Dopo aver ricevuto, nel tempo, diversi inviti ad iscrivermi a questo o a quello da parte di a volte non meglio identificati "amici", qualche settimana fa ho seguito il link e sono andato a vedere facebook. Ovviamente l'idea di dargli nome e cognome veri non mi ha sfiorato nemmeno per un istante e ho compilato un po' a casaccio i vari campi, cliccando velocemente per oltrepassare la fase dell'iscrizione. Così velocemente che senza rendermene conto feibuc ha avuto accesso a tutti i miei contatti msn e li ha invitati ad iscriversi a nome mio.
La cosa, appena me ne sono reso conto, mi ha imbarazzato. Così come a me infastidiva l'invito che mi arrivava nella posta, lo stesso pensavo per quelli a cui inavvertitamente avevo fatto inviare la e-mail.
D'altro canto, se ero iscritto da 3 minuti, come potevo essere così entusiasta da proporre immediatamente a tutto il mio mondo virtuale di seguirmi?
Ma tant'è. Scoprivo poi con sorpresa che, scusandomi di quella che io avevo considerato una mia sbadataggine, qualcuno si offendeva, per essere stato invitato per sbaglio. Al che, poi, sono stato zitto.
Bene, mi sono detto, vediamo un po' come funziona sto feisbuc, visto che ci siamo. Che è? Una specie di blog?
Uhm... non proprio. Se uno vuole si può scrivere, si. Ma non è proprio quello il suo scopo.
E' un album di foto? Si, anche, ma non è proprio un album di foto. E' una chat? una specie... ma a distanza, è un passa e vai.
Feisbuc assomiglia ad un andirivieni frenetico di formichine che s'incontrano in modo apparentemente casuale, si strofinano le antenne e passano oltre. Dove vanno?
A incontrare altre formichine, e basta.
Feisbuc ha risolto il problema di quelli che avendo un computer perchè ce l'hanno tutti, avendo internet perchè ce l'hanno tutti, e avendo acceso il pc, si sono trovati a guardare le cose che il giorno prima guardavano in televisione (meglio) o leggevano sui giornali sportivi (meglio), o nei film porno, scoprendo con delusione che per la maggior parte ti chiedono la carta di credito e comunque sono infestati di tali virus che ti si mangiano anche i sedili della macchina in garage, se li lasci fare.
E si sono detti: e ora che faccio?
Feisbuc è la risposta. Ci si va a far vedere su feisbuc come si fanno le vasche al centro del paese. Si recuperano amici di quando si faceva l'asilo, in modo che il maggior numero di persone possibili sappia in ogni momento quanto tu sia figo, dove pensi di andare in vacanza, che cosa stai leggendo, che scopata ti sei fatto ieri sera, quante amiche fighe hai, se pensi di cambiare macchina, se il capufficio ti ha fatto incazzare e come tu gliel'hai cantate, quanto sei incazzato con il politico e che ne pensi dei cinesi.
Lo "stato" è il vero simbolo di feisbuc. "Tizio è appena tornato a casa e ha fame", su feisbuc è normale che ti rispondano in modo anche normale.
"Ah si, che ti mangi?" "Come è andata la tua giornata?" eccetera. Io invece cerco di immaginarmi: arrivo a casa, poso le cose, apro la finestra mi affaccio e strillo al mondo: "Sono Tizio, sono appena arrivato a casa e ho fame" .... Nella migliore delle ipotesi il vicino in canotta che da l'acqua alle piante mi guarda con sospetto misto a riprovazione e credo che se anche lo facessi una sola volta, quello sguardo, ai nostri incontri, mi accompagnerebbe a lungo. Perchè è implicito, al gridare la mia affermazione, la risposta "ma chi se ne frega" che nasce spontanea come portata dal vento.
Ma su feisbuc no. Ognuno tiene al corrente il prossimo dei propri mutevoli stati d'animo e anche di corpo. "Sempronio ha mal di testa"
E sticazzi. Mi sembra che sempronio se la cerchi. Ma poi sempronio si vendica e viene a fare casino sulla tua bacheca. Insomma ci si fa i dispettucci come i bambini all'asilo. Ci si fregano le matite, ci si fanno gli scarabbocchi sul diario.
Ecco feisbuc ti fornisce di un intero mondo pronto ad ascoltarti. E tu sei così indaffarato a interagire, come le formichine, che non ti resta più il tempo per interagire come un uomo.
Non ti resta il tempo per scrivere, se scrivi; per andare al cinema, se vai al cinema; per parlare veramente, se ti piace farlo; per leggere, per ascoltare musica, per tutto.
O meglio, si fa tutto, ma velocemente, perchè devi correre su feisbuc a dire che lo hai fatto.
E' il consumismo dell'esistenza vissuto in tempo reale. E la deprivatizzazione della solitudine.
Ho pensato che forse però come per tutto, dipende da come lo usi, no? Magari si riesce anche ad utilizzare uno strumento in modo intelligente, senza farsi usare da esso.
Non è così semplice.
Il problema è che gli imbecilli, sono le sirene del nostro tempo.
Ammaliano inducendo emulazione.
Catalizzano, attraggono, si pongono naturalmente al centro di un vortice nel quale, senza accorgersene, si viene attirati.
Un vortice fatto di nulla, nel quale anche tentativi di intraprendere analisi minimamente più approfondite s'infrangono sugli scogli della pochezza di massa.
E' il contrario della "rete". E' alternativo quanto una domenica pomeriggio passata a guardare rai uno.
Essere dentro , induce stili di vita
Gli stili di vita sono vendibili, sono merce, sono massificazione, sono in ultima analisi controllo.
Se la fa frammentazione è impossibile da controllare, o quantomeno è estremamente difficile.
Un network del genere è potere. In ultima analisi controllo sociale.
E' di ieri la notizia che il garante della privacy s'interessa al problema che gli iscritti a feisbuc vengano indicizzati dai motori di ricerca, cosicchè possono essere trovati dall'esterno.
Questo è veramente un falso problema.
Trovo ridicolo rivendicare la privacy del network "che non possa essere indicizzato dai motiri di ricerca dall'esterno" dal momento in cui ci sono milioni di persone all'interno e basta semplicemente iscriversi anche con un nome di fantasia per entrare.
Se lo scopo è quello di farsi trovare ovviamente devi mettere nome e cognome, altrimenti come ti trovano?
A me personalmente, strafotte di quelli con cui mi sono perso di vista...
A momenti non faccio nemmeno gli auguri di natale ai parenti stretti, figuriamoci quanto me ne può fregare di ritrovare i compagni di liceo...
chi è fuori è fuori.
fine. stop. fuori dalla mia vita.
niente ritorna. il passato non esiste.
Il punto per me, non è quello della privacy.
Io trovo che alcuni meccanismi siano una riproposizione caciarona e slabbrata della società pettegola che abbiamo attorno, né più né meno.
In questo senso, il controllo che ne deriva, non è quello della privacy che non c'è, ma della tendenza uniformatrice dei linguaggi e dei comportamenti: cosa che un blog o che un forum non fanno. O lo fanno su gruppi molto ristretti.
Su fb si è un gruppo chiuso di milioni di persone.
Che cazzo di gruppo è, quello in cui lo strano è chi ne sta fuori?
Un meccanismo del genere uniforma il linguaggio, i ritmi, i comportamenti; rende facilmente raggiungibili da messaggi più o meno subliminali, milioni di persone contemporaneamente.
Da un potere a qualcuno.
Quanta interazione c'è su fb? quante parole, quante foto? Quanto costa mantenere in piedi un network del genere? Che ritorno hanno?
Il meccanismo sembra essere quello di farti giochicchiare con quelle cosette tipo i quiz, i drink, i test... idiozie varie per farti poi visitare siti, installare programmi.
E' tutto gratis.
E' tutto gratis un paio di palle. In questa società, niente è gratis.
Tutto lo paghi salato, fin da subito.
Intanto come massa da studiare; come "consumatore".
Gli sfuggi come utente televisivo? ti riprendono come utente facebook.
Sanno chi sei, cosa fai, i tuoi gusti sessuali, se sei single, che musica ti piace, che film guardi, il tuo orientamento politico.
Sanno tutto.
Sanno che prodotto proporre e sanno se avrà successo e in che misura.
Se sei alternativo, hanno il prodotto alternativo, per te.
Vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo.
Avevo scritto, tempo fa:
Interessiamo poco, la maggior parte di noi, a meno che non commettiamo qualche reato, come singoli individui. Ma interessiamo molto invece come individui facenti parte di gruppi.
Non importa se seguiamo il flusso maggioritario o uno di quelli secondari. Non importa se le nostre scelte possono essere ricondotte a maggioranze silenziose (ma esiste ancora?) o minoranze urlanti.
Quello che conta è che la produzione possa essere ottimizzata in relazione all'ampiezza della nicchia di mercato che occupiamo, che la comunicazione possa raggiungerci e che l'offerta sia allettante.
Il principio di diversificare l'offerta è basato sull'identificazione quanto più precisa possibile del potenziale compratore.
Ovviamente il sogno della produzione sarebbe quello di un mercato omologato al compratore tipo, il che consentirebbe un abbattimento dei costi massimale grazie all'economia di scala. E a questo si tende con tutti i mezzi a disposizione. Però, visto che in qualche modo qualcuno riesce a sfuggire, allora alletta quel qualcuno con proposte alternative.
Insomma: sarebbe meglio se si vendessero tutte bibbie, costerebbe meno produrle. Ma se proprio non vuoi essere cristiano, allora ti vendo pure il corano, pure i veda, pure i manuali sullo sciamanesimo o il satanismo.
Basta che possa programmare la produzione in base alle potenziali richieste.
E questo vale per TUTTO. A qualsiasi livello.
Per questo è necessario tracciare. Bel verbo, bel concetto, quello del tracciare. Si poteva anche usare seguire per tradurre il concetto di tracking ma tracciare è sicuramente meglio.
Dà l'idea di una serie di bip su uno schermo radar. Siamo noi, quei bip.
Siamo uno ma facciamo parte di un tutto in un tutto ancora più grande.
A noi sembra che la nostra vita sia fatta da scelte più o meno casuali.
Ma non è così. Veniamo tracciati, su uno schermo, in modo da poter predirre come ci muoveremo, in quanti lo faremo, in che direzione andremo.
Così mi sono cancellato da feisbuc.
Per inciso, mi è capitato che chi non mi ha più visto lì sopra ha pensato che avessi cancellato a lui, dalle mie amicizie, e quindi si è offeso. Non mi ha chiamato, non mi ha cercato. Mi ha semplicemente cancellato da altre interazioni virtuali in essere.
Questo mi sembra emblematico del livello di alienazione cui si può giungere.
La vita reale, NON E' QUESTA.
Non sono i forum, non sono i blog, non sono facebook.
Questa è parte, della nostra vita. Lo è quanto leggere un libro, quanto vedere un film, quanto scrivere una lettera.
Portiamo qui quello che viviamo e nella vita portiamo quello che leggiamo e ci diciamo.
Ma non si esaurisce qui, la nostra vita.
Abbiamo un naso per odorare, orecchie per ascoltare, mani per toccare, bocca per assaporare, pelle per sentire, il caldo, il freddo, il piacere e il dolore. E sono i NOSTRI sensi. Nostri di individui singoli.
Ed è la nostra dignità di persone, quello che l'omologazione, il livellamento di massa ci ruba, senza che ce ne accorgiamo.
Pensare con la propria testa. Bene sempre più raro. E' anche frutto dell'essere soli.