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10月27日 pre-morte Avrete sentito parlare, o vi sarà capitato, in
caso di incidente, di qualcuno che ha provato (o provato voi stessi)
una di queste sensazioni.
- accelerazione del pensiero - sguardo retrospettivo (memoria panoramica: la famosa descrizione della vita che passa davanti agli occhi) - sensazione di pace, comunque di derealizzazione (cioè: non sembra vero che stia capitando proprio a voi) E' un meccanismo piuttosto comune, spesso raccontato. nei film viene fatto vedere con le classiche immagini a rallentatore, magari in bianco nero, voci stonate... Vi è mai capitato? Lo psichiatra Russell Noyes e lo psicologo Roy Kletti hanno intervistato 205 persone che erano state in pericolo di vita, suddividendo le cause: una caduta (57), un incidente automobilistico (54), annegamento (48 ), malattia grave (27) incidenti vari (29). Sessanta persone hanno riferito di aver vissuto un'esperienza di memoria panoramica. Un pre-annegamento forniva la maggior parte dei casi di memoria panoramica, (43%) seguito dagli incidenti automobilistici (33%) e all'ultimo posto una caduta improvvisa (9%). Le relazioni evidenziavano costanti ma anche delle differenze. Per tutti la memoria panoramica era una esperienza prevalentemente visiva. Le immagini erano chiare e dettagliate. In caso di incidente che mette presumibilmente in pericolo la vita si riscontrano spesso: accelerazione del pensiero, sguardo retrospettivo, intensa sensazione di pace. Al momento non si sente dolore. L'unico senso che sembra ancora in funzione è l'udito. Quasi tutti ricordano i rumori. I tonfi degli urti. La teoria di gran lunga più articolata riguardo la memoria panoramica prende le mosse da tre linee di ricerca: la biochimica del cervello, l'epilessia, e l'attività dell'ippocampo. Nei primi due-tre secondi di spavento e di sgomento si libera una grand equantità di adrenalina. Il cervello diventa estremamente attivo. Pensieri e reazioni seguono così rapidamente che il tempo sembra allargarsi. Quindi lo stress, il dolore, la carenza di ossigeno, o una qualsiasi altra condizione di pericolo di vita, porta alla produzione di endorfine, che attenuano il dolore, intorpidiscono i sensi e fanno seguire uno stato d'animo calmo al tumulto delle istintive reazioni di paura. Ma lo stesso effetto anestitizzante inibisce parti del cervello che regolano il ricordo e la concezione del tempo. L'attività spontanea dei neuroni dell'ippocampo, nell'amigdala e in altre parti del lobo temporale proietta nella coscienza una serie di immagini estratte in tutta fretta e montate in maniera disordinata. Le scene angoscianti non vengono mostrate, o, per meglio dire, nella sua condizione di annebbiamento rilassato o di immediata euforia lo spettatore vede ogni cosa in una luce serena e benefica. Con queste immagini davanti gli occhi alla fine perde conoscenza o torna a sentire dolore. A chi è capitato di perdere conoscenza si può dire che abbia fatto pienamente una prova di morte. Infatti che differenza c'è fra il risvegliarsi dopo pochi minuti o anche giorni, e non risvegliarsi più? A me è capitato di provare la sensazione del tempo dilatato. Il mio pensiero andava così veloce che solo a raccontare quello che mi è passato per la mente ci metterei diverse volte il tempo effettivo in cui il fatto è avvenuto. Mi è capitato in un incidente di macchina e in montagna. Ricordo distintamente ogni singolo istante, ogni pensiero, ogni singolo colpo ricevuto, anche se l'incidente è avvenuto più di 30 anni fa. Il corpo sembra che non ti appartenga. Senti i colpi ma non provi dolore. Fai valutazioni su cosa sta succedendo. E' come se parallelamente seguissi più flussi di pensiero. Con uno mi sorprendevo pensando a cosa fosse avvenuto e se stava accadendo proprio a me. Cioè: se era vero. Con un altro valutavo la mia situazione nello spazio. Quando questa estate sono caduto in montagna ero cosciente istante per istante del punto preciso in cui me trovavo, al punto da avere piena consapevolezza del fatto che una protezione avesse ceduto e il volo stesse prolungandosi oltre il dovuto. Avevo percezione della distanza che coprivo in volo, del punto in cui ero. Con un altro valutavo le conseguenze, la possibilità di essere in pericolo di vita; se si la sensazione di dispiacere che si affacciava all'idea del pensiero di mia figlia; se no, le conseguenze di ferite, come scendere, come avrebbe potuto arrivare un elicottero. Visualizzavo l'elicottero e valutavo se avrebbe potuto prendermi senza atterare. Il colpo, il rotolare, i colpi, il fermarsi. Il tutto in poco più di un secondo. Qualcuno ha da raccontare ? (i corsivi sono tratti dal libro "perchè la vita accelera con l'età" di Douwe Draaisma) 评论 (10)
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