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7月27日

proprietà emergenti

segue da "guerra fredda"

Vikipedia: Il comportamento emergente è la situazione nella quale un sistema esibisce proprietà inspiegabili sulla base delle leggi che governano le sue componenti. Esso scaturisce da interazioni non lineari tra le componenti stesse.

Una proprietà emergente può comparire quando un numero di entità semplici (agenti) operano in un ambiente, dando origine a comportamenti più complessi in quanto collettività. La proprietà stessa non è predicibile e non ha precedenti, e rappresenta un nuovo livello di evoluzione del sistema.
I comportamenti complessi non sono proprietà delle singole entità e non possono essere facilmente riconosciuti o dedotti dal comportamento di entità del livello più basso. La forma e il comportamento di uno stormo di uccelli o di un branco di pesci sono buoni esempi.

Una delle ragioni per cui si verifica un comportamento emergente è che il numero di interazioni tra le componenti di un sistema aumenta combinatoriamente con il numero delle componenti, consentendo il potenziale emergere di nuovi e più impercettibili tipi di comportamento.


Nella mia casa emergono le formiche.

Questo lo sapevate già. Ve ne ho parlato nel post precedente. Ma voi ci ridete e mi date consigli balzani.

Quella mi dice di metterci il limone, quell'altra il borotalco. E già avevo lavato il pavimento con l'aceto (sono stati giorni duri: mi sembrava di vivere in un'insalata). Uno mi ha consigliato di lasciare aperto il gas ed uscire.

Ho pensato che scherzasse ma diceva sul serio. "Bisogna solo staccare la luce e ricordarsi quando si entra di aprire subito tutto."

Era serio, lo giuro.

Sto aspettando che qualcuno mi consigli di dare fuoco a casa o già che ci sono, al quartiere.

Anni fa, un mio amico che aveva lo stesso problema aveva risolto con un prodotto svizzero. Mi pare si chiamasse "formix". Si va bene, il nome è banale, ma non è che agli svizzeri si possano chiedere sforzi di fantasia nel dare i nomi. Però l'efficenza era svizzera.
Questa piccola scatolina rotonda assomigliava a quelle in metallo della caramelline per la gola, tipo tic e tac, mi pare. Girando il coperchio, come una cassaforte a combinazione, si perveniva all'allineamento di due buchi, tale che per una formica fosse possibile penetrare all'interno della scatolina. La dentro c'era... udite udite... cosa sono in grado di pensare gli svizzeri anche se non fanno la guerra da centinaia di anni, una sostanza che in pratica era il nutrimento della regina delle formiche, quella che depone le uova.
Le formiche sono rigidamente organizzate un una gerarchia che prevede ruoli precisi.
Non è che ognuna che trova arraffa e si frega le cose come succede nelle società umane.
No. Le formiche pensano alla collettività.
E così le brave operaie che trovavano questa leccornia, non è che si mettevano a pasteggiare sul posto. No.
Prendevano e andavano dalla regina. La quale credo, nemmeno ringraziava, e si mangiava tutto quello che capitava.
E moriva.
E già. perchè gli svizzeri avevano crudelmente imbottito la sostanza di veleno adatto.
E così la kapa formica moriva e non faceva più uova e il formicaio in breve si estingueva.

Orribile. Solo una mente perversa può arrivare a simili livelli di perfida efficenza.

Con il mio amico aveva funzionato. E anche per me, e per casa di mia madre, anni fa. Ma ora non si trova più.

L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Ho chiesto in un negozio se avesse il formix (ho specificato che era un veleno per le formiche) ma hanno cercato di darmi del volgare insetticida. Ho spiegato che il formix era diverso. Ma il commesso mi ha guardato strano, come se gli avessi confessato una pulsione sessuale che di solito uno si tiene per sé.

Ho rinunciato e ho continuato con i metodi tradizionali.
D'altro canto, ho immaginato che se un metodo così semplice e geniale non ha avuto successo deve essere perché le formiche hanno imparato a diffidare del formix e la fabbrica dev'essere fallita.

E già. E qui torniamo al discorso iniziale sulle proprietà emergenti. Le formiche imparano e si adeguano.
Il discorso è semplice: dopotutto è così che funziona la selezione naturale.

Mettiamo che esista la formica che se ne va in giro da sola e quella che si mette in fila indiana.
Il motivo non lo so, magari è programmata geneticamente nella specie una differenziazione di comportamenti proprio per migliorare la risposta della collettività agli stimoli.
Ma insomma: io vedo le formiche in fila e non i singoli individui che se ne vanno a zonzo per la cucina.
Se vedo la fila prendo il veleno e glielo spruzzo. Loro muoiono.
Mentre se non vedo la fila non spruzzo il veleno e loro non muoiono.

Ovviamente, dopo un po', in proporzione, tenderà ad aumentare il numero delle seconde e le prime tenderanno a scomparire, dato che le prime sopravvivono e le seconde muoiono.
Lo stesso potrà dirsi di quelle che vanno girando in certi orari.
O di quelle che sono particolarmente attente a certi tipi di vibrazioni che possono essere captate attraverso il pavimento ( i miei passi).

Tutto questo per dirmi che se vi dico che le mie formiche si muovono in piccole unità separate come guerriglieri; che se accendo la luce fuoriorario le vedo scappare e scomparire; che se arrivo senza far rumore le vedo indaffarate mentre se cammino normalmente scompaiono; che se rientro a casa all'improvviso le trovo a banchettare sul tavolo e tempo 5 secondi è un fuggi fuggi...

Insomma se vi dico che le mie formiche sono in modo inquietante intelligenti...
ebbene: non prendetemi per matto. Non mi sto inventando nulla.

E' colpa delle proprietà emergenti dei sistemi complessi.

Capito?

Altro che fette di limone e quant'altro. Quelle fra un po' mi cambiano la serratura della porta di casa.

Ultimamente le trovo sempre più spesso in bagno. La cosa mi rende pieno di sospetto perché francamente non capisco cosa cerchino. Giuro che non sono di quelli che mangiano mentre sono seduti sul water. A volte leggo, ma mangiare no.
Cosa cercano nel mio bagno? Nel lavandino, che vogliono?

Temo stiano tramando qualche oscuro disegno.

Venerdi sera, prima di andare via, ho spruzzato veleno ovunque. Poi ho chiuso casa.
Ieri, tornato, non ne ho vista una. Però c'è da dire che in casa faceva talmente tanto caldo che se fossi stato una formica me ne sarei andato altrove anche senza veleno.

Staremo a vedere.


(continua --- lo so purtroppo )


7月24日

Guerra fredda

Abito in quella casa da un novembre.

Passati i primi mesi, in primavera, una sera rientrando, scoprii un’ordinata fila di formiche che si stava occupando delle briciole sul pavimento della cucina.

Osservai compiaciuto l’andirivieni, riflettendo se fosse il caso di oppormici o meno. Velocemente mi balenarono in mente pensieri relativi alle coltivazioni biologiche integrate in cui si lascia più o meno che la natura faccia il proprio corso. In sostanza, valutai per un po’ l’ipotesi che potesse anche essere comodo il fatto che le formiche mi ripulissero la cucina!

Ma questo pensare avveniva in background, mentre facevo le solite cose che si fanno quando si entra in casa dopo essere stati un giorno intero fuori, tipo aprire le finestre, svuotarsi le tasche e altre varie occupazioni… e cessò di botto quando l’occhio mi andò su una fila secondaria che aveva scovato un barattolo di miele lasciato sul piano del lavello e lo aveva circondato.

Con due passi arrivai sul posto. Presi il barattolo e dapprima mi sentii sollevato dal fatto che contrariamente al solito questa volta avevo chiuso il coperchio piuttosto bene, dopodiché osservai esterrefatto che nonostante ciò le maledette erano penetrate all’interno del barattolo e diverse formiche, peraltro stupidamente, erano affogate nel miele.

Eh no!!! Il miele no. 

Passai subito in modalità “la guerra è guerra” e misi il barattolo sotto l’acqua facendo affogare quelle che ancora gli giravano sopra. E spazzai anche quelle che circolavano sul lavello.

Avete osato troppo!   Ora fuori di qui!!

Spazzai e lavai in terra con la candeggina. Di formiche nemmeno l’ombra. Per tutta la sera cercai di sorprendere qualche ritardataria dell’invasione precedente o delle staffette di una nuova invasione, ma niente. Sembravano scomparse.

Andai a letto soddisfatto. A me non la si fa.

La sera dopo purtroppo la solita fila ordinata era intenta a spolpare un pezzettino di formaggio evidentemente cadutomi durante i festeggiamenti successivi alla battaglia della sera prima.

AARGHH! uscii e andai a comprare del veleno.

Rientrai i casa e a volo radente feci strage delle malcapitate. Dopodiché per buona misura, concentrai il getto dello spray verso quella che sembrava essere l’entrata, chiusi la porta della cucina e me ne andai in un’altra stanza.

Anche quella sera, dopo aver spazzato i cadaveri (sed lex dura lex) trascorse tranquillamente: più nessuna traccia.

La sera dopo una fila di formiche, entrando apparentemente dalla parte opposta della portafinestra, era salita sul tavolo della cucina e cercava di penetrare il contenitore in cui tengo i biscotti per la colazione.

Altra irrorazione, questa volta con meno sicumera, e nuova strage. Ma le mie certezze cominciarono a vacillare.

Mia madre, interpellata al telefono in qualità di esperta casalinga, mi disse subito che casa mia era sporca e che ero fortunato che solo le formiche ci fossero, che secondo lei pure qualche topo…

non ricevendo solidarietà e comprensione nemmeno nello stretto ambito famigliare, deciso comunque a smentire queste illazioni, mi dedicai ad una pulizia profonda dell’appartamento. Soprattutto, evitai di far cadere briciole e nel caso pulivo subito.

E in effetti per qualche giorno la cosa sembrò funzionare.

Finché non ho scoperto che, entrando dalla scatola dell’interruttore che alza le serrande, passando per un brevissimo tratto da questo ai pensili, e quindi dietro di questi, erano riuscite a penetrare la dispensa: il santa santorum delle mie riserve di cibo!!! dove tengo miele, marmellata, biscotti, zucchero, datteri, frutta secca, barrette e quant’altro!

Incredibile!!!

Devo dire che mi prese una certa inquietudine e anche una vaga ammirazione per le risorse del nemico. Ciononostante fui inflessibile e bonificai la situazione.

Dopodiché pensai ad un compromesso. Per quanto in fondo pensassi che in questo genere di guerre, fra razze incomunicanti, non possa esserci altro compromesso che quello del terrore, feci una sorta di offerta votiva: mezzo barattolo di marmellata aperta in cortile. Vicino al luogo da dove entravano. In modo che si concentrassero fuori e non venissero a rompermi le scatole dentro.

Il dubbio però che a nutrirle le rafforzassi e che prima o poi ciò si sarebbe rivolto contro di me, ce lo avevo. Ma avevo bisogno di una tregua.

Per un po’ mi dimenticai di loro. Vuoi per l’offerta, vuoi perché comunque avevano avuto le loro perdite, per qualche tempo non le vidi. Quasi me ne dimenticai.

Grande fu la mia sorpresa quando mi resi conto che avevano cambiato semplicemente strategia: invece di entrare con le classiche file ordinate, penetravano in ordine sparso per casa. Se guardavo con attenzione erano ovunque: in cucina, in bagno, in salone!!!

E non solo!!! Un giorno, rientrando a casa a metà mattinata perché avevo dimenticato il telefonino, le scoprii a far baldoria sul solito lavello su un cucchiaio sporco. La cosa più incredibile che sembravano intente a squagliarsi, come sorprese, e in termine di alcuni secondi erano scomparse.

Ebbi la netta sensazione che il mio improvviso rientro avesse fatto scattare il piano di emergenza.

Quelle maledette conoscevano i miei orari, mi sentivano anche e si comportavano di conseguenza.

( continua )

7月19日

ma si...

E' un po' che non scrivo. E' che non ne ho voglia. Mi sempra di ripetermi. E di esaurirmi in questo scrivere fine a se stesso.
Forse perché lo scrivere per me è prima di tutto un guardarmi dentro, per poi dire a me stesso, e agli altri, quello che vedo. Oppure è un guardare fuori, condividendo le sensazioni, siano essere rabbia, gioia, stupore, sdegno...

Beh, guardando "fuori" di motivi di sdegno ce ne sono sempre così tanti che passa la voglia di parlare.
Forse è meglio concentrarmi un po' su me stesso, allora.

Ho voglia di tornare in montagna.

In realtà è passato quasi un anno dall'ultima volta che sono andato.. A parte la breve parentesi, a novembre, in cui andai a fare un giro al Terminillo, appena nevicato, è da agosto, che non vedo il Gran Sasso.
E' la prima volta in questi ultimi anni, che non ho frequentato la montagna d'inverno. Ed è anche strano, ora, quasi ad agosto, che ancora non ci abbia messo piede.

Il meteo strano, certo. Sia d'inverno che questa estate. Si può dire.
Ma lo so che non è vero.
Il meteo strano non mi ha mai fermato, quando avevo voglia di montagna.
Non perché sia un alpinista che non guarda il meteo: tutt'altro.
Ma perchè basta ridimensionare i propri obiettivi, quasi sempre, per ritagliarsi quegli spazi che si cercano.
Ho sempre pensato che non importa quello che fai, ma il fatto di essere lì.
Ad ascoltare il silenzio. O meglio: i silenzi, perché possono essere diversi.

Ma ho cercato altro, in questi mesi. Ho cercato la leggerezza, la convivialità, il disimpegno.
La montagna non era più né un luogo nel quale fuggire, e nemmeno dove dimostrare qualcosa a qualcuno.
Ad un certo punto mi sono reso conto che era diventato un posto in cui andavo per abitudine.
E io, quando capisco questo, mi fermo. Non ha senso riempire le proprie giornate di abitudini.

Dovevo recuperare dentro di me la voglia di una montagna che è fatta di silenzi e di vuoto. Di voce interiore o di poche parole con il compagno di cordata.

Mi guardavo dentro e pensavo che non era il momento. Che quando lo sarebbe stato l'avrei sentito. Che non volevo fare le cose trascinato dall'abitudine o tanto per farle. Non avrebbe avuto senso.

E così ho aspettato e aspettato. Fino a che la voce è diventata forte. Allora ho deciso di ascoltarla.

E mi sono accorto giovedi sera, preparando lo zaino, che ero emozionato all'idea di questo incontro.
Sapevo che avrei avuto paura, mentre sarei andato da solo allontanandomi nell'ora in cui di solito si torna.
Sapevo che avrei sentito il silenzio, forte, lì alla Sella di Monte del Corno Grande, quando mi sarei fermato pensando a questo inverno. A chi non c'è più.

Mi spaventava, pensare di andare solo, lì.

C'ero stato in inverno da solo, ed è diverso. Ben più difficile, per molti motivi.
Ma in quel momento ero più "forte".
Ora dovevo capire se la montagna mi voleva ancora. Se mi avrebbe parlato.
E cosa mi avrebbe detto, la sera di venerdi, quando sarei andato, quando la luce scende a poco a poco, e sai che non c'è più nessuno attorno a te, e i passi che ti allontanano pesano il doppio.
...

Questo scrivevo venerdi.
Poi sono andato.

Ho visto subito che la dove avrei voluto andare non potevo. C'era ancora troppa neve e io non mi ero portato né piccozza né ramponi. E il meteo, malgrado le buone previsioni, non mi convinceva.
Così ho cambiato e sono andato a dormire nel locale invernale di un rifugio chiuso.

Mentre andavo pensavo, come se fosse passato molto più tempo: sono di nuovo qui. C'era vento forte. Mi sono fermato là dove un amico se ne è andato, questo inverno. Io so, come può essere d'inverno lì. Eppure mi sembrava così assurdo. Quell'erba verde, quei fiori. Non è un posto dove morire, quello.
Ma il mondo è indifferente a noi che lo percorriamo. E in fondo dove nasciamo e moriamo non ha importanza.

Il vento non mi ha fatto dormire, quasi. Fischiava infilandosi dove poteva infilarsi. Se mi addormentavo ruggiva rabbioso risvegliandomi di soprassalto, in quella confusione che ti viene nella testa per alcuni istanti nel buio totale quando non sai dove sei e cosa succede.

Ho provato a salire, all'alba, ma il vento sulla cresta era ancora più forte e certi momenti mi faceva perdere l'equilibrio.

Allora sono tornato indietro.

La montagna non mi ha accolto sorridendo. Se fosse una donna direi che se l'è tirata un po'. Ha fatto finta di non riconoscermi.
- chi sei tu? che volevi fare? ... ah no mi spiace... ho altri programmi... ripassa e ne riparliamo, forse...-

Sul sentiero di ritorno per ben due volte mi sono passati accanto grossi sassi.
Volevo fermarmi a mettere i guanti - avevo le mani insensibili per il freddo - e ho pensato... qui no, troppo esposto. E mentre pensavo un sasso mi è passato accanto.
Poi mi sono fermato al riparo. Il tempo di togliere lo zaino e davanti a me, sulla mia traiettoria se avessi continuato, due grossi blocchi e il contorno di piccoli che smuovevano rotolando, hanno attraversato il sentiero.

Strano... in quel punto. L'ho fatto decine di volte quel sentiero e non ho mai visto cadere un sasso.
Forse nella nebbia c'era qualche animale, sopra. Non so.

Ma questo, e non nelle ore prima, non il vento, non il dormire fuori, non il silenzio... questo è stato il saluto.

La montagna ha giocato con me. Rudemente... a modo suo ... che ti puoi aspettare da delle rocce?
Bonariamente però...

certo se mi fossi fatto colpire da quei sassi, che pure venivano giù rotolando allegramente e senza troppa convinzione (insomma non erano mortali... ma su uno stinco non sarebbe stato piacevole riceverli però...) voleva dire che ero proprio fuori sintonia ormai...

insomma mi ha dato un buffetto... una zampata affettuosa a modo suo...

- sei tornato eh? ihhihi tiè... beccati questo... -

In fondo non ho preso una goccia d'acqua, in fondo ho trovato da dormire. Mi vuole sempre bene.



7月5日

maledetto

Sono andato ad arrampicare a Pietrasecca, questi giorni, nonostante il tempo non propriamente bello. Pietrasecca è un paesino che sta poco dopo Carsoli, venendo da Roma, a metà strada circa per L’Aquila.

Sono rimasto impressionato dallo schieramento di militari e di forze dell’ordine incontrato lungo l’autostrada.

Ogni ponte, ogni galleria, ogni viadotto, ogni attraversamento anche di poderali era presidiato.

Carsoli era piena di militari: piena. Oggi pomeriggio attraversandola ho incontrato 3 gruppi di militari a piedi, due jeep, una pattuglia di ps, una di carabinieri.

Questo nello spazio di circa due km alle 3 del pomeriggio.

 

Un amico mi ha detto che per andare da Arischia a L’Aquila, percorso che di solito si fa in dieci minuti, ci ha messo un’ora. E’ stato fermato e controllato 3 volte.

Pensavo ai termini più corretti per esprimere quello che mi era rimasto dentro:
impressionato
schifato
nauseato
ma nessuno mi pareva adatto.
Poi alla fine ho capito: mi sono sentito umiliato.

Come cittadino nato e cresciuto in un paese libero mi sono sentito umiliato dal sapere che non potevo fare assolutamente nulla contro questa idiozia.

Ho provato pena, forte pena, al limite della commozione, per la gente de L'Aquila.
Ho pensato a quelli che conosco nelle tende, a quelli che si fanno centinaia di km ogni giorno, a quelli che da mesi e chissà per quanto ancora debbono sottostare a tutti i disagi post terremoto oggi sottoposti ad una specie di legge marziale.

Tutto per colpa del colpo di teatro di questa monumentale testa di cazzo che abbiamo come capo del governo,
e che ha avuto la bella pensata, dopo aver speso centinaia di milioni di euro per la maddalena, di fare il G8 a L’Aquila... del suo profondo disprezzo per la gente, della sua indifferenza totale per tutto ciò che non gli apporta vantaggi di qualche tipo.


Ha fatto del G8 a L'Aquila un palcoscenico, come al solito.
Così come del terremoto, così come del disastro di Viareggio. Così come in ogni altra occasione poteva avere un tornaconto d'immagine o di potere.


Fino a quando gli italiani riusciranno ad essere ciechi verso questo cancro?


Sono schifato da questa demagogia, da questo disprezzo della gente.

Io spero come non ho mai sperato in vita mia che quest’uomo schiatti. Muoia quanto prima. Che crepi. Che gli prenda un accidente. Che precipiti con il suo aereo o con l’elicottero.

Quel giorno mi ubriacherò di gioia e uscirò a ballare per le strade.