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6月29日 drogatiQuando nei fine settimana, o quando posso, vado in montagna, tutto è finalizzato allo scalare. Dove dormo non ha importanza: se per la via che voglio andare a fare il miglior compromesso fra comodità, peso del materiale, tempi di avvicinamento è dormire in un buco in un albero... beh dormo in un buco di un albero. Ma anche sotto i piloni di una seggiovia, in una casa diroccata, in macchina, in tenda (che lusso), per terra dove capita. E gli altri sono come me.
Torniamo distrutti, sudati, sporchi, i capelli appiccicati sotto il casco, disidratati e affamati, magari pure un po' infreddoliti... ci buttiamo a mangiare per terra, sdraiati sull'asfalto ancora caldo ad assorbire le ultime briciole di calore. Arriviamo bagnati fino alle ossa dal temporale e ci spogliamo in mutande in mezzo alla strada. Sono sicuro che se qualcuno ci chiedesse "ma che fate?" a parte l'ovvia risposta immediata "fatti i c... tuoi..." la seconda sarebbe "siamo alpinisti"...
E la cosa strana è che quasi certamente l'interlocutore troverebbe la risposta soddisfacente. Infatti nessuno fa la domanda, in posti frequentati da alpinisti.
Sono abituati a noi che dormiamo dove capita. Che facciamo pure un po' schifo a vederci. Bruciati dal sole sui polpacci e il collo, bianchi altrove; sudati, o con l'alone bianco del sudore sulle magliette e i pantaloni, le mani bianche di magnesite, segnate di graffi, gonfie, sporche.
Gli alpinisti sono gente strana. Pensano solo a scalare. Non hanno orari normali, stanno sempre fra loro, si conoscono tutti e parlano sempre di vie, mimano passaggi, discutono sui gradi. Le donne non sono diverse. Dormono dove capita, si lavano alle fontanelle, fanno pipì dove possono (meno dei colleghi maschi ovviamente).
Tutti con le macchine stracolme di cose, tutti sempre a trafficare con strani oggetti, corde, cordini...a consultare guide e relazioni di vie come fossero breviari di preghiera.
Una tribù di gente che nella vita avrebbe poco in comune. Ma la passione - la mania - per la roccia li accomuna e lega persone da un capo all'altro di zone geografiche lontane, di zone culturali ancora di più, di storie di vita e di età distanti.
Che ci importa di dormire per terra, di prendere il temporale, di svegliarci alle 5, di camminare ore... vogliamo solo arrivare lì, ai piedi di quella parete, capire quella linea dove passa, percorrerla, cercarla, riuscire a salirla. Tornare indietro con l'emozione sulla pelle di quella roccia rugosa, dei colori, dei suoni, degli odori.
Con la sensazione di guardare avanti a te, sopra di te, la roccia che strapiomba, e cercare di alzarsi sui piedi, su piccoli appoggi, mettere il corpo nella posizione giusta, cercare con le mani, sentire la presa, cambiare posizione, trovare il modo di combinare mani e piedi nella sequenza giusta per farti salire, mezzo metro, un metro, e di nuovo, pensare... adattare il corpo alla roccia, e la mente che lavora in funzione del corpo e della roccia e niente altro. Niente altro conta.
Tutto per questi istanti.
Come eroinomani che vivono per il buco.
6月27日 buon week end Me ne vado a scalare sul gran sasso, un paio di giorni... buon week end a tutti. Lascio questi bei versi di A. Machado. ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Tutto passa e tutto resta ma il nostro destino è di passare passare disegnando percorsi percorsi sul mare. Non ho mai rincorso la gloria, nè voglio lasciare nella memoria degli uomini la mia canzone; io amo i mondi sottili, in assenza di gravità e gentili, simili a bolle di sapone. Mi piace vederli mentre si dipingono di sole e di rosso, volare nel cielo azzurro, tremare improvvisamente e svanire... Non ho mai rincorso la gloria. Viandante, sono le tue orme il cammino e niente di più; Viandante, non c’è una strada, la si costruisce camminando. Camminando si costruisce la strada e guardando indietro si vede solo il sentiero che mai bisogna tornare a calpestare. Viandante non c’è una strada ma solo scie sul mare ... Una volta in questo luogo dove oggi i boschi si vestono di spine si senti la voce del poeta gridare "Viandante non c’è una strada, la si costruisce camminando..." Colpo dopo colpo, verso dopo verso... Morì il poeta lontano da casa. Lo copre la polvere del paese vicino. Al momento di allontanarsi lo videro piangere. "Viandante non c’è una strada, la si costruisce camminando..." Colpo dopo colpo, verso dopo verso... Quando il cardellino non può cantare. Quando il poeta è un pellegrino, quando non serve a niente parlare. " Viandante non c’è una strada, la si costruisce camminando..." Colpo dopo colpo, verso dopo verso. 6月26日 un libro: sappiano le mie parole di sangue "Io non
dovrei stare qui: così hanno strillato i militari, e ripetuto queruli i
portaborse dell'impero: posso distinguere le loro teste in virtù del
cappello turchino. Io non dovrei stare qui, senza lasciapassare né
salvacondotto, senza il consenso del Ministero della Guerra, del
Ministero della Neve Ininterrotta e dell'Ingegneria Umanitaria. Non
devo starci: sotto il nevischio che cade leucemogeno, impregnato
dell'uranio impoverito dei bombardamenti, in gocce bronzee e gessose.
Vacillano nell'aria e quindi, scampanellando o frantumandosi, si
incollano alla terra. Io non dovrei sedere sul parapetto di questo ponte che si aggrappa da una riva all'altra di una regione strangolata da un isolamento millenario, a raccontare quello che nessuno ascolta. Militi, becchini, contrabbandieri, ambasciatori: nessuno parla la mia lingua. Direttore, sempre ammettendo che io ancora abbia una lingua, che non me la sia tranciata stringendo i denti per sopportare il freddo dell'ennesimo inverno. Sotto al ponte c'è un fiume, e nel fiume brillano parole arcaiche: quelle che prima ci era concesso scandire e sillabare, in serbo per gli sconfitti e gli zittiti. Dentro l'acqua danza un vocabolario di foglie marce e strati lerci, e io resto a contemplare questi significa(n)ti che si sciolgono. Gli assedianti, com'è il loro dovere, assediano: nel buio degli assediati fanno fuoco, all'indirizzo di uomini senza nome e senza geometria politica, ai quali va a toccare una morte senza mira. Cadranno faccia a terra, e in pigiama. Io non li vedo dentro il buio, ma tutti quelli che cadono vanno a smuovere ciotoli. Sbalzati fuori dalla Storia, così come hanno vissuto; vanno a giacere nel fango che la neve ghiaccia. In gessato grigio, i nuovi giannizzeri contrattano e rilanciano, da una sponda all'altra: settancinque centesimi a proiettile, il prezzo di una testa che si squarcia. Le prefiche, sanguisughe incollate al petto del personale ONU, implorano un souvenir, un passaggio per la Bulgaria o una Pepsi in lattina, e vanno sbuffando salmi per un Questo Dio o Quell'Altro, che tanto fa lo stesso: chi ci condanna nei giorni pari saprà assolverci nei dispari. I caschi azzurri contano i morti già morenti, e i vivi si presume s'impegnino a morire in settimana: la cantilena che sposta i vivi nell'archivio dei periti e il canto che conta frottole di pace sotto l'inno del Nuovo Ordine Mondiale. I corpi restano ai bordi delle strade, accanto a case calcinate, dove germoglieranno i fiori, e qualche ragazzina si abbasserà a raccoglierli, riunendoli in un mazzo non meno morto. C'è odore di polvere pirica, sul ponte, di stagno, di latte scordato a cagliarsi e ricagliarsi dentro una credenza. C'è odore di cartamoneta da troppe mani ghermita e intascata, di terra smossa per scavarci le fosse dei fortunati. C'è odore di renella spalata alla male e peggio sui corpi degli sfigati che non hanno parentela con pale a provvedere. E' ora di scappare. <<Tu non puoi stare qui>> ripetono: in questa atmosfera putrefatta che dura e che si spande. Cerco parole: quello che bombe a grappolo, reiterati fallimentari negoziati, nere notti di pogrom e colpi di mortaio non hanno potuto fare fuori; parole. Il resto è andato ad abitare il vasto reale della devastazione: in macerie finanche le canoniche, le drogherie, gli ospizi, gli ospedali." ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: copiato in modalità amanuense da: Sappiano le mie parole di sangue. Babsi Jones - Rizzoli Bello. Bello. Bello. Stupefacente. Geniale. http://slmpds.net Pensieri in libertà In questi giorni leggo. Leggo le storielle del paese che ha scelto come capo berlusconi. Le leggo come quando sono in fila sul raccordo anulare e vedo quelli che passano correndo sulla corsia d'emergenza. Mi fanno venire accessi di violenza. Gli prenderei a calci le macchine. E prenderei loro per i capelli a fargli sbattere la faccia sul cofano. Si sono violento e rabbioso nell'istinto. Lo confesso. Ciò che mi salva è che ho una ragionevolezza. Per cui non lo faccio. Respiro profondamente, penso ad altro. Mi dico: non importa ciò che fanno gli altri. Posso ignorarli. Una volta ero con altre persone in macchina, fra cui mi figlia molto piccola. Traffico sostenuto in autostrada nel ritorno domenicale. Macchine su due colonne con rallentamenti e velocità media sugli 80 kmh. Ad un certo punto arriva una Golf da dietro, abbaglianti accesi e mi si attacca dietro. Io di solito in queste situazioni non mi sposto. Ma questa era attaccata sul serio! 20/30 cm al massimo. Ho iniziato a spostarmi, non ha atteso nemmeno un secondo e si è infilata con uno scarto di pochi cm fra me e il guard rail. E via dietro a quello che mi precedeva. Che non fa in tempo a spostarsi. Lo tocca. Allora via, si toglie. Si attacca al clacson ma la golf continua la sua folle corsa. Toccando macchine, spostandole di lato, zigzagando. Una cosa pazzesca. Passa e va avanti fino a scomparire. Poi non so com'è, si devono essere fermati ad un autogrill, perché mentre ero in fila al casello la golf è arrivata su una fila accanto alla mia. La gente ha riconosciuto la macchina. La gente che è in fila ad un casello non ha nulla in comune gli uni con gli altri. Persone diverse fra loro. Ma uno scende dalla macchina e anche una donna da un'altra macchina. Vanno da questi e gli dicono qualcosa, erano tre ragazzi. Questi scendono aggressivamente. La gente dalle altre macchine vede questi in piedi, guarda la macchina, capisce...più persone scendono: un militare, due ragazzi, un'altra donna, altri... i tre prima vengono alle mani con i primi, poi vedono sempre più gente e scappano... lasciano la macchina e scappano a piedi. La gente si accanisce sulla macchina con quello che ha. Strappano la stoffa dei sedili, bucano le gomme, rompono i vetri, prendono a calci la carrozzeria. Non ho partecipato, avevo mia figlia di 6 anni in macchina. Ma ho cercato di spiegarle quello che stava avvenendo. Ero con quella gente al 100% Avevo una strana sensazione. Perché non era una manifestazione, un gruppo di persone organizzate o con idee in comune, con un obiettivo, con una rabbia covata, con un odio cresciuto e maturato nel tempo contro qualcuno. Era gente tranquilla, si vedevano facce normali, padri e madri di famiglia, ragazzi con facce pulite. Solo che quelli della golf avevano passato il segno dell'arroganza e del disprezzo verso gli altri. E anche quello della stupidità. ... Ho capito che la gente 99 su 100 fa dei respiri profondi e lascia perdere. Si tiene la sua incazzatura dentro. Ma a volte, basta niente, e la rabbia esplode. In quanti oggi sentiamo la rabbia e la frustrazione della nostra impotenza? Non credo che siamo pochi. Non credo. Forse non ci sono più idee e nemmeno chi le agita sulle bandiere. Forse è solo un minimo ideale di giustizia e di rispetto quello che senti oltraggiato e vilipeso. Ma il limite non è lontano. Per quanto tempo si potrà respirare e controllare? 6月20日 Quello che abbiamo dimenticato di sognareLeggo su un blog di resistenza umana, uno dei tanti della citta invisibile... quello di Gianluca Freda, un post, Taci, il nemico ti ascolta.
che condivido nel contenuto e anche, in buona parte, nel tono e che innvito a leggere, seguendo il link sopra. Qui ne riporto una parte:
"(...) Il copione è lo stesso di sempre. Berlusconi va a Palazzo Chigi e, all’improvviso, si sente artefice delle gloriose sorti e progressive di questa repubblica di cialtroni. Vuole poter fare a modo suo. Ma si sente limitato. Non tanto dai manovratori finanziari internazionali (per lo più USraeliani) che decidono ogni aspetto della politica italiana in apposite, ristrettissime riunioni di vertice. Contro costoro Berlusconi non assume alcuna iniziativa, anzi si sdilinquisce in profondi inchini e zuccherosi salamelecchi. Sono loro i padroni d’Italia e Berlusconi, da buon maggiordomo italiano, sa bene che ai padroni bisogna sempre portare rispetto. Ciò che gli fa rabbia e paura sono gli altri maggiordomi, quelli della coalizione rivale. I padroni trattano questi ultimi da interlocutori affidabili e privilegiati. Li invitano al Bilderberg. Donano loro posizioni di grande rilievo nelle istituzioni europee. Affidano a loro tutte le leggi e misure di polizia attraverso le quali ridurre l’Italia al silenzio e all’impotenza. Affidano a loro anche il compito di tenere sotto controllo il maggiordomo appena assunto (Berlusconi), che è sì marcio e corrotto fino al midollo (dunque ricattabile e manipolabile), ma anche troppo ricco e imprevedibile per essere considerato leale. Lui, poveraccio, si fa in quattro per guadagnarsi il plauso dei boss: accetta nella sua coalizione giudei sanguinari ed esaltati come Fiamma Nirestein, impone ai suoi organi mediatici una linea rigorosamente filoisraeliana, nomina il sionofilo Franco Frattini agli affari esteri, militarizza le città, favorisce ed esalta la corruzione politica, offre agli imprenditori mafiosi e collusi inceneritori e discariche senza controlli su un piatto d’argento. Ma niente da fare, i boss continuano a preferire i maggiordomi “rossi”, servi di provata e antica fedeltà al Nuovo Ordine prossimo venturo. Allora Berlusconi – seguendo un copione consolidato – perde le staffe. Ah, non mi apprezzate? Volete fottermi? E io mi faccio una legge per sottrarmi al ricatto dei vostri camerieri! Vediamo chi la vince, vediamo! (...)
Mi è venuta in mente un testo di Giorgio Gaber (ancora lui, si sono fissato, ma che ci posso fare se Gaber è stato così incredibilmente lucido e profetico in tanti suoi testi? )
Il testo è tratto da
Mi fa male il mondo (testo completo) da E pensare che c'era il pensiero (1995) e c'è una frase bellissima in questo testo, non possiamo lasciare ai nostri figli ... quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare
(...)
Mi fa male qualsiasi tipo di potere, quello conosciuto, ma anche quello sconosciuto, sotterraneo, che poi è il vero potere. Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci misteriosi dell'alta finanza. Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio, non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente: sono gli intoccabili. Facce misteriose che tirano le fila di un meccanismo invisibile, talmente al di sopra di noi da farci sentire legittimamente esclusi. È lì, in chissà quali magici e ovattati saloni che a voce bassa e con modi raffinati si decidono le sorti del nostro mondo: dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche, alle cadute dei muri, ai massacri più efferati. Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale. Mi fa male la democrazia, questa democrazia che è l'unica che io conosco. Mi fa male la prima repubblica, la seconda, la terza, la quarta. Mi fanno male i partiti, più che altro… tutti. Mi fanno male i politici, sempre più viscidi, sempre più brutti. Mi fanno male i loro modi accomodanti, imbecilli, ruffiani. E come sono vicini a noi elettori, come ci ringraziano, come ci amano. Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo... per capire bene che lo sto prendendo nel culo. Tutti, tutti, l'abbiamo sempre preso nel culo... da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno il mestiere della politica. Che ogni giorno sono lì a farsi vedere. Ma certo, hanno bisogno di noi che li dobbiamo appoggiare, preferire, li dobbiamo votare, in questo ignobile carosello, in questo grande e libero mercato delle facce… facce, facce, facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente. Facce che non sanno niente e dicono… di tutto! Facce suadenti e cordiali, col sorriso di plastica. Facce esperte e competenti che crollano al primo congiuntivo. Facce compiaciute, vanitose, che si auto incensano come vecchie baldracche. Facce da galera, che non sopportano la galera e si danno malati. Facce che dietro le belle frasi hanno un passatio vergognoso da nascondere. Facce da bar che ti aggrediscono con un delirio di sputi e di idiozie. Facce megalomani, da ducetti dilettanti. Facce ciniche da scuola di partito, allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi. Facce che hanno sempre la risposta pronta e non trovi mai il tempo di mandarle a fare in culo! Facce che straboccano solidarietà. Facce da mafiosi, che combattono la mafia. Facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta. Facce scolpite nella pietra che con grande autorevolezza sparano cazzate! Non c'è neanche una faccia, neanche una che abbia dentro il segno di qualsiasi ideale. Una faccia che ricordi il coraggio, il rigore, l'esilio, la galera. No, c'è solo l'egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il potere, il denaro, l'avidità più schifosa, dentro a queste facce impotenti e assetate di potere. Facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno. E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee... La cosa che mi fa più male è vedere le nostre facce con dentro le ferite di tutte le battaglie che non abbiamo fatto. E mi fa ancora più male vedere le facce dei nostri figli con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno. Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare. Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenza comuni, dal nostro rifiuto! Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo. 6月17日 La mucca giuda"Nei mattatoi, il trucco è far salire le mucche sulla rampa che porta alla sala di macellazione con l'inganno. Le mucche, spedite dagli allevamenti a bordo di camion, arrivano al mattatoio confuse e spaventate. Dopo aver passato ore o giorni interi schiacciate in un cassone, senza dormire e senza bere, le mucche vengono piazzate in un recinto fuori dal mattatoio.
Per farle salire sulla rampa si usa la Mucca Giuda. La chiamano così per davvero. E' una mucca che vive al mattatoio. Si mescola alle mucche da macello e le guida su per la rampa. Le mucche, impaurite e disorientate, si muovono soltanto al suo seguito.
A un passo dalla scure, dal coltello o dalla spranga di ferro che trapasserà il cranio della vittima, all'ultimissimo istante, la Mucca Giuda si fa da parte. Sopravvive per guidare un'altra mandria alla morte. E lo fa per tutta la vita.
Finché un bel giorno, la Mucca Giuda del mattatoio di Stone River ha deciso di smettere.
Si è piazzata sulla porta del mattatoio bloccando l'ingresso. Si è rifiutata di farsi da parte e di lasciar morire la mandria alle sue spalle. Sotto gli occhi di tutti gli operai del mattatoio, la Mucca Giuda si è seduta sulle zampe posteriori, come un cane, ha guardato tutti quanti con i suoi occhi marroni e si è messa a parlare.
La Mucca Giuda ha parlato.
E ha detto: <<Rinunciate alla carne>>.
La sua voce era quella di una ragazza. Intanto le mucche in fila alle sue spalle spostavano il peso da una zampa all'altra, in attesa.
Gli operai del mattatoio hanno spalancato la bocca così rapidamente che le sigarette sono cadute sul pavimento insanguinato. Un signore ha ingoiato il tabacco che stava masticando. Una donna si è messa le mani davanti alla bocca e ha cacciato un urlo.
La Mucca Giuda, sempre seduta, ha sollevato una delle sue zampe anteriori puntando lo zoccolo verso gli operai e ha detto: << Il cammino verso la moksha non passa attraverso la sofferenza di altre creature>>.
"Moksha" , in sanscrito significa "redenzione", e rappresenta la fine del ciclo karmico di reincarnazione.
La Mucca Giuda ha parlato per tutto il pomeriggio. Ha detto che gli esseri umani hanno distrutto la natura. Ha detto che il genere umano deve smetterla di sterminare le altre specie. La popolazione umana deve imparare a contenersi, creando un sistema di quote tale che solo una piccola percentuale degli esseri che popolano il pianeta possano appartenere la genere umano. Gli uomini potranno vivere come meglio credono, basta che non siano in maggioranza.
Ha insegnato agli operai una canzone indù.Li ha fatti cantare tutti quanti in coro mentre lei batteva il tempo con lo zoccolo.
La Mucca Giuda ha risposto a tutte le loro domande sulla vita e sulla morte.
La Mucca Giuda non la finiva più di parlare.
Ora io e il Sarge siamo qui, qui e ora, a giochi fatti. A caccia di streghe. Abbiamo davanti agli occhi tutte le mucche che quel giorno sono state liberate dal mattatoio. Lo stabilmento si trova in periferia, adesso è vuoto e silenzioso. Qualcuno sta dipingendo di rosa i muri esterni di cemento. Lo stanno trasformando in un ashram. Nel recinto delle mucche hanno piantato verdura.
Da allora, la Mucca Giuda non ha più spiccicato parola. Se ne va in giro a brucare l'erba nei giardini della città. Si abbevera alle fontanelle per gli uccellini. La gente fabbrica per lei collane di margherite."
Chuk Palahniuk - Ninna Nanna stato e democrazia
Siamo abituati a pensare alla democrazia come il minore dei mali
possibile, o al migliore dei mondi possibili (sempre il solito
bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno...) e comunque ad essa come un
valore inalienabile. Una conquista del genere umano indiscutibile. Ma, esiste, la democrazia? O gli aspetti negativi iniziano a essere più di quelli positivi? ... Leggevo questa mattina in questo articolo: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4730&mode=&order=0&thold=0 la storia della scoperta di quanto facciano male le sigarette. Scoperta verificatasi nell'arco di una quarantina di anni, per arrivare poi alle campagne antifumo attuali (sempre considerando che gli Stati guadagnano sulla vendita delle sigarette). Chi ha voglia di leggerselo se lo legga, è interessante, ma non è delle sigarette che volevo parlare. Ai fini del discorso che mi interessa extrapolo dall'articolo questi periodi:
E c'era un'altra frase che mi ha colpito, attribuita a Bertold Brecht, il quale faceva notare, con la solita arguzia "che se al governo non piaceva ciò che la gente voleva, allora avrebbe dovuto scegliere altre persone (da governare - nota mia) " La frase era riferita agli sforzi dell'allora direttore del dipartimento della salute americano, J. Califano, autore negli anni 70 di una politica antifumo estremamente impopolare, al tempo, fra i fumatori e ovviamente fra i produttori di tabacco. Questa frase può essere usata in molte circostanze ironizzando sul fatto che un governo, in quanto in una democrazia espressione popolare, deve compiere atti che la gente vuole, e non il contrario. Ma non sono più molto sicuro di condividerla completamente e ciecamente. E qui arriviamo al punto del discorso. Un governo (non uno specifico governo) ma un sistema di governo, intendo, deve essere assolutamente espressione della volontà popolare? Ma se la volontà popolare è facilmente manipolabile. Se la volontà popolare è incapace di andare oltre gli stimoli immediati della pancia. Se la volontà popolare non riesce a pianificare strategie a lungo termine volendo come i bambini tutto e subito: panem et circenses. Un sistema di governo che andrà pedissequamente incontro alla volontà popolare, non sarà destinato nel corso degli anni a produrre una paralisi progressiva nella capacità di evolversi del sistema stesso? Un sistema di governo, può abdicare completamente ad un ruolo educatore? In una famiglia, dei genitori che decidono in base ai desideri dei figli, fanno il benessere e la felicità della famiglia, sul medio e lungo termine? La democrazia, necessaria e utile dopo la guerra, non è diventata col tempo un limite a se stessa, al suo proprio sviluppo ed evoluzione? Insomma. Non che questo sistema di governo sia sempre sbagliato, ma nemmeno sempre giusto assolutamente. Ci sono fasi storiche in cui lo è. Altre in cui sono necessari dei correttivi. E per sistema di governo non intendo solo la democrazia parlamentare, ma anche ormai, le TV, l'editoria, la pubblicità, insomma tutto ciò che concorre a formare e determinare l'opinione pubblica. E' giusto lasciare tutto al mercato? A quello che vuole la gente? Un buon sistema di governo, non dovrebbe avere anche un intento pedagogico? Ma, certo, occorre avere dei valori, per stabilire un intento pedagogico. E i valori derivano da un'etica, da una morale. E chi decide quale etica è quella di riferimento? In questo paese storicamente è quella cattolica. Ma per molti (me compreso) il sistema di valori cattolici è da rifiutare praticamente alle radici. Ma il relativismo culturale, contro cui tanto tuonano i vertici della chiesa, in particolare papa Ratzinger, non porta poi esso stesso ad una sorta di paralisi in cui tutto è (appunto) relativo e niente ha più valore di altro e quindi niente è degno di essere insegnato? Il prezzo della libertà, nel medio periodo, è la libertà stessa? Mi chiedo se le cose ciclicamente non siano destinate a mutare per trarre il meglio, e anche il peggio, da sistemi diversi; meglio e peggio che non coincidono, in sistemi diversi. Non me lo chiedo come politico, ma come un osservatore distaccato che guarda la specie umana storicizzandola, in ragione delle risorse disponibili, certo, ma anche delle naturali pulsioni dei singoli individui che nel lungo periodo diventano tendenza storica. Me lo chiedo per capire in che direzione stiamo andando ineludibilmente. Mi guardo attorno, geograficamente e storicamente, con uno sguardo verso il passato e mi rendo conto che è così ovunque, nelle grandi democrazie, USA in primo luogo, e non da ora, da sempre. Viene da chiedersi se non sia la democrazia stessa un'illusione e che, in fondo, non si differenzi granché da altre forme oligarchiche riconosciute come tali. Siamo abituati ad identificare il benessere con la democrazia, quasi questa ne fosse la causa. E se invece fosse il contrario? Se fosse semplicemente la disponibilità di risorse a rendere possibile la forma di governo che chiamiamo democrazia? Io mi faccio queste domande anche su forme di democrazia reale (gruppi, assemblee, condomini... ) che ho attraversato nella mia vita. In tutte le circostanze indistintamente ciò che ha determinato il funzionamento dell'esperimento è stata l'unità di intenti del gruppo. Quando il proprio bene individuale si identificava naturalmente con il bene del gruppo. Quando occorreva uno sforzo intellettuale per identificare il bene del gruppo nel proprio bene individuale, magari non immediato, la cosa iniziava a scricchiolare. Quando iniziava a scricchiolare entravano in ballo dinamiche personali, interessi precipui, fazioni, schieramenti. Il bene comune veniva perso di vista molto facilmente. Di nuovo, il bene individuale veniva identificato con quello della propria fazione, a danno delle altre. Questo fenomeno è ricorsivo, porta a frammentazioni sempre più minute, con il risultato di perdere di vista il bene comune. Inizio a pensare che la democrazia funzioni veramente solo a fronte di minacce esterne. E che poi, lentamente, con tempi storici, inizi il disfacimento dell'unità del gruppo che si dota della democrazia come forma di governo. Nel mentre avviene questo disfacimento aumentano le libertà individuali e il relativismo culturale. Fino ad un punto in cui i valori perdono di significato. Le libertà individuali diventano aggressive al punto di giustificare qualsiasi meccanismo di controllo nel gruppo stesso, in una sorta di selezione naturale che produce i nuovi elementi dominanti. Che l'uomo sotto stress funzioni meglio, perchè risaltano i meccanismi biologici che lo spingono ad unirsi al suo simile. La disponibilità di risorse porta invece a dividersi seguendo le spinte individuali. Alla fine si distrugge ciò che si ha per ricominciare da capo. Una specie di bolla che si espande e si contrae. 6月16日 via la ruggineDopo un anno sono tornato a scalare in montagna, sul Gran Sasso. Che casino: la roba messa a casaccio sull'imbrago, non mi ricordavo più nemmeno i colori dei friends (a ogni colore corrisponde una misura). Ho proprio bisogno di riprendere con calma, su vie facili, per ritrovare concentrazione, ma, soprattutto, organizzazione. Tutto quello che usi mentre sali, per proteggere la progressione, deve essere a portata di mano, al suo posto, facile da trovare con un semplice colpo d'occhio. Dopo un anno passato ad arrampicare solo in falesia ho perso molti automatismi. Ho bisogno di togliere la ruggine. Però è stato un bel fine settimana. Un po' freddo, ma non molto. Solo il vento ci ha disturbati nell'ultima parte della via. Io poi ero vestito leggerino, ma sopporto il caldo meno che il freddo. Una foto di ieri
6月12日 le città invisibili"Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d'esistere".
Se apro un giornale, se leggo nella rete, nei siti dei bloggers, ormai unico luogo di resistenza umana, mi sento sempre di più un abitante di questa città nella città, che nemmeno sa di esistere, frammentata com'è in minuscoli e quasi incomunicanti sezioni di rete.
Mi sento come un topo, nelle cloache cittadine. Un mondo sotterraneo invisibile annidato nelle pieghe del sistema. Passano i decreti anti intercettazione, che daranno il colpo di grazia a quel che resta delle possibilità di Giustizia, in questo paese. (leggi articolo di Marco Travaglio) Passano i trattati, in silenzio, a Lisbona, da cui un gruppo di oligarchi ha trasformato l'Unione Europea in alleanza militare, 27 paesi di cui 22 della Nato, che potrà, senza possibilità di veto dei paesi aderenti (e la nostra Costituzione Art. 1 "...La sovranità appartiene al popolo..." è finita... il nostro parlamento, per quanto di buffoni, non potrà far altro che esprimere il proprio dissenso, ma il paese sarà comunque tenuto a partecipare all'eventuale guerra dichiarata dal Consiglio d'Europa; e con questo anche l'Art.11 "...L'Italia ripudia la guerra..." se ne va a puttane... e anche... è reintrodotta la pena di morte, per disordini, o terrorismo ... leggi vari articoli sulla questione ) Vedi la Sanità trasformata in una macchina per far soldi da parte di qualcuno, in uno scenario da libro di fantascienza... "... interventi chirurgici “un tanto a botta”, ossia: posto x il numero degli interventi che devo effettuare in un anno per ottenere tot soldi (y), dovrò semplicemente dividere x per il numero dei pazienti z (x/z) ed otterrò y senza faticare.... " (dal blog di Carlo Bertani )
E altro... altro... che ti passa anche la voglia di riportarlo, di indignarti, ce n'è una (se va bene) al giorno... indignarsi diventa un mestiere. Non è possibile. E allora ti ritagli piccoli spazi di felicità, di vita quotidiana, nelle giornate: una città felice che nemmeno sa di esistere. 6月10日 ma, in fondo... io sto con i merluzzi.Il picco del petrolio, guardando la cosa da un altro punto di vista, quello non umano, farà tirare su sospiro di sollievo al pianeta? Prendiamo ad esempio questa storia: da http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/01/la-catastrofe-del-merluzzo-nel-nord-atlantico.html La catastrofe del merluzzo Atlantico è una storia che andrebbe raccontata ai bambini e riportata su tutti i libri di testo, per spiegare come la stupida avidità degli uomini possa portate il disastro in un intero ecosistema. Eppure, sembra che si parli poco di questa triste vicenda. Non ne avevo mai sentito parlare prima e l'ho scoperta quasi per caso, mentre cercavo dati relativi alla pesca globale (vedi il post Il picco della pesca planetaria). Oggi vorrei provare a raccontarla. Si tratta di una tragedia in sei atti.
Il grafico in alto riporta anche il numero delle navi a strascico canadesi (dati FAO-figis). Osservate come il loro numero sia cresciuto a partire dagli anni '80 e abbia continuato a crescere anche negli anni critici della distruzione del merluzzo! Questo dimostra quanto sia difficile fermare una megamacchina industriale, una volta che essa si sia avviata. Questo dimostra che una tecnologia più sofisticata, potente ed energivora non ci può salvare dal collasso degli ecosistemi, ma ha solo l'effetto di accelerarlo. Riusciremo a imparare qualcosa dalla lezione canadese? Riusciremo a regolare le quote di pesca in tutti gli oceani del mondo prima che sia troppo tardi? Il
Canada non sembra aver imparato molto, dal momento che ha sì fissato
quote di pesca per il Merluzzo, che sono però probabilmente troppo
alte, ma ha avuto il coraggio di dare la colpa della diminuzione della pesca alle foche.(!) vedi anche picco del tonno atlantico o il picco della pesca planetaria :::::::::
I pescatori in sciopero infiammano l'Europa. Bloccano porti e strade, non si limitano a protestare. L'epicentro è in Inghilterra e in Francia, ma anche in Italia. Ce l'hanno col gasolio troppo caro - i rincari seguono il petrolio - e con le quote pesca dell'Unione Europea. Dicono che non riescono più a campare. Chi incrocia le braccia perchè non arriva a fine mese merita solidarietà. Ma si può stare con i pescatori? Ci pensa la mancanza di petrolio, a regolare la pesca. il non più giovane holdenUn racconto che mi è piaciuto: ne posto l'inizio qui. L'autore non si dispiacerà spero, perchè rimando per la lettura completa al link dove l'ho trovato. http://www.cabaretbisanzio.com/2008/06/10/il-non-piu-giovane-holden/ Il non più giovane Holden sta ritto sotto la pensilina della fermata dell’autobus: ha i capelli lunghi e lisci e baffi da spagnolo. Le ragazze si girano a guardarlo perché sembra Johnny Depp. Il non più giovane Holden tira su col naso e si strofina le narici con l’indice e il pollice: assomiglia a Johnny Depp ma perfino lui ha capito che i baffi da spagnolo, che i capelli lisci e compagnia bella non gli salveranno la vita; perfino lui, che non sa niente del mondo perché non gli vuole fare questo favore, ha capito che Johnny Depp senza Tim Burton oggi farebbe il commesso della Feltrinelli a Largo Argentina. Lui no, lui assomiglia a Johnny Depp, lui non è Johnny Depp: lui non ha bisogno di Tim Burton per essere qualcuno. Lui non ha bisogno di essere qualcuno. Lui non è nessuno. Non gli serve una benda da pirata sull’occhio: lui lavora da Vobis a Piazza Mancini, assembla i computer e consiglia schede grafiche ai ciccioni brufolosi che vogliono giocare a Warcraft come dio comanda. E sniffa cocaina.
6月9日 mi sfugge il perché di tanta furia nel tuo animoLa diversità che mi fece stupendo I Padroni del MondoBlackout dei media sull’incontro di 125 tra gli uomini più potenti
del pianeta a Chantilly, Virginia. Per l’Italia partecipano: Bernabè,
Draghi, J. Elkann, Monti e Padoa-Schioppa. Condoleezza Rice, Barack Obama e Hillary Clinton insieme a un mucchio di altri potenti del pianeta si sono riuniti a Chantilly, Virginia (...) Una ricerca di "Bilderberg", che è ora al suo terzo giorno, su Google News porta a 47 risultati, che consistono tutti in articoli ripresi da questo sito Web e da altri media alternativi, in aggiunta a poche righe provenienti da Olanda e Turchia. Paragonate ciò ad una ricerca su Google News del "G8" in cui ottenete più di 4000 risultati un mese prima che abbia inizio la conferenza sorella del Bilderberg. Anche se accettate la risibile affermazione dei debunkers – che il Bilderberg è semplicemente un “luogo di discussione” che non contribuisce in nulla alla politica reale – non pensate comunque che sia strano che non una sola testata giornalistica Usa ne abbia parlato di passaggio? (per non parlare di quelle italiane) Un semplice incontro per autografare i libri, da parte di un ex politico, genererebbe almeno alcuni titoli, eppure qui abbiamo dozzine di amministratori delegati, pezzi da 90 della finanza, della Banca europea e della Federal Reserve, primi ministri, reali europei, ufficiali della NSA, professori delle maggiori università, funzionari Nato e Onu, presidenti delle compagnie petrolifere e luminari della politica estera che si incontrano dietro porte chiuse eppure non c’è un solo articolo nei media Usa! Nemmeno uno! (...) Mentre i prezzi del petrolio continuano ad andare alle stelle fuori controllo, verso l’obiettivo di $ 200 affermato dal Bilderberg in passato, avendo raggiunto $ 139 al barile ieri, l’idea che il Bilderberg non sia degno di copertura stampa è veramente da asini. Su ogni fronte, dalla scaletta per la guerra in Iraq alla selezione dei candidati vicepresidenti nel 2004 e nel 2008, all’economia, il Bilderberg stabilisce l’agenda e il futuro si dipana esattamente come da loro pianificato. ........... ......... .............. ............... altre info su http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4701&mode=&order=0&thold=0 Il Gruppo Bilderberg nasce nel 1952, ma prende questo nome solo nel 1954 quando il 29 maggio viene indetto il primo incontro presso l'Hotel Bilderberg di Oosterbeek in Olanda. Da allora le riunioni sono state ripetute 1 o 2 volte all'anno. All'inizio solo in Paesi Europei, ma dagli inizi degli anni '60 anche in Nord America. Tra i promotori del gruppo bisogna menzionare almeno due personaggi: sua Maestà il Principe Bernardo de Lippe di Olanda (ex ufficiale delle SS), che ne è rimasto presidente fino a quando nel 1976 ha dovuto dare le dimissioni per lo scandalo "Lockheed" e Joseph Retinger un "faccendiere" Polacco che si era costruito una fitta rete di relazioni tra personaggi della Politica e dell'Esercito a livello Mondiale. Retinger viene descritto come l'investigatore del gruppo, la sua visione era costruire un'Europa Unita per arrivare ad un Mondo unito in pace, dove potenti Organizzazioni Sovranazionali avrebbero garantito con l'applicazione delle loro ideologie, più stabilità dei singoli governi nazionali. Fin dalla prima riunione furono invitati banchieri, politici, universitari, funzionari internazionali degli Stati Uniti e dei paesi dell'Europa Occidentale per un totale all'incirca di un centinaio di personaggi, tra questi sembra anche Alcide De Gasperi. Ai tempi della costituzione l'obiettivo dichiarato ufficialmente era quello di creare l'unità Occidentale per contrastare l'espansione Sovietica. Gli Italiani del gruppo Ecco i nomi degli Italiani che sembrano aver partecipato alle ultime riunioni annuali: > 1995 Giovanni ed Umberto Agnelli, Mario Draghi, Renato Ruggiero > 1996 Giovanni Agnelli, Franco Bernabè, Mario Monti, Renato Ruggiero, Walter Veltroni > 1997 Giovanni ed Umberto Agnelli, Carlo Rossella, Stefano Silvestri > 1998 Giovanni Agnelli, Franco Bernabè, Emma Bonino, Luigi Cavalchini, Rainer Masera, Tommaso Padoa-Schioppa, Domenico Siniscalco > 1999 Umberto Agnelli, Franco Bernabè, Paolo Fresco, Francesco Giavazzi, Mario Monti, Tommaso Padoa-Schioppa, Alessandro Profumo. > 2000 Umberto Agnelli, Giovanni Agnelli, Ambrosetti Alfredo, Bernabè Franco, Fresco Paolo, Padoa-Schioppa Tommaso, Riotta Gianni, Ruggero Renato, Tremonti Giulio > 2001 Bernabè Franco, Draghi Mario, Gros-Pietro Gian Maria, Monti Mario, Padoa-Schioppa Tommaso, Riotta Gianni > 2002 Draghi Mario, Padoa-Schioppa Tommaso > 2003 Ambrosetti Alfredo, Bernabè Franco, De Benedetti Rodolfo, Draghi Mario, Monti Mario, Padoa-Schioppa Tommaso, Panara Marco, Passera Corrado, Poli Roberto, Scaroni Paolo > 2004 Ambrosetti Alfredo, Bernabè Franco, De Benedetti Rodolfo, Bortoli Ferruccio, Caracciolo Lucio, Draghi Mario, Galateri Gabriele, Giavazzi Francesco, Merlini Cesare, Passera Corrado, Riotta Gianni, Scaroni Paolo, Siniscalco Domenico, Tremonti Giulio, Tronchetti Provera Marco, Visco Ignazio > 2005 Bernabè Franco, Elkann John,, Monti Mario, Padoa-Schioppa Tommaso, Scaroni Paolo, Siniscalco Domenico Le liste complete di riunioni e partecipanti con i titoli e i ruoli nel corso degli anni. Perché questi cambiano meno degli uomini. Prendiamo ad esempio Franco Bernabè http://it.wikipedia.org/ Bernabè, il 3 dicembre 2007, è stato nominato da Telco
Amministratore Delegato di Telecom Italia, tornando nell'azienda da lui
guidata prima della gestione Tronchetti Provera e prima della gestione
Colaninno. Cambiano i posti nell'orchestra, ma i la musica e i suonatori restano sempre gli stessi.
6月5日 mamme e catastrofiRiprendo dal post semiserio di ieri, per andare più pesantemente sul serio. Il problema è che la mamma in questo caso opera in illustre compagnia. Il picco del petrolio ( o picco di hubert ) si sposta indietro o avanti (ma di pochi anni) a seconda del pessimismo/ottimismo dei previsori. Ma se non è già avvenuto è questione solo di alcuni anni. Ad oggi, sembrano che le previsioni del Club di Roma (del 1972) siano sostanzialmente corrette nelle linee generali. La nostra civiltà dipende dal petrolio. Sembra una stupida riflessione, ma noi uomini viviamo poco. Quello che troviamo quando iniziamo a capire, ci sembra sia sempre esistito e che sempre esisterà. Non è così. Meno di 100 anni fa, la civiltà dipendeva dal carbone. Ed essendo il carbone una energia più problematica da trattare i livelli di benessere erano di molto più bassi. Basta leggere qualche romanzo dei primi del 900 per rendersi conto che i benestanti, la borghesia di allora viveva praticamente su standard che noi potremmo considerare di povertà. E già era avvenuta la rivoluzione industriale. Già c'era l'economia di scala. Già l'industria. Era avvenuta grazie al vapore, prodotto grazie al carbone. Meno di 200 anni fa l'economia era rurale e agricola. L'energia proveniva dalla legna. La nostra civiltà dipende dall'energia che la fa funzionare. E questa energia oggi è il petrolio. Che si possano scoprire molti nuovi giacimenti è una mera illusione: si conoscono, più o meno, tutte zone dove potrebbe essere possibile trovare giacimenti potenzialmente interessanti. Giacimenti "enormi" che possono trovarsi attualmente sposterebbero il picco di alcuni mesi. Nulla di più. Il nucleare attualmente non è una soluzione. L'uranio non è una fonte rinnovabile ( ci vuole una supernova per produrlo, l'ultima è di 4,44 miliardi di anni fa e non so quanto ci si guadagni nel cambio, dal punto di vista della sopravvivenza della civiltà) ed è destinato ad esaurirsi a breve. Attualmente non sembra esistere una fonte energetica in grado di sostituire il petrolio. riporto un brano dell'intervista ad Alberto Di Fazio. (Astrofisico teorico presso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), membro della Commissione Nazionale Cnr/Igbp (Programma Internazionale Geosfera-Biosfera), responsabile italiano del Progetto Igbp/Aimes (Analysis, Integration, and Modeling of the Earth System), presidente Global Dynamics Institute, accreditato presso la Conferenza delle Parti sotto la Unfccc (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici). ::::::::::::: :::::::::::::::::::::::::::: "Quanto pesa il petrolio nel bilancio energetico globale? E si potrebbe sostituirlo, in modo credibile? Il 70% del raffinato va in combustibili da trasporto (benzina, diesel, cherosene, ecc). Il 98% di questi combustibili viene dal petrolio; così come tra l'85% e il 90% dell'energia totale proviene dagli idrocarburi. Solo tra il 7 e l'8% viene dal nucleare. Il resto, pochissimo, dalle rinnovabili. Per rimpiazzare petrolio e gas naturale non c'è praticamente nulla, sulla terra. L'idrogeno non esiste in forma libera, ma va fabbricato impiegando più energia di quella resa poi disponibile. Per il carbone si parla di centinaia di anni, ma in realtà si tratta di un minerale a più bassa intensità di energia, che ne richiede molta già per l'estrazione. Il carbone realisticamente utilizzabile basterebbe per qualche decina di anni. Tra le «non rinnovabili» c'è anche l'uranio, su cui esiste una stima molto precisa di Rubbia e di David Goodstein (del Caltech): ne abbiamo per 20 anni da adesso. Usiamo 14 Terawatt di energia; a volerle fare col nucleare servirebbero 10-15.000 centrali in 20 anni. Una ogni giorno e mezzo! Anche dal punto di vista dei materiali (acciaio, cemento, ecc) è impossibile. Negli Usa ce ne sono 104 e in tutto il mondo poco più di 400. Il nucleare potrebbe essere al massimo un «ponte» a cavallo del picco del petrolio. Ma anche le rinnovabili lo sono. Per fare le pale eoliche o i pannelli solari bisogna andare a prendere l'alluminio, fare attività di miniera; e questa si fa con l'energia del petrolio, mica con pala e piccone. Ma dove sta tutto questo alluminio? Questo significa che dipendiamo dal petrolio anche per le rinnovabili." ::::::: il resto qui, se vi interessa :::: Non piace a nessuno fare la Cassandra. Ma Troia non ha fatto una bella fine. :::: Un amico, prima di andarsene, ha lasciato un regalo. Per capire. http://www.nuovimondi.info/images/an.pdf American Nightmare - Sbancor 6月4日 catastrofismo Mia madre, invecchiando, vede i segni della fine del mondo che si avvicina un po' ovunque. E' diventata molto religiosa e immagina che dio, come lei abbia perso la pazienza con tutti questi peccatori e ci sia messo di impegno a mandare catastrofi per avvertire l'umanità. D'altro canto, dio ha ampia scelta di mezzi: maremoti, terremoti, tifoni, inondazioni, vulcani. Ma ancora si trattiene ed evita di usare i meteoriti. Ma non so per quanto ancora. Dio ovviamente non guarda molto ai problemi giurisdizionali. E così colpisce senza riguardo musulmani, buddhisti, animisti e protestanti. Oppure magari è tutto regolare: avrà l'appalto delle catastrofi dagli altri dii. Ha vinto la gara e ora per un milione di anni le catastrofi le gestisce lui. Nella visione di mia madre l'umanità se lo merita. Per esempio i cinesi non si può dire che st'ultimo terremoto non se lo siano cercato, con la storia del tibet. Le ho chiesto come mai ancora non scompaiano gli stati uniti allora. Mia madre non lo sa. I disegni di dio sono per definizione imperscrutabili. Ma prima o poi gli tocca. Io attendo. Un bel colpo sarebbe il risveglio del vulcano di yellowstone Ora, io non conosco bene i piani di dio. Non so, per quale motivo ci abbia dotati di libero arbitrio per poi mazziarci, all'improvviso e nascondendo la mano subito dopo, quando facciamo casino. Però a mia madre è tutto chiaro. Allora ieri sera le ho detto: "mamma, fra qualche anno il petrolio finirà. e mentre starà finendo il mondo sarà sempre meno quello che abbiamo conosciuto, ti immagini cosa accadrà?" Per mia madre è stato un vero invito a nozze. Ci siamo messi a disegnare lo scenario dei prossimi anni. a) il petrolio continuerà ad aumentare di prezzo. b) l'energia diventerà sempre più costosa (elettricità-gas) d) le fonti energetiche alternative non bastano assolutamente a sostituire il petrolio. né nucleari, né eoliche, né solari. e) i viaggi aerei aumenteranno di prezzo, finisce l'era dei low cost, ci si sposterà molto meno. f) trasportare merce sarà sempre più costoso, si tornerà sempre più ad una economia basata sui prodotti locali g) aumenteranno le produzioni di bioetanolo perchè il mondo ricco vuole energia e questo comporterà fame nei paesi poveri h) aumenteranno le rivolte in questi paesi, le guerre, il terrorismo e, in ultima analisi l'emigrazione nei paesi ricchi i) le politiche xenofobe prenderanno sempre più piede, la gente chiederà sicurezza e rovescerà la sua rabbia per condizioni di vita che peggiorano verso gli stranieri che vengono a rubare risorse l) il petrolio porterà i paesi più forti a farsi la guerra. la fase in cui si facevano guerre per interposto paese appartiene al passato; ora abbiamo la guerra di occupazione (usa-irak); domani avremo gli scontri diretti. stiamo per entrare nel girone finale del campionato del mondo della sopravvivenza. m) quasi due miliardi fra cinesi e indiani che hanno iniziato da poco a consumare non dico come occidentali ma un po' più di un pugno di riso... che faranno? sono potenze nucleari, ma da nulla, in confronto a usa e ex urss. saranno questi così spregiudicati da allearsi per far scomparire questa parte di mondo "emergente"? o si scontreranno fra loro? n) che faremo noi in tutto ciò? Ci conviene imparare a coltivare patate e piselli. Ci conviene comprarsi un pezzettino di terra fuori città e anche farci un pozzo con pompa a mano. Ci conviene imparare a riconoscere le erbe commestibili. A farsi le gambe per andare in bicicletta. Ci conviene imparare ad allevare animali per le uova, per il latte, per la carne. E ci conviene anche mettersi qualche fucile nascosto da qualche parte, con un bel po' di cartucce, perché di quelli che penseranno di venirsi a prendere quello che hai ce ne saranno parecchi. Mia madre era infervorata, alla fine. Ha detto: "ah spero di non esserci". Povera mamma. Io ho pensato che noi, la generazione forse più fortunata, fra quelle della storia conosciuta, nata dopo la seconda guerra mondiale, vissuta in pace (almeno in casa loro) per 60 anni, con un livello di vita assolutamente stratosferico rispetto alla media dell'umanità del resto del mondo e della storia tutta... proprio noi... siamo quelli forse destinati a vedere l'inizio della fine? Conoscenza della notte. Io sono uno che ben conosce la notte Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro. Ho oltrepassato l’ultima luce della città. Sono andato a frugare nel vicolo più tetro. Ho incontrato la guardia nel suo giro Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare. Ho trattenuto il passo e il mio respiro Quando da molto lontano un grido strozzato Giungeva oltre le case da un’altra strada, Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato; E ancora più lontano, a un’incredibile altezza, Nel cielo un orologio illuminato Proclamava che il tempo non era né giusto, né errato. Io sono uno che ben conosce la notte. (robert frost - conoscenza della notte)
6月3日 capitalismo e decrescita Sono conciliabili capitalismo e decrescita? In nessuna maniera. Il capitalismo è fondato su un'equazione che è un esponenziale. Ogni incremento annuale è proporzionale a un certo coefficiente moltiplicato il capitale stesso. E' una curva che cresce sempre di più, come quella dell'interesse composto. Il capitalismo è reinvestimento e crescita. Ma non esiste un investitore che cerca di guadagnare meno di quel che investe. E quindi l'intervento pubblico sarà obbligatorio. Mi soprende che se ne cominci a rendere conto la destra, come fa Tremonti nel suo ultimo libro, dove dice apertamente che il mercato non si può più regolare da solo. Mi sorprende che non lo dica invece più la sinistra. Si capisce ormai che è in arrivo una crisi peggiore del '29, ma non si dice il perché. Questa è in realtà più grave, perché nel '29 si era partiti da una bolla speculativa temporanea. Qui avviene per un fatto naturale, geologico. Finiti petrolio, gas e carbone, nessuno ce li rimette più. http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/25-Maggio-2008/art29.html Dopo 150 anni di crescita l'età del petrolio sta iniziando ad arrivare alla fine. “Picco petrolifero” è il termine di uso comune per indicare il momento in cui la produzione smette di aumentare ed inizia a declinare. In tale momento ciò che era andato sempre espandendosi e i rifornimenti economici della risorsa su cui dipendono tutte le moderne economie diventano più scarsi e più costosi, con conseguenze potenzialmente devastanti. I pessimisti ritengono che la produzione abbia passato il suo picco. Gli ottimisti dicono che potrebbero mancare vent'anni o giù di lì--cosa che ci darebbe un certo tempo per prepararci--ma ora si sono zittiti. La scorsa settimana la International Energy Agency, ottimista ad oltranza, ha ammesso che potrebbe avere sovrastimato la capacità futura. Chris Skrebowski, editore di 'Petroleum Review' e un tempo ottimista egli stesso, ritiene che il mondo sia ora “sui contrafforti del picco petrolifero”. I prezzi potrebbero allentarsi un poco nei prossimi anni, ma poi arriverà il vero disastro. Quale sarà il prezzo allora? “Estraete un numero!” Viaggi Il petrolio fornisce il 95% dell'energia usata nel trasporto, perciò esso verrà colpito duramente e presto. Le persone probabilmente continueranno ad usare le loro macchine ma si ritiene che le linee aeree saranno le prime a soffrirne. Giovedì il direttore esecutivo della British Airways Willie Walsh ha dichiarato che l’era dei voli economici è finita, suggerendo che quegli ambientalisti che li hanno scelti come obiettivo per combattere il cambiamento climatico potrebbero avere sprecato il loro fiato. Almeno tre compagnie sono fallite quest'anno. La scorsa settimana la American Airlines ha detto che avrebbe tagliato le proprie rotte, licenziato personale e chiesto $ 15 ai passeggeri Usa per caricare una valigia, a causa di un aumento di $ 3 miliardi nelle sue spese per il carburante. Persino Michael O'Leary, direttore esecutivo di Ryanair, ha detto che il prezzo del petrolio sta “facendo davvero male”. Giovedì gli analisti della Credit Suisse hanno detto che la sua compagnia sarebbe andata in rosso se solo i prezzi del petrolio fossero cresciuti di poco, sino a $ 140 al barile. Macchine Il più grande pozzo petrolifero del mondo, si dice, giace sotto Detroit. I veicoli Usa fanno una media di sole 25 miglia al gallone. Migliorare drammaticamente questo aspetto farebbe di più per alleggerire il disastro petrolifero che qualunque probabile nuova scoperta. Ma le nuove misure recentemente approvate dal Congresso porteranno ad un incremento della media a sole 35 miglia al gallone, come già raggiunto dalla Cina. L'Europa fa meglio, anche se non abbastanza, con 44 miglia al gallone. La crescita dei prezzi del carburante sta già iniziando a guidare il cambiamento. Le vendite delle 4x4 stanno crollando tanto negli Usa che in Gran Bretagna, e quelle delle macchine ibride, che fanno 60 miglia al gallone, stanno crescendo. Con una crescita ulteriore dei prezzi i produttori tireranno fuori dal cassetto i piani, preparati da tempo, per veicoli molto più efficienti. Ibridi "plug-in", che vengono caricati con elettricità durante la notte, fanno risparmiare un altro 45% di consumo del petrolio. Più in là si trova la "hypercar", costruita con plastica leggera e resistente, che attraverserebbe gli Usa con un solo pieno di serbatoio. Case Tutte le nuove case in Gran Bretagna dovranno essere, entro il 2016, a carbone zero -- cioè senza l'utilizzo di combustibili fossili come petrolio--a quanto ha annunciato il governo, e i costruttori stanno lottando per raggiungere l'obiettivo. Ad oggi questo standard può essere raggiunto solo con grandi spese, ma l'industria è fiduciosa di abbattere i costi appena si arriverà alla produzione di massa. È pure più importante adattare le case esistenti. Il passo chiave è super-isolare le case in modo da renderle il più possibile efficienti energicamente, e solo allora fornirle di risorse rinnovabili. Scaldabagni solari, pompe che estraggano calore dal terreno e bollitori alimentati con palline di legno sono le opzioni favorite. Le pale eoliche da mettere sul tetto non funzionano ancora abbastanza bene. Pannelli fotovoltaici, che ottengono elettricità dal sole, sono costosi ma i loro prezzi dovrebbero scendere. La Gran Bretagna è indietro rispetto ad altri paesi. I prezzi crescenti dell'energia dovrebbero scuotere la situazione. Shopping Di fatto quasi tutto è, almeno in parte, prodotto col petrolio, e perciò tutto diventerà più costoso. Circa 10 calorie di petrolio vengono bruciate per la produzione di ogni caloria di cibo negli Usa, e allevare una singola mucca e portarla al mercato consuma tanto quanto guidare da New York a Los Angeles. Qualcosa come 630 g di carburante vengono usati per produrre ogni grammo di un microchip. Il culto della produzione stagionale e locale diventerà importante quando tutti impareranno qualcosa sulle ‘miglia di cibo’, e chi tiene i giardini verrà catturato da una forma moderna di “Dig for Victory” [iniziativa del governo inglese durante la seconda guerra mondiale per chiedere agli inglesi di coltivare il proprio giardino e aiutare così il sostentamento della popolazione civile N.d.t.]. Una cattiva notizia per i contadini oltremare che forniscono il 95% della nostra frutta e la metà della nostra verdura. Gite verso i supermarket fuori città sembreranno stravaganti, portando a un rinascimento delle vie cittadine dello shopping e un nuovo aumento nell'acquisto di generi alimentari online, e presto mangeremo le nostre stesse patate. Titolo originale: "Oil: A global crisis" Fonte: http://www.independent.co.uk tutta la traduzione qui bracconaggioda http://www.comedonchisciotte.org/ «Una volta almeno - dice Giancarlo Ferron - il bracconiere faceva fatica. Ore e ore di cammino notturno per arrivare alla preda. Adesso il cacciatore di frodo usa il fuoristrada, in un quarto d' ora arriva ovunque. Ha il telefonino, per restare in contatto con altri bracconieri ed essere informato sulla presenza delle guardie. Nelle notti di luglio i fari dei fuoristrada, nei prati di alta montagna, abbagliano lepri e caprioli. Gli animali vedono la luce, credono sia sorto il sole all' improvviso e per la meraviglia si bloccano come statue. A volte sei appostato per controllare un branco e all' improvviso vedi un animale colpito da una fucilata. Con le carabine di precisione, non capisci nemmeno da che parte sia partito il colpo». è anche scrittore, il guardiacaccia vicentino («non metta il nome del mio paese, le guardie non sono molto amate e a qualcuno hanno anche bruciato la macchina). Ha scritto Ho visto piangere gli animali e altri libri sulla sua vita di «nemico naturale dei bracconieri». «Arrivi anche a odiarli, questi delinquenti. Quando vai nel bosco e trovi la femmina di capriolo uccisa dal laccio di acciaio, ti senti male. Le apri il ventre e scopri che il giorno dopo avrebbe partorito due piccoli. Lo sanno, i bracconieri, che è sempre la femmina a guidare il branco, ed è lei a morire perché arriva al laccio prima degli altri. Cerca di liberarsi e si strozza». Ci sono anche le favole alla rovescio, sulle montagne del Pasubio. Il film La volpe e la bambina qui ha un finale tragico. Una bimba adotta un cucciolo di volpe, lo tiene in casa e lo coccola. Quando è adulta, la volpe va nel bosco e trova un pezzo di carne appeso a un albero. Salta per morderlo e rimane appesa a un uncino, come un pesce all' amo. Viene trovata dal guardiacaccia Ferron, che non dirà mai nulla alla bambina. «No, non è la fame a spingere i bracconieri. Quando li prendi, o stanno zitti o dicono: "Le bestie le abbiamo sempre prese così". Sono organizzati bene, in grosse compagnie. Tengono caprioli o lepri nei freezer della zia o dell' amico. E anche quando li prendi con le mani nel sacco, non rischiano quasi nulla. Se pagano un' oblazione fra i mille e i duemila euro, c' è l' estinzione del reato. Se c' è la denuncia penale, quasi sempre arrivi davanti al giudice quando il reato è già prescritto. La licenza di cacciatore viene sospesa solo se un individuo viene trovato tre volte con uccelli protetti. E anche in questo caso non vengono tolte le armi. è una battaglia impari, la nostra. Nel vicentino ci sono ventimila cacciatori e quaranta guardie, e noi dobbiamo occuparci anche di cave, miniere, pesca, funghi, agriturismi~ Sì, lo so che mi chiamano "il guardiacaccia bastardo, uno che non la risparmierebbe nemmeno a suo padre". Ma quando trovi il camoscio sventrato da una pallottola, per l' uomo che ha sparato non puoi avere nessuna comprensione». continua a leggere l'articolo da ieri sera che mi gira in testaCerto ci fu qualche tempesta So tutto delle tue magie Il tempo passa e ci scoraggia Battiato La chanson des vieux amants Tornando a parlare di montagnaTre giorni di scalate sul Gran Sasso. Il programma era questo.
La macchina camperizzata. Materiale alpinistico, corde, sacco a pelo, vestiti per cambiarmi, tenda, meterassini, roba da mangiare. Tutto pronto e ammucchiato vicino la porta di casa, venerdi sera. Appuntamento con amici alle sei. Poi mi sono svegliato all'una con nausea, senso di febbre, irresistibile attrazione per il water. Al mattino la situazione non era migliorata, quindi rinuncio e resto a letto.
Ma a casa, in un giorno festivo, quando potrei stare in montagna... beh non stavo abbastanza male. Parto lo stesso nel pomeriggio. Butto dentro tutte le medicine che ho in casa, praticamente solo aspirine e moment - qualcosa faranno, spero - e parto. La sera mi aggiro per il piazzale di Prati di Tivo come un fantasma. Ho mal di testa e nausea. Mangio solo riso in bianco e bevo coca cola.
Non mi va di montare la tenda e dormo in macchina, per traverso di dietro con lo sportello aperto, perchè i piedi escono fuori. Dormo pure bene. Al mattino sto meglio ma di scalare non se ne parla. Vedo tutte le cordate che si formano, scelgono le vie, preparano il materiale... vado da un gruppo di amici all'altro. Qualcuno lo vedo spesso a Roma, alcuni invece vengono da altre zone d'italia. Con loro ci si vede solo sul Gran Sasso d'estate. Tutti vanno a scalare e io, come si usa dire con una classica espressione idiomatica a sidney: sto a rosicà. Me ne vado a camminare. Oggi farò l'escursionista. Più che altro mi fermerò a dormire al sole. Però alla fine della giornata avrò fatto un bel giro e anche 8-900 metri di dislivello. E mi sento meglio.
Il giorno dopo potrei scalare, ma a questo punto non mi va. Mi sveglio prestissimo e decido di andare di nuovo a camminare. L'idea è di salire in cima al Corno Grande, per la via normale, ma dopo la sella dei due corni c'è troppa neve e io ho ai piedi un paio di scarpe leggerissime, da corsa. Alle 10.30 sono di nuovo alla macchina, con un migliaio di metri di dislivello nelle gambe che oggi sento tutti.
Nel ricordo di questa giornata resterà una chiacchierata con un camoscio, di vedetta su uno sperone roccioso. Ho iniziato a fotografarlo da lontano, pensando che da un momento all'altro sarebbe sparito. Poi mi avvicinavo e lui continuava a guardarmi. Allora mi fermavo e lo fotografavo di nuovo. Ad un certo punto ero sotto di lui. Gli ho detto: "beh che fai, non scappi?" e lui niente. "Vedi di non buttarmi in testa qualche sasso..." Sono passato e lui era ancora lì. Gli ho detto anche qualche altra cosa. Era molto tranquillo e mi guardava incuriosito con l'aria di dire: "ma che ci fai qui?"
Già. Che ci faccio qui? Me lo chiedo anche io.
Questi giorni non avevo feeling con la roccia. E infatti non ho scalato.
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