretino l'avevo intuita. Ma che esplodesse così presto non  me lo aspettavo. Nemmeno ho fatto in tempo ad abituarmi. ... Magari, potessi scendere da questo paese, così come sono sceso dal forum.


2月20日

mi sbilancio...

Notizie come quelle che ho postato ieri sullo scandalo della sanità lombarda, unitamente alla percezione che abbiamo dei malfunzionamenti della sanità anche in altre regioni, e non solo della sanità.
Notizie sugli stupri e sulla criminalità, su cui certa stampa soffia per attizzare gli animi, non rendendosi conto che hanno già vinto, che la sinistra garantista non esiste più e che continuando a fomentare rabbia nella gente stanno creando un substrato pericoloso, in vista della crisi che sta per abbattersi sulle teste degli italiani.
Tempo alcuni mesi, aprile-maggio-giugno, i conti saranno chiusi nel nord-est, il mercato dell'auto praticamente fermo bloccherà il nord-ovest, la macchina dello stato sta fermandosi non essendoci  soldi e le grandi commesse statali sono ferme. La crisi di liquidità è pazzesca. I grandi gruppi bancari, specie quelli che hanno investito ad est, in particolare unicredit sono sull'orlo della bancarotta.
Non a caso il nano inizia a parlare di nazionalizzazione. Il che vuol dire che lo stato si accollerà miliardi di euro di buco.
L'unico modo per farlo, dato il debito pubblico che si ritrova l'italia sarà stampare soldi. Vagonate di soldi.
Ovvero avremo inflazione. I nostri risparmi, se ne avevamo, varranno sempre meno.
Quindi aumento della disoccupazione, che raggiungerà massimi storici; aziende che chiudono; soldi che valgono sempre meno.
La gente sarà incazzata. Oggi viene spostato questo malcontento diffuso verso gli stranieri, i rom... a breve l'oggetto del malconento sarà lo stato che non fa nulla. I politici, tutti. Compreso berlusconi, troppo nella parte storica del ricco per poter essere punto di riferimento per ceti medi impoveriti che non sanno come arrivare a fine mese.

Berlusconi non sarà il nuovo fascismo, perchè sarà spazzato via a breve. Per quanto potenti siano i suoi mezzi di controllo; per quanto astuto sia... nulla potrà contro chi vede il suo tenore di vita restringersi e contro l'insicurezza diffusa.
Qualcun'altro arriverà e non sarà da sinistra perchè la sinistra non esiste più. Faranno bene i nostri politici, i rutelli, i fassino, i veltroni, a preparare la propria fuoriuscita, finché fanno in tempo.

Qualcun'altro verrà a promettere galera per i politici truffatori, per i criminali, per i clandestini, per gli stupratori... eccetera.
L'uomo della provvidenza, nella storia, quando le condizioni storiche sono queste che vediamo, arriva sempre.
Con il consenso popolare, acclamato come salvatore della patria, scambiato per l'uomo giusto al momento giusto. E che poi, come quasi sempre è stato, diventerà l'uomo forte.

E' inevitabile.
Non è berlusconi l'uomo forte. Non sarà nessuno compromesso con questa politica.
Sarà un uomo che proporrà cose di destra ma che sarà anche ben visto da sinistra.
E il declino della democrazia avrà fatto un passo ulteriore. Forse inevitabile, forse necessario.

Ormai, credo, non c'è più molto da parlare. Il parlare assomiglia sempre più allo starnazzare.
Bisogna solo aspettare che i nodi vengano al pettine.




2月19日

lago




stesso soggetto quasi, ma un'alba (o tramonto?)


continuano gli esperimenti di pittura ...

summa lex

qualcosa non quadra:


"In una telefonata del luglio 2007 una funzionaria e l´ex primario di Ortopedia, Scarponi, parlano di un chiodo: la confezione è stata aperta per sbaglio. «Costa 445 euro», si lamenta la funzionaria: non si può buttare via. La soluzione la trova il medico: «Lo rimpianto su un altro paziente anziano, un 90enne: che aspettativa di vita può avere...». Quel paziente - spiegherà in aula Maragoni - entrerà in clinica altre sette volte per le infezioni, prima di morire. «Delle 569 persone morte nei reparti di riabilitazione di tutta la Lombardia nel 2005, il 13 per cento è in quello della Santa Rita», calcola la Finanza."
da http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1592445

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Santa Rita, il titolare della clinica
patteggia quattro anni e quattro mesi

"Pipitone ha trovato l'accordo con la procura per uscire dall'inchiesta
Francesco Paolo Pipitone, il titolare della clinica Santa Rita arrestato con l'accusa di falso e truffa aggravata nell'ambito dell'inchiesta che ha portato anche all'arresto di 13 medici, ha trovato l'accordo con la Procura per patteggiare una pena di quattro anni e quattro mesi di reclusione e uscire dall'inchiesta.
I legali Enzo Brienza e Raffaele Della Valle hanno preso contatti con i pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella per cercare un accordo sulla pena.Oltre al parere favorevole sul patteggiamento, hanno ottenuto anche quello sulla revoca degli arresti domiciliari. Sarà il gup Vincenzo Tutinelli a dover giudicare se la pena proposta sia congrua, mentre sulla revoca della misura cautelare deciderà il gip Micaela Curami.
Nel frattempo anche due medici coinvolti nell'inchiesta, Maria Pia Pedesini e Renato Scarponi, di truffa e falso, hanno trovato l'accordo per patteggiare. La prima a un anno sei mesi, il secondo a un anno e otto mesi."
da http://milano.repubblica.it/dettaglio/santa-rita-il-titolare-della-clinica-patteggia-quattro-anni-e-quattro-mesi/1492737

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"Due produttori di latte cinesi, accusati di aver venduto latte contaminato alla melamina, sono stati condannati a morte. Lo scorso anno il latte contaminatto aveva intossicato 300mila bambini uccidendone sei. Lo riporta l'agenzia Nuova Cina."
Uno dei condannati è Zhang Yujun, accusato dal tribunale di Shijiazhuang, nella provincia di Hebei (nord), per aver messo in pericolo la sicurezza pubblica. Una seconda persona, Geng Jinping, è stata condannata a morte dallo stesso tribunale, mentre ad un altro degli imputati è stata inflitta una condanna a morte «sospesa» - cioè che verrà riveduta e potrebbe essere tramutata in ergastolo. Il tribunale ha emesso inoltre una condanna all' ergastolo e tre a pene minori. Sotto processo ci sono ventuno persone tra cui Tian Wenhua, dirigente e fondatrice della Sanlu, l' impresa al centro dello scandalo.
I media cinesi avevano detto che sarebbero stati annunciati oggi i verdetti del processo che vede imputate 21 persone per aver "prodotto e venduto prodotti alimentari tossici e pericolosi".
da http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/01/latte-cina-condannati-morte.shtml?uuid=86591b78-e856-11dd-9dce-385c7e822784&DocRulesView=Libero

punto

Quando il clamore diventa intollerabile ciò che si deve fare è andarsene.
Lasciare il vociare degli argomenti spezzati, che abbiano un senso logico o che siano di qualche valore solo per chi li espone, arrotolarsi su se stesso e frangersi come onde sugli scogli, disperdersi in spruzzi di parole impazzite.

«se solo ci fosse un po’ di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire»

Per anni ho pensato, e mi sono battuto dove potevo, ad una rete libera.
Per motivi di lavoro uso internet fin dai primi anni: il mio primo sito web è del 97. Ho frequentato bbs, icq, irc, newsgroup, forum, msn, blog ... per lavoro e per le passioni, sempre di più fino a spostare la mia vita praticamente online. Nel senso che tutti i miei amici praticamente li vedo in rete, ci scherzo per mail o messaggistica, mi organizzo con loro per farci delle cose nel mondo reale (fino a dirmi che il mondo reale è questo: è il mio mondo reale. Nella rete m'informo, leggo, scambio conoscenza, faccio amicizie importanti, mi innamoro persino (ma questo è un altro discorso).
Insomma, per anni sono stato entusiasta dei cambiamenti che la rete stava introducendo nella mia esistenza.
Soprattutto, ho visto nella partecipazione di tanta gente la possibilità di vera condivisione della conoscenza, di crescita. La rete come espressione della libertà individuale.
Di questa libertà individuale sono sempre stato irriducibile sostenitore. Ho sempre pensato che i sistemi si autoregolassero, che alla fin fine l'intelligenza condivisa avesse la meglio.
Ho ritenuto che magari i sistemi che scaturivano da queste libertà individuali, nelle varie comunità virtuali/reali, erano forse non perfetti, ma in ogni caso splendidi laboratori di democrazia.

Ho fatto la mia parte, spingendo perchè le cose andassero nei modi che pensavo giusti, consapevole che c'erano altri che spingevano in altre direzioni, e che alla fine la cosa che ne sarebbe scaturita non sarebbe stata a mia immagine e somiglianza, ma una sintesi di indirizzi miei e di altri.  Ho partecipato attivamente alla crescita di comunità virtuali, ma sono anche stato ad osservarle nelle loro dinamiche, consapevole di essere lo sperimentatore che influenza il risultato dell'esperimento.
Quello che ho capito è che l'equilibrio, l'omeostasi, non esiste. Ci sono fluidità che possono anzi devono essere influenzate.  E che una qualche forma di autorità, che si esprima solo come autorità morale o formale, è necessaria. Sia perché molti non possono fare a meno di avere un punto di riferimento e sia perché esiste una pulsione disgregatrice che va contrastata attivamente, altrimenti vince.

Quello di cui invece sempre più vado convincendomi è che ovunque la gente ha accesso alla massima libertà possibile, la tendenza è che il livello (culturale, intellettuale, morale, umano...) si abbassa. E quanto più la comunità è ampia tanto più la corsa verso il basso, verso l'appiattimento generalizzato è veloce. (peraltro, quanto più la comunità è ampia e tanto più l'autorità che la regola deve essere formale e avere armi a sua disposizione). Lo so, probabilmente sto scoprendo l'acqua calda. Sono le dinamiche di gruppo che operano nellecomunità virtuali esattamente come nella realtà. Qui però le cose sono molto più veloci e "pure" nei loro meccanismi.

Insomma...il meccanismo che ho visto avvenire nella televisione, negli anni 70, quando arrivarono le prime tv libere, che all'inizio sembravano essere alfieri della libertà di espressione per poi divenire in breve un ricettacolo di bassissimo livello commerciale, di cialtroni in televendita e servizi da telepaese, l'ho visto ripetuto su internet.

Oggi tutti possono esprimere la loro opinione e questo è, sulla carta, senz'altro positivo. Sembra una grande e bella libertà.
Un importante segno di democrazia.
Il problema è che tutti possono dire la loro, anche quelli che non hanno niente da dire. Anche quelli che sarebbe meglio che stessero zitti.
Non conta se hai studiato per decenni o sei ignorante come una zappa, se hai esperienza di vita o meno, se possiedi conoscenza oppure no.
Ogni parola è equiparata. Ognuno può dire la sua e pretendere di avere la stessa dignità.
Così come in TV nei salotti dei brunivespa la velina può esprimere pareri che valgono quanto quelli di uno scenziato anzi sono più apprezzati e ricordati, in quanto parla con linguaggio comune e oltretutto da sopra due belle tette,  così come basta essere una bella faccia per trovarsi eletto in parlamento a legiferare, così, in piccolo, nei forum, nelle comunità virtuali chi non sa un cazzo può starnazzare con la stessa dignità di chi sa, azzerando ogni conoscenza ed esperienza verso il basso.
Di ogni argomento, futile o importante, ci si sente di poter esprimere un'opinione anche con tracotanza e supponenza, laddove l'intelligenza non supporta a dovere lo scrivente di turno.

Anzi, per via della paradossale perversione per cui il semplice è più comodo, è molto più facile che chi spara la banalità più grossa abbia più credito. Di cui la tendenza verso il basso, con la prevalenza, inevitabile, dell'imbecille che tutto porta a sua misura.

Il parlarsi addosso, completamente inconcludente, è divenuto la norma e il lamentarsi fa anche credere di aver fatto qualcosa. Basta qualche improperio verso i politici, magari minacciando improbabili rivoluzioni ed ecco che grazie alla rodomontata giornaliera ci si sente più tranquilli. Abbiamo fatto il nostro dovere civico. Abbiamo espresso la nostra opinione. Poco importa se siamo un circolo autoreferenziale che si autocompiace nel darsi ragione.
E in questo modo i blog, i forum, le comunità di discussione, lungi dall'essere laboratorio di democrazia diventano osterie dove ci si ubriaca (di parole) per poi tornarsene a casa (ma quale casa che ormai si è sempre connessi?) con la coda fra le gambe.
Anzi nemmeno. Che non c'è la minima consapevolezza di ciò. Intratteniamo relazioni di parole elettroniche talmente pregnanti ed esaustive da farci completamente perdere di vista che nulla rimane di loro fuori delle memorie dei computers.

In tutto ciò la corsa verso il basso è continua.
Ho sempre pensato alla democrazia come la migliore forma di governo possibile, e ho sempre pensato come assolutamente vera la proposizione più libertà = più democrazia.

Oggi non lo credo più. 
L'esperienza delle comunità virtuali mi ha insegnato che esiste la necessità che qualcuno - uomini, istituzioni - si occupi del mantenere un equilibrio controllando (usando, smorzando, deviando) le spinte che avvengono all'interno della comunità. In una parola: non credo più che alla massima libertà individuale corrisponda una società totalmente libera.

Si dice: si nasce incendiari si muore pompieri.
Anche questo forse fa parte del gran gioco della vita, in cui con l'inesperienza della giovinezza è giusto credere negli uomini. E' giusto pensare che certe utopie siano realizzabili. Anche perchè forse, sotto la spinta dell'entusiasmo, in certi momenti, per brevi periodi di tempo, a volte lo sono. Ed è anche giusto che avendo sufficiente esperienza di uomini, ci si renda conto, andando avanti con l'età, che gli uomini lasciati a loro stessi tendono a riprodurre sempre e comunque le stesse dinamiche, che portano quasi inevitabilmente alla sopraffazione dei pochi sui molti.

Se c'è poca libertà individuale è giusto lottare per ampliarla. Oltre un certo limite la troppa libertà comporta la legge del più forte. La giungla. E si passa più tempo a combattere contro gli idioti che a costruire.
Ed è netta la sensazione che sia una battaglia perduta, questa contro l'entropia se combattuta solo con le armi della ragionevolezza e dell'autorità morale.

Gli uomini non sono tutti uguali.
E agli imbecilli non dovrebbe essere dato modo di fare grossi danni.





2月13日

in bilico sull'orlo della sconfitta

La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale.In una relazione puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio.Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia.Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta.Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai.E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro.Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia.L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile.
E’ insito nella natura dell’amore il fatto che –come Lucano osservò duemila anni fa e Francis Bacon ripeté molti secoli dopo – esso non possa che significare il consegnarsi in ostaggio al destino.
Per quanto abbia potuto imparare sull’amore e l’innamoramento, la tua sapienza può giungere solo, come il Messia di Kafka, un giorno dopo il suo arrivo.

(amore liquido - baumann)
2月10日

meglio così

Meglio così. Per chi le ha voluto bene e per la forza che ha dimostrato, tutta la mia stima e solidarietà, per quello che può valere. Un grazie, per quello che ha passato e che passerà a Beppino Onglaro. Se penso a quanto possa essere stupida e cattiva la gente mi verrebbe voglia di mettermi davanti a lui e difenderlo, quest'uomo la cui vita è stata segnata da questo peso, enorme. Grazie e scusa, come italiano lo dico, per quello che ti hanno fatto. Per quello che ti hanno detto.

La morte di quella povera donna farà scorrere veleno, oggi. Ma tant'è, era inevitabile, data la pochezza umana dei personaggi della nostra politica e dei giullari che gli fanno corte.

Ma meglio adesso, così subito, che trascinandosi per giorni.

Temevo con raccapriccio queste giornate, con il DL passato al vaglio del parlamento con gli emendamenti dei radicali, la ridda di dichiarazioni e la corsa contro il tempo per salvare eluana.

Ho immaginato, e non so quanto ci sia andato distante, delle dirette non stop di Vespa-Fede e consimili, con una parte del paese con il fiato sospeso ad attendere l'esito di questa folle gara con la morte o la vita come posta e l'altra nauseata da questo spettacolo immondo.

Orribile. Assolutamente orribile.

Qualcuno ha detto, questa mattina in una radio, che se dio esistesse questa sarebbe la prova della sua pietà: essersela ripresa prima del gran finale del circo.

Io non credo a nessun dio. Non ho idea del livello di consapevolezza di questa donna. Immagino come possa essere ridotto un corpo dopo 17 anni di inattività. Tenuto "vivo" per forza. Simulacro di essere umano. So solo che se mi trovassi in quelle condizioni e non avessi consapevolezza cosciente, sarebbe di fatto indifferente per me, vivere o morire. Allora penso, ora, a chi resta, e vorrei che mi fosse consentito di morire, per togliere un peso enorme dalle spalle di chi mi vuole bene.

Se invece fossi cosciente e il mio pensiero fosse imprigionato in un corpo immobile, vorrei poter decidere in quel momento della mia vita e della mia morte. E vorrei che le mie decisioni venissero rispettate.

Ritengo una profonda ingiustizia che qualcuno pensi di poter decidere al posto mio. Che mi venga tolto l'inalienabile diritto di decidere della mia vita.

I cattolici, così come i seguaci di qualsiasi altra religione, possono decidere per se stessi come meglio credono. Ma voglio che non s'intromettano nella mia esistenza esercitando pressioni verso uno Stato che dovrebbe essere laico affinché impedisca quello che considero il mio inalienabile diritto di decidere della mia vita o della mia morte.

Non credo che la vita sia un dono di dio che ho ricevuto in prestito. Non lo credo. Voglio decidere per me.

In base all'assunto che la vita terrena sia un bene secondario, un dono di dio,  e che la vera vita sia quella dell'anima, in passato hanno torturato e ucciso con disinvoltura, centinaia di migliaia di esseri umani innocenti, per redimere. Si sono arrogati il diritto di vita e di morte (dandola fra atroci sofferenze in nome di dio) e vogliono mantenerlo ancora oggi.

Io non ho intenzione di permetterglielo. A loro e ai politici che strumentalmente se ne fanno megafono.

Grazie e scusa, Beppino Onglaro, per esserti dovuto portare, oltre al peso della morte della tua amata figlia, anche quello di questa battaglia civile.


2月7日

libertà & giustizia

aderisco:

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“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.

Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.

Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.

La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.

La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.

Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti  nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.

Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero. 

Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno. 

Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.

Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.

Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.

Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale,  che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.

Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.

Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.

http://www.libertaegiustizia.it/index.php



2月6日

basta




Quest'uomo è un golpista.

E' ora di gridarlo.

In piazza. Presidiamola. Diciamo al paese che l'italia non è solo questa gente che lo ha votato. E non è solo quell'opposizione imbelle e compromessa.

Facciamogli capire che NON PUO' FARE QUELLO CHE VUOLE

Se non lo facciamo ora, non lo potremo più fare poi.

2月2日

ho la nausea

   

Sono nauseato da quello che vedo in questo paese. Sono nauseato da quelli che gestiscono il potere, qualsiasi potere, in questo paese.
Mi fanno schifo tutti i politici che conosco, i giornalisti più noti, gli industriali e altri che sono riusciti a piazzarsi nei posti chiave, anche nell'ambito privato.

Il sistema è tale che se c'è qualcuno onesto e giusto, può solo far qualcosa in sordina, in silenzio, per cui non si viene quasi a sapere che esiste, e se per caso se ne viene a sapere qualcosa, gli altri, i schifosi, gli si attaccano addosso e lo insozzano, lo rendono simile a loro sporcandolo con le loro mani lerce, la loro bava, coprendo le sue parole con il clamore le urla gli schiamazzi.

Mi guardo attorno e vedo gente che è schifata quanto me, tanta.
Eppure capisco che non possiamo far niente. Che non abbiamo sbocchi.
Perchè il sistema è bloccato.
Inizio a credere che anche se fossimo la maggioranza, di onesti, potrebbero comunque farci credere che loro, gli altri sono di più.

Possono comunque farcelo credere per noi, onesti, ci disperdiamo e non sappiamo cosa fare, non abbiamo referenti e se li avessimo verrebbero messi a tacere.

Non credo nel sistema "democratico" che è divenuto un simulacro vuoto.
Ovunque guardi sono loro, a detenere il potere, e non lo lasciano.

Non credo in nessuna pressione della piazza.
Loro detengono i media, qualunque cosa tu possa fare se non comunichi non esisti, se comunichi in modo distorto non aggreghi, anche se le tue ragioni sono sacrosante loro se vogliono ti fanno passare dalla ragione al torto. Ti isolano, ti ridicolizzano, ti tolgono voce e dignità, stravolgono le tue ragioni.


Non credo nella forza. Possono annientarti, distruggerti, imprigionarti, torturarti, ucciderti senza che nessuno possa far nulla, perchè le voci di dissenso possono essere non amplificate, possono essere distorte, possono essere zittite.

Perchè posseggono i giornali, i giudici, le leggi, la polizia, l'esercito. E quelli che non sono in loro mano sono impotenti.
Perchè fare costerebbe troppo, e il sistema si basa sulla convenienza dei più a non fare. E il non fare mantiene il potere a quelli che ce l'hanno.


Non credo che le cose possano cambiare se non a prezzo di un bagno di sangue e questo non lo auguro a nessuno. Non è un prezzo che sono disposto a pagare.
Pertanto non ho speranze di cambiamento e cerco solo di sopravvivere.

E così come io cerco di sopravvivere e basta, turandomi il naso, così altri. E per questo le cose non cambieranno. Le cose resteranno quelle che sono e andranno sempre peggio, così come sono andate sempre peggio negli ultimi 20 anni.

E sperando di non essere quello che subirà la prossima ingiustizia plateale, perchè ormai è così che vanno le cose. E non c'è niente da fare.
A chi tocca essere stritolati da un sistema senza senso né logica, in cui vincono i disonesti, i mafiosi, i banditi, i corrotti, i corruttori e dove gli ignoranti dettano le loro ragioni nella cacofonia paralizzante di mille voci che soffocono le poche che ancora hanno un senso, fino a zittirle.

Verso la barbarie prossima ventura. Rinnegando valori che sembravano intoccabili, quelli dei lumi e della ragione, quelli basilari del diritto degli uomini ad una vita dignitosa, a prescindere dalla loro etnia, razza e religione.

Manterrò l'amara capacità di indignarmi, la rabbia e la nausea mi faranno sempre più compagnia e guarderò il mondo che conoscevo peggiorare sempre di più, impotente.