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日志


9月28日

mi hai mandato la rana

Questo è lo strano messaggio che mi è giunto pochi istanti fa.
Non so bene a cosa possa riferirsi. Probabilmente è un messaggio in codice.
Non aveva punto esclamativo... né interrogativo.
Niente altro.
 
Sembra una constatazione dai toni vagamente accusatori.
Ora se avesse avuto un punto interrogativo: "mi hai mandato la rana?" io avrei risposto... "che rana? guardi che forse ha sbagliato persona..."
ma così, invece... secca: " mi hai mandato la rana"
non ammette repliche.
 
In effetti mi viene da dire: si. sono stato io.
Ho mandato la rana. E ammora?
E' vietato mandare le rane?
Che hai contro le rane?
 
Ma sono indeciso.
Se fosse diventato reato? Se mi fossi comportato in modo pericoloso senza saperlo?
Le leggi qui cambiano così velocemente...
 
Voi che dite?
 
 
9月25日

ancora sulla strage di castelvolturno

Interessante interpretazione di Saviano della strage
http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-la-camorra-e-gli-immigrati/24497?video

in pratica:
la zona dove c'è la comunità africana è una zona dove devono essere edificati milioni di metri cubi.
gli africani se ne devono andare.


interessante anche (aggiungo io, non saviano) la tempestività con la quale il ministro dell'interno Maroni ha inteso risolvere il problema scaturito dalla strage incentrando i provvedimenti sull'allontanamento degli africani dalla zona.

.......

I video sono 4, sono brevi e consiglio di guardarli.
Il secondo in particolare modo, dove si fa notare come i ragazzi e le ragazze africane abbiano dimostrato cento volte più coraggio dei locali, dimostrando la loro protesta per la strage.
A dimostrazione che in italia, dall'arrivo della maggior parte delle persone che emigrano qui, abbiamo solo da guadagnare.



9月19日

strage di camorra... sarò abituato a non fidarmi, ma...

da repubblica online
La camorra ammazza sei extracomunitari di colore a Castelvolturno, nel Casertano.

Il giornale riporta l'opinione degli investigatori:
"Volevano spacciare nella terra dei Casalesi senza pagare la tangente al clan. Per gli investigatori non ci sono altre spiegazioni alla strage di extracomunitari ieri sera nel Casertano."

A me sta cosa non convince per niente. Perchè?

6 morti fra gli extracomunitari + 1
questo è il livello di una guerra.

Allora: se vuoi intimorire degli spacciatori ne ammazzi uno, gli altri o capiscono oppure c'è una excalation, no?
magari rispondono pure...
ma, da 0 a 6 è fuori da ogni logica. Dal nulla a una strage?

Non lo so.
Innanzitutto penso sia molto facile ammazzare qualche extracomunitario senza che si sappia troppo. Facendo si che lo sappia solo chi deve saperlo.
E chissà quanti ne ammazzano senza che si sappia.

Fare una strage del genere significa attirare l'attenzione di brutto. Significa avere l'attenzione delle forze dell'ordine.
Non ha senso, in una logica criminale.

Avrebbe senso in uno scontro fra organizzazioni. Ma questi non sembrano, un'organizzazione. Infatti non avevano armi, non hanno risposto al fuoco, niente di niente.

Come fai, a Castelvolturno, a mettere in piedi un'organizzazione di tale peso da meritare una simile punizione senza che questa organizzazione si "veda"?
Senza cioè i classici simboli del potere malavitoso?  macchine... case... bar... armi... eccetera.

Questi li ammazzano dentro un negozio di vestiti...

Peraltro, in genere, le organizzazioni criminali fra extracomunitari sono molto legate all'etnia.
I morti qui sono 2 liberiani, 3 ghanesi, 1 del Togo
In Liberia sono quasi tutti cristiani, in Ghana e Togo più animisti. Ma magari conta poco.
Togo e Ghana confinano, ma la Liberia no.
Ma non sono un esperto ovviamente. Però cerco di andare oltre la logica: sono tutti neri/sono tutti uguali.
Non sono uguali per niente. L'unica cosa che li accomuna è il percorso attraverso cui sono arrivati in italia e probabilmente il tentativo di guadagnarsi una vita dignitosa.

Insomma perchè se ne stanno tutti insieme lì se sono spacciatori come dicono?

A me sembra una punizione verso la comunità.
E mi sembra che anche le stesse proteste della comunità nera lo dimostrino.

(...)
"Noi con la camorra non c'entriamo niente, lavoriamo dalla mattina alla sera", si disperano gli amici delle vittime. Davanti al negozio Ob Ob exotic Fashions, teatro dell'agguato, c'è anche lo zio di una delle vittime. Steven, ghanese, fa il giardiniere: "Mio nipote Giulios non ha mai fatto nulla di male", dice mostrando le mani indurite dalla fatica per dimostrare che "noi non siamo camorristi". "Siete razzisti", gridavano stamane gli amici nordafricani delle vittime, "Ci vogliono cacciare, ce l'hanno con noi, ma non siamo camorristi". Davanti al negozio della strage, hanno bloccato la Domiziana costruendo una barricata con cassonetti della spazzatura, materassi e vecchi mobili ed hanno dato vita ad un corteo spontaneo. Nella protesta, che è degenerata in una guerriglia urbana, sono state scagliate pietre, ribaltate auto e distrutte le vetrine di vari negozi: "Italiani bastardi" è il coro che si alza dalla folla.  (...)

Mi piacerebbe saperne di più.
Ho qualche dubbio sulla versione "ufficiale".

 

da questo blog

"A protestare, sul luogo dell'agguato di Castel Volturno, sono quasi tutti amici di Alaji, il ghanese di 28 anni, che lavorava nel negozio-sartoria di vestiti etnici dove sono entrati in azione i killer ieri sera. In prima linea, ad urlare a tutti che Alaji non è stato ammazzato per una questione di droga e di camorra, c'è anche la sua compagna, Vichi, 32 anni. Con Alaji si conoscevano da tre anni ed avevano un figlio di un anno ed un mese. Racconta quello che ha visto tra le lacrime. ''Mi hanno telefonato, mi hanno detto che Alaji era stato ammazzato - dice Vichi - sono arrivata davanti al negozio e l'ho visto, era ancora seduto alla sua macchina da cucire, l'avevano colpito alla testa, i suoi occhi erano sbalzati fuori. E' stato terribile''. Vichi, e con lei tantissimi altri amici, continuano a ribadire che Alaji ''era una bravissima persona''. ''Lavorava dalla mattina alla sera - aggiunge - non si alzava neanche per mangiare, racconta Vichi, è un innocente, non un criminale''."

rieccome

Dopo qualche giorno di meditabondo silenzio, rieccomi qui.
In realtà non sono stato con le mani in mano né tantomeno, come il pensatore di Rodin, ero accasciato, a tenermi la testa, rimuginante.
In realtà ho migrato. Ho riempito le valigie di migliaia di files accumulati nel corso di 3-4 anni e la mia virtualità è andata ad abitare in un computer nuovo.
Io ero piuttosto restio al cambiamento, infatti il nuovo pc era da circa 3 mesi che mi aspettava, pazientemente, chiuso nella sua scatola, diventando, per gli effetti nefasti della perfida legge di Moore, ogni giorno più obsoleto. Ma più chè l'idea di installare il sistema operativo mi spaventava il reinstallare la miriade di programmini con i quali sono abituato a lavorare e di cui cd d'installazione sono perduti nell'armadio delle cose vecchie da computer.
Ora dovete sapere che codesto armadio, piuttosto capace, nato per tenere in ordine le cose, è diventato negli anni una sorta di buco nero nel quale vagamente si sa che una data cosa dovrebbe esserci, ma che si rinuncia a cercarla non appena si apre e gli oggetti contenuti mostrano la spiacevole tendenza a rovesciartisi addosso.
Tenete conto che abbiamo una decina di pc in rete; che nel corso degli anni sono stati sostituiti; che i pezzi vari sono stati cambiati... ci sono modem, schede madri, ram, schede video, cavi di ogni sorta, router, switch, cazzi, mazzi e quant'altro. Oltre appunto qualche centinaio di cd.
Si certo ci sarebbe da fare ordine. Ma chi è in grado di metterci le mani? Ormai l'entropia governa l'armadio e ho paura che sia un processo irreversibile.
 
Ma settembre, si sa, è il mese dei cambiamenti. Anche perché il vecchio ogni mattina per partire ci metteva sempre più tentativi... e ho avuto paura che la malvagia deità che governa i pc, mi punisse, prima o poi, per la mia ignavia.
Allora mi sono deciso e munitomi di doppio schermo, doppia tastiera, doppio mouse (oltre che ovviamente doppio pc), il tutto davanti a me ho iniziato a traslocare.
Devo ammettere che questo genere di traslochi mi si addice di più di quelli brutalmente fisici,  come per esempio portare un divano da una casa all'altra.
Nonostante i traslochi virrtuali siano noiosi quelli fisici sono oltre che noiosi e anche faticosi.
E questa accoppiata tende, non so per quale motivo ad avere un effetto deleterio sul mio sistema nervoso.
 
Insomma, due giorni pieni di tramestii, daunloading, apgreid, smorz e riapicc; due giorni in cui scrivevo bellissime frasi sulla tastiera sbagliata o sbattevo il maus con rabbia perchè il puntatore non si muoveva (avendo preso il mouse del monitor altro); due giorni in cui qualche moccolo è volato... ma alla fine sono qui, sul nuovo pc che mostra dei muscoli poderosi. Doppio processore, ram infinita, hd velocissimo, porte di ogni tipo, video/audio da discoteca... insomma fa la sua porca figura e la mattina ad accendersi invece che di 4-5 minuti ci mette 30 secondi.
 
Nel frattempo che è accaduto in italia e nel mondo?
Nel mondo assistiamo al collasso, preannunciato più volte, dei mercati finanziari USA; alle fluttuazioni del prezzo del petrolio (che permettono agli speculatori enormi guadagni); alle grida di allarme per la recessione e per l'inflazione, anzi per la stagflazione. In italia ai decreti antiputtane e all'inizio di una scuola in cui gli ennesimi tagli vogliono farci credere che si chiamino riforma.
A parte che su questa cosa che ogni cambio di governo ci sia una riforma della scuola mi fa incazzare non poco!
La scuola secondo me dovrebbe essere come la costituzione. Si dovrebbe procedere a riforme strutturali solo con la maggioranza di 2/3 del parlamento.
E invece ogni ministro che arriva in termine di qualche mese ha pronta la sua brava riforma.
Tanto per far crescere i ragazzi in un mondo di regole certe. Tanto per dargli il senso delle Istituzioni.
E così abbiamo questa riforma che è un misto di populismo (i grembiuli uguali per tutti) e di valori di una volta (il maestro unico) e di imbecillità (il voto in condotta contro il bullismo). Il tutto a mascherare gli ennesimi tagli a quello che dovrebbe essere il settore vitale di ogni paese civile. Il suo futuro. Il suo investimento.
 
Però abbiamo il Minsitro Carfagna che partorisce il Decreto Legge contro la prostituzione. Una delle cose più demagogiche e intrinsecamente ipocrite che si siano viste negli ultimi anni.
E' demagogico perché ovviamente non risolve affatto il problema (quale che si voglia considerare il problema: se lo sfruttamento, l'ordine pubblico, la moralità... eccetera) fa solo finta di affrontarlo. Farà volare gli stracci, come si suol dire, e tutto resterà come prima.
Come si farà a individuare i "trasgressori"?
La flagranza come si configura? nel momento in cui il denaro che paga la prestazione sessuale passa di mano?
Quando il "cliente" si avvicina con l'auto alla "prostituta"?
Quando vengono sorpresi un maschio e una femmina e/o assimilabili in atteggiamento promiscuo ?
Come si dimostra che c'è stato mercimonio?
Oppure saranno i convenuti che dovranno dimostrare (atto di matrimonio? pubblicazioni ? anello di fidanzamento davanti a testimoni? ) di star facendo sesso per libera scelta senza pagamenti di prestazioni?
Ovviamente la prostituta non pagherà la multa. E se il malcapitato "cliente" superando l'eventuale imbarazzo deciderà di fare ricorso, voglio proprio vedere, la già malmessa macchina della Giustizia Italiana come si ritroverà ulteriormente ingolfata in un mare di sanzioni sostanzialmente indimostrabili.
"Non vi è nulla di più distruttivo per il rispetto del governo e delle leggi che l'emanar leggi che non è possibile far rispettare" (A.Einstein)
E poi è ipocrita ovviamente. Moralista della peggior specie. Quasi un certo ministro volesse emendarsi dalla chiacchiera che la vede occupare quel posto in cambio di favori sessuali.
Quasi non fosse di questo governo la pratica di spostare veline e signorine varie in lavori più o meno retribuiti a seconda della disponibilità ad elargire le proprie grazie.
 
Il bello, in tutto ciò, è che il gradimento del governo e del nostro esimio Presidente del Consiglio, aumenta. Secondo un sondaggio di Repubblica.
C'è un bell'articoletto di costume qui, ma cito una frase di questo articolo, che sottoscrivo in pieno:
"Ora, Silvio Berlusconi non ha distrutto l'Italia e non ha creato una dittatura;  però non ha fatto nemmeno praticamente nulla di buono. Eppure è il politico del dopoguerra che ha governato più a lungo, e ha più consensi che mai. Da cui possiamo dedurre che è lui a essere intelligente e i suoi avversari a essere cretini."
..........
E così, fra queste cosucce e altre che riescono ancora ad indignarmi, ho abbassato la testa sui computer, ho ricominciato ad allenarmi in palestra con convinzione e mi sono messo a dieta.
Il privato può ancora darti piccole soddisfazioni, se riesci a non farti prendere dall'angoscia per quello che ti circonda.
 
 
 
 
9月14日

solitudine

La vita è un'isola in un oceano di solitudine: le sue scogliere sono le speranze, i suoi alberi sono i sogni, i suoi fiori sono la vita solitaria, i suoi ruscelli sono la sete.

Ti ho visto, fratello mio, innamoratissimo di una bellissima donna, deporre il cuore sull'altare della sua grazia, E quando ho visto lei contemplarti con tenerezza e materno amore, ho detto a me stesso:
"viva l'Amore che ha posto fine alla solitudine di quest'uomo e ha congiunto il suo cuore a un altro cuore".

E tuttavia, guardando una seconda volta, ho scorto nel tuo cuore amante un altro cuore, solitario, che gridava invano per rivelare i suoi segreti a una donna; e dietro la tua anima piena d'amore, un'altra anima, sola, vagava come una nuvola, sospirando invano di potersi sciogliere in lacrime negli occhi dell'amata?

La tua vita, fratello mio, è una dimora solitaria, separata dalle dimore degli altri uomini. E' una casa nel cui interno non può spingersi lo sguardo del vicino. Se piombasse l'oscurità, la lanterna del vicino non potrebbe illuminarla. Se fosse svuotata da ogni provvista, non potrebbero riempirla le scorte dei vicini. Se si ergesse in un deserto, non potresti trasportarla nei giardini degli altri uomini, coltivati da altre mani. Se si ergesse sulla vetta di una montagna, non potresti trasportarla nella valle calpestata dai piedi di altri uomini.

La vita del tuo spirito, fratello mio, è avvolta dalla solitudine; se non fosse per questa solitudine, tu non saresti tu, e io non sarei io. Non fosse per questa solitudine, crederei forse, udendo la tua voce, di sentire la mia stessa voce; vedendo il tuo volto, crederei di vedere me stesso in uno specchio.

Kalil Gibran

9月10日

è...


come respirare l'aria fredda di un'alba in alta montagna; come avvolgersi nel vento caldo che entra dai finestrini aperti della macchina in una notte d'estate; come bagnarsi all'acqua limpida di un torrente quando si ha caldo; come annusare il profumo della pelle di chi amo; come guardare il sorriso di mia figlia quando è felice; come ascoltare il silenzio soffiarmi nelle orecchie; come piangere per il dolore di uno sconosciuto; come raccontare me stesso a chi penso che non mi tradirà.

un bacio alle persone che amo, che lo sappiano o meno, che le amo.


9月8日

reminiscenza

Una volta ho letto su un sito una descrizione dell'innamoramento. Fra le altre frasi con cui tratteggiava le sensazioni che si provano c'era: reminiscenza, ovvero la sensazione di essersi incontrati in altre vite.
Mi colpì perché era una sensazione che avevo provato, di cui io e lei avevamo parlato e fantasticato sul come e dove.
Pensavo fosse molto particolare ed esclusiva.
Ora scoprivo che invece era così comune da essere considerata normale.
Questo mi dispiacque. Toglieva unicità al mio amore. Lo banalizzava, in un certo senso.
Avevo capito da tempo che molte emozioni ed esperienze che pensiamo facciano di noi persone speciali in quanto rare in effetti non lo erano affatto. Ma questa, così personale, proveniente da quelle profondità del nostro essere in cui ci muoviamo come in un abisso di tenebra, mi sembrava per forza molto particolare. Molto mia.
 
E invece no.
Però poi, pensandoci, mi è venuta alla mente che più che banalizzare l'emozione, massificandola quasi poteva, rovesciando il rapporto di causa-effetto, quasi confermarla.  Cioè, sto dicendo, chi mi garantisce che in effetti quello stato di euforia eccitata dell'innamoramento, nei quali viaggiano nel nostra sangue sostanze psicotrope endogene con vari effetti sulle nostre percezioni psico-sensoriali, non permetta di attingere a una memoria sepolta, normalmente inattiva, difficile da scandagliare?
 
L'innamoramento cioè quasi come ipnosi regressiva incolontaria ma mirata.
Perché in effetti i grandi amori sembrano segnati, in qualche modo, sembrano avere già una storia passata di comprensione e di legame profondo, e s'intravede in essi, in nuce, anche il loro tragico e incompiuto destino. Due persone che si ritrovano, dopo essere state separate dalla morte, dal dolore, dall'incomprensione, dagli eventi della vita e oltre.
 
La reminiscenza. Quando guardi negli occhi una persona e senti emozioni che vengono da stati d'animo che non possono appartenere al tuo presente. Occhi che hai già guardato.
La reminiscenza. Corpi che appena si avvicinano e si toccano e scoprono, prima della testa, di conoscersi e di adattarsi uno all'altro come lo avessero sempre fatto.
 
 
Chi ha provato questa sensazione?
E poi, come è andata a finire?
Era solo illusione? oppure avete avuto la sensazione ancora una volta di un cerchio che non si è chiuso e che aspetta di esserlo, magari in un altra vita?
9月4日

Quando salendo creavi il mondo


(Fosco Maraini – da "Aquilotti del Gran Sasso. Pietracamela 1925-1975" )


Arrivammo ad Assergi in moto, mio cugino Nico ed io. Ma da lì in su la montagna era vera montagna, non com' è oggi - un terrapieno per strade asfaltate, o una specie di gigantesco pilone per gondole di funivie. Soltanto il fatto di salire a piedi, con un pesantissimo sacco sulle spalle, da Assergi alla Portella, al crinale sassoso tra Pizzo Cefalone e Monte Portella, che lunga, lenta, sudata conquista! Quelle ore di fatica ci allontanavano gradualmente dal mondo normale della pianura e della città. Lasciavi la fonte Cerreto tra le querci; poco dopo gli alberi si trasformavano in arbusti, poi sparivano del tutto, mentre la salita si faceva più ripida. Le ossa di pietra della montagna sbucavano dal manto misero e giallastro d'erbe secche. Ti sentivi lentamente accolto in un mondo dalle dimensioni inconsuete ed affascinanti. Le ore? Non contavano più nulla. Questi erano posti da secoli! L'orizzonte si allargava piano piano. In un certo senso, salendo «creavi il mondo» - men¬tre adesso te lo trovi confezionato come un prodotto industriale, uscendo dalla funivia sul terrazzo dell'albergo. Avevi sete? Dopo molta pena un piccolo stillicidio tra i sassi era scoperta e gioia. Avevi fame? Una sosta col sacco appoggiato sopra le pietre era ristoro e distrazione.

Poi, non so, mi sbaglio? Ma esisteva tutto un mondo pastorale vivo e presente che oggi è quasi scomparso. Incontravi greggi, sentivi tintinnio di campane, respiravi odori forti di concimi, e il vento ti portava agli orecchi voci roche e richiami. I pastori - ne incontrammo diversi - sembravano uomini d'un altro tempo, d'un'altra specie. Oggi se ne vedono ancora, ma arrivano su dal paese in macchina o in moto, tengono in tasca la radiolina; non sono più dei superstiti o dei testimoni d'un universo antichissimo e segreto, ma dei rozzi apprendisti d'un mondo nuovo, meccanizzato e purtroppo in gran parte volgare. Certo, può essere che mi sbagli! Ecco perché parlo di «nascita del mito». Forse il mondo di quei tempi non era poi tanto diverso da quello di oggi; io però me lo ricordo diverso.

Se raccontassi ai miei nipoti le giornate del Gran Sasso d'allora, parlerei di pastori baffuti, foschi, sibillini, che portavano vecchie mantelline di lana militari grigioverdi ( guerra '14-18 ) sulle spalle, e prodigiosi gambali di cuoio intorno agli stinchi; uomini misteriosi che apparivano dal nulla all'imbrunire, come re magi; parlavano una lingua quasi incomprensibile; incutevano una vaga inquietudine perché non sorridevano mai. Di là dalla Portella scendemmo su Campo Pericoli e ci dirigemmo al Rifugio Garibaldi, un edificio basso e malconcio, quasi nascosto tra le gobbe del terreno sassoso. Mi sembra ci fosse un solo custode, un uomo anziano, molto simile a quei pastori che avevamo incontrato salendo, e come loro parco di parole. I rifugi d'oggi sono quasi sempre parenti del bar di paese; ma allora un rifugio faceva piuttosto pensare ad un antro, una spelonca, un tugurio di pastori. L'immersione nella montagna era più genuina e totale. Se ne restava più vigorosamente trasformati.

Oggi ci portiamo dietro troppa industria, troppo scatolame, trop¬pe scritte, troppa plastica; la denudazione della vita quotidiana non arriva ad essere completa; certe cose nefaste ci s'attaccano addosso come malattie. Allora al rifugio mangiavamo pane, formaggi, latte, eravamo ospiti delle greggi. Nella cucina di ghisa bruciavano pezzi di vecchio faggio portati lassù a dorso di mulo. Era autunno. Non c'era anima viva in giro - voglio dire turisti, alpinisti. D'alpinisti da quelle parti c'eravamo solo noi.


Restammo al rifugio quasi una settimana e salimmo parecchie cime d'intorno; il Corno Grande, si capisce, poi l'Intermesoli, il Cefalone, il Corno Piccolo. Tornammo due volte al Corno Piccolo. La seconda volta ci sbizzarrimmo su e giu pei vari torrioni. Non so come, ci trovammo su per la parete sud del Torrione Cichetti. Ad un certo punto pareva non fosse possibile proseguire, m'ero incrodato lungo una lastra liscia, quasi verticale, senza un appiglio. Guardando bene scoprii un buchetto curioso, anzi erano due buchetti che si riunivano dietro, tra di loro. Infilai un cordino, che poggiava sulla colonnetta di pietra separan¬te i due vuoti, e me ne feci una staffa. A quei tempi le sigle esoteriche di oggi non erano ancora state inventate; forse oggi si direbbe ANI, «artificial-naturale I», chi sa! Cosi la paretina venne felicemente superata; Nico ed io ci trovammo seduti sulla vetta del Torrione in uno dei pochi momenti di sole, durante quei giorni per lo più cupi e nebbiosi.


Sul Corno Grande e sulle cime vicine, sul Torrione Cambi, sulla Vetta Centrale, avevamo ritrovato la pietra, i colori, la vegetazione stessa delle Dolomiti. Era stata un'impressione inattesa e piacevolissima, come tornare tra vecchi amici! Non so, forse esagero, ma il vero innamorato dei monti ha gioie, talvolta, d'un'autentica sensualità geologica. Come l'amatore di donne gioisce alla scoperta di certi paesaggi carnali {quei peluzzi biondi sulla pelle bruciata dal sole, quell'attacco del collo, quella tal caviglia ...), cosi chi degusta i monti fino in fondo con l'anima, coi sensi, con tutto, prova brividi d'intenso piacere geologico alla vista ed al contatto di certe pietre, di certe rupi.


Dopotutto la roccia cos'è se non carne del mondo, carne cosmica? Personalmente trovo sempre irresistibile il calcare, le sue luci, i suoi colori, il suo tatto, la sorpresa continua del suo modellato capriccioso. Tutto mi piace nel mondo del calcare; le piante che prediligono quel sostrato, la terra rossa che si nasconde nelle buchette, il brillio d'una vena di cristalli minuti. Le Dolomiti, si sa, sono la metropoli del calcare, ma monti di quel sasso corrono dalle Grigne a Trieste ed oltre. E come non ricordare le grandi rupi rosse di calcare intorno a Palermo, Monte Pellegrino, Capo Gallo, Capo Zafferano, Pizzo Lungo, luoghi che pochi conoscono, monti scolpiti a strane rughe, con spaccature dai bor¬di taglienti, dove ci si arrampica seguiti dai profumi di spe¬zie quasi esotiche, dalle salvie, dagli elicrisi, dai rosmarini, dai cavoli selvatici? Certe volte per liberare una cengia si strappano ciuffi d'euforbie.


Il Corno Piccolo era invece del tutto diverso. Ecco una roccia severa, maschia, che si presentava in blocchi smisurati come castelli, o come antichi templi un po' misteriosi, con cupole e duomi arrotondati. La luce radeva la pietra con felice eleganza mettendo in rilievo la sua granulazione quasi preziosa. Era bello questo contrasto tra la superba semplicità delle singole masse petrigne, e la finezza poi dei particolari. Toccavi, carezzavi quella pietra, come avviene pel protogino del Monte Bianco, con un senso vago di riverenza, quasi ti trovassi al cospetto d'un gigante. La dolomite è più femmina, più capricciosa. Questa era una roccia elementare, possente. Non so, mi pareva s'intonasse in modo perfetto cogli orizzonti sconfinati dell' Abruzzo. Più tardi avrei imparato quante somiglianze vi possono essere tra certi panorami abruzzesi e certi prospetti del Tibet.

Campo Imperatore, per esempio, potrebbe benissimo essere Tibet; ricorda la pianura sconfinata di Phari Dzong, a 4200 metri, sulla via tra l'India e Lhasa. Certo le dimensioni. Lo so; ma fondamentalmente ci siamo. Oggi !'incanto è guasto, rotto; Campo Imperatore è percorso dalle macchine che corrono lungo nastri d'asfalto. Ci sono alberghi, rifugi, cantoniere, spacci. Ma in quegli anni lontani non era ancora arrivato il «progresso» e Campo Imperatore bisognava conquistarselo passo passo, con ore ed ore di cammino. Le vere dimensioni del paesaggio ti penetravano in corpo, in cuore, poco alla volta, come un filtro sottile che esercita la sua malia dopo molto tempo.

Lasciato il Rifugio Garibaldi, che allora era l'unica base d'appoggio, Nico ed io volevamo fare una puntata al Prena ed al Camicia. Il cielo era basso, cupo; c'era poca speranza. Campo Imperatore era infinito; un oceano di pascoli lambiti dalla nebbia portata dal vento. Quando arrivammo verso Vado Di Corno cominciò a piovere. Ci rifugiammo sotto una roccia ed aspettammo. Passò molto tempo. Si fece tardi. Dovemmo rinunciare. Mentre tornavamo verso la sella di Monte Aquila, le nubi d'un tratto si aprirono. Per alcuni istanti apparve, incredibilmente alto nel cielo, il Corno Grande vagamente sfiorato dagli ultimi raggi di sole. Sono cose che non si dimenticano, parte d'una leggenda segreta del cuore.



da Cai-Tci Grazzini-Abate 37b) Via Maraini
Fosco Maraini e Nico Arnaldi, 19 settembre 1933. Arrampicata bella e su ottima roccia.
L'attacco è in corrispondenza della Forcella fra il Torrione Aquila e la Torre Cicchetti e può essere raggiunto per la via Chiaraviglio-Berthelet o percorrendo in senso inverso la cengia del pendolo dalla via ferrata Danesi.
Guadagnare su parete (3 metri) un'esile cengetta, prendere a sinistra il filo dello spigolo (IV) uscendo poi a sinistra su una cengia (25 m)
Proseguire superando una paretina e su placche appoggiate raggiungere la vetta.