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August 26 ho sognato che scrivevo questa cosa Ecco. Ho rinunciato. Hai colto il segno? Quello della resa e del volgersi. Quello che recide. Ulteriormente. Non sono venuto da te. Nei luoghi del nostro amore. Del mio amore. Non sono venuto a guardare la tua casa di notte. A sfiorare con lo sguardo la tua macchina parcheggiata. Col cuore in gola all'idea che tu improvvisamente uscissi o ti affacciassi alla finestra. Tremando all'idea di incontrare il tuo sguardo, dal buio del mio nascondiglio, pronto a voltarmi, ingobbirmi, perché tu non potessi riconoscermi. Non sono venuto sulla montagna sopra di te, a sedermi al freddo del vento, sudato. Abbracciando le mie gambe nude, la testa fra le ginocchia a pensarti: eccomi sono qui, mi senti? ti sto chiamando, ci pensi a me? esisto io, per te? Non sono passato e ripassato davanti al tuo lavoro, sentendomi mancare il fiato solo perchè eri così vicino a me. Proprio tu. Il tuo corpo, la tua voce, le tue movenze, le tue spalle da uomo, i tuoi occhi da elfo. Quando sono morte le parole fra me e te è rimasto il ricordo. E' una cosa mia. Non ti riguarda. Parlo a te come sei nella mia mente e non a te come sei oggi. Parlo al ricordo. Non c'è stato un solo giorno in questi anni che io non abbia pensato a te. A quello che facevi, a dove eri, a cosa pensavi, a cosa provavi. Non c'è stata una cosa che ho visto che non abbia pensato se ti sarebbe piaciuta, e cosa avresti detto, o cosa avresti fatto. Non c'è stata una sensazione che ho provato che non ti abbia raccontato, nella mia mente. Immaginando i tuoi commenti. Non c'è stata emozione che non abbia misurato le emozioni che ho provato per te. Ma ho accettatto la sospensione perpetua. va bene? E' una contraddizione, dire "sospensione perpetua"? Forse. Ma è il solo concetto che possa esprimere quello che sento. Che quel legame con te, per me, non è finito e, lo so, non finirà mai. Ma che non uscirà mai più da me. Resterà chiuso. Soffocato. Nascosto. Stretto. Cucito. Emanerà un che di triste, leggibile nei miei occhi, per chi li guarderà cercando di scoprire in essi chi sono e perchè i miei sorrisi appaiono e scompaiono tagliati nettamente, quasi mi vergognassi di essi e li nascondessi. Ma questo sarà tutto e tu non saprai nulla. Mai più. Ecco. Ho messo una pietra pesante a imprigionare qualcosa che è ancora vivo e lo resterà. Ma nascosto. Un amore all'ergastolo, si potrebbe dire. Senza permessi premio, senza sconti di pena. Te lo dovevo. Dovevo tenerlo imprigionato. Dovevo far si che i suoi lamenti improvvisi, le sue rabbie voraci, la sua inquietudine scomparissero. E anche perché non divorasse se stesso, facendomi impazzire. E' così e basta, ho detto. Non c'è risposta e non c'è possibilità di capire. Non si può spiegare tutto. Ti va bene così? Hai capito? O pensi che semplicemente mi sia dimenticato di te? Non lo so. Non importa. Le mie domande su di te sono chiuse in un cassetto, con le lettere che ti ho scritto, il male che ci siamo fatti, le parole come acido sull'anima che affiorava palpitante a cauterizzarla. C'è un lucchetto e una catena, intorno a questo cassetto e ancora intorno una porta chiusa e poi un muro e poi terra a ricoprire tutto. Ci sono migliaia di passi che hanno calpestato quella terra in modo che non si vedesse nulla. C'è che non cresce niente, da quella terra. C'è che sono irraggiungibile. C'è che affido i miei pensieri ai bit di un blog ma non agli occhi pure attenti di persone a cui rendo invece i miei silenzi. Il mio vuoto. Ed è questo il prezzo che pago per aver incatenato quell'amore. Sono divenuto il suo guardiano. Quel muro è intorno e insieme dentro di me. Non posso allontanarmi da esso. Sono una specie di tenente Drogo nella fortezza. Te, o un'altra te, se esiste. O niente. Comments (8)
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