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10月28日 Ritratto con natura morta![]() Questo quadro si chiama "Ritratto con natura morta". E' stato dipinto da David Bailly (1584-1657) di Leida. La natura morta è una vanitas, una raffigurazione della caducità. La diagonale che parte dalla testa di Bailly termina all'altezza del cranio, con le orbite vuote puntate sul foglio di carta all'estremità del tavolo sui cui si legge il testo: "Vanitas vanitum, et omnia vanitas". Tra la testa e il teschio la diagonale taglia una candela appena spenta che produce ancora una voluta di fumo. Sopra il tavolo fluttuao bolle di sapone, vita bulla, la vita è una bolla di sapone. Il cranio si trova fra oggettiche sottolineano il carattere effimero della vita. Il boccale si è rovesciato, la pipa spenta, i petali di rosa sono appassiti e spezzati, le monete e i gioielli sparpagliati sul tavolo. Nella clessidra appena visibile dietro il libro il tempo è quasi scaduto. Sopra la tavolozza sul muro è appeso un disegno di un suonatore di liuto, da Frans Hals. Proprio davanti al pittore si vede l'estremità di un flauto dolce. Di tutte le arti la musica è la più effimera, d'altronde nel diciassettesimo secolo non era ancora possibile conservarla in qualche modo. La prima memoria artificiale per il suono, il fonografo, fu inventata solamente nel 1877. Un dettaglio intrigante è stato portato alla luce da riprese ai raggi x. In un abbozzo precedente, a quanto risulta, Bailly indicava con il suo bastoncino da pittore un volto femminile al centro del tavolo. Il bastoncino, in un secondo tempo, finì sul tavolo, ma il volto femminile rimase quanto mai vago, quasi un'apparizione, dietro il flute. per lo spettatore si tratta di un vero e proprio enigma. Chi era la donna? Perché all'inizio il suo ruolo era così rilevante? Che cosa spinse Bailly a farla sparire? E, soprattutto, perchè la fece sparire dietro strati che lasciavano ancora intravedere i suoi lineamenti? Il volto di Bailly ha un'espressione alquanto testarda. Qui dimostra intorno ai trentanni. E' un uomo in ascesa. Ma all'espressione soddisfatta si aggiunge un'aria seria, rafforzata ulteriormente dal piccolo ritratto di vecchio che sorregge. Bailly sembra voler dire di rendersi conto che un giorno sarà un vecchio: mostra allo spettatore, alla lettera, la vecchiaia. Il Ritratto con natura morta dipinge la lezione che dobbiamo vivere tenendo conto di quell'ultimo sguardo retrospettivo. Come ripenseremo, giunti alla fine, ai velori che hanno determinato la nostra vita? Che cosa ce ne verrà allora dalla ricchezza, dala bellezza dell'arte, dall'erudizione dei libri e da tutte le altre cose che abbiamo perseguito? Come raffigurazione delle nostre prospettive il Ritratto con natura morta deve essere letto da sinistra verso destra, dalla gioventù alla vecchiaia. Proprio come le frecce, anche il dipinto indica la destra. Ma il Ritratto con natura morta è, oltre a questo dipinto, anche un altro quadro. E per vedere l'altro dipinto dobbiamo sapere due cose. Primo: sullo stesso foglio di carta che contiene il testo "vanitas" si legge: "David bailly pinxit Ao 1651". Secondo: nel 1651 Bailly aveva sessantasette anni. I due dettagli che modificano le carte in tavola. Il vero autoritratto, se così possiamo definirlo, non è il giovane uomo con il suo bastoncino da pittore, bensì il vegliardo nella cornice ovale. bailly si è dipinto come l'uomo che era circa quarant'anni prima. Nell'autoritratto, non vediamo un giovane che si immagina il proprio futuro, ma un vecchio che ricorda la propria gioventù. Nel Ritratto con natura morta adesso, con uno scatto quasi percettibile, possiamo spostare la prospettiva temporale. Nel capovolgimento il dipinto non si muve avanti, ma all'indietro, da destra a sinistra, un movimento in senso antiorario. I due ritratti di Bailly formano insieme una gestalt non nello spazio ma nel tempo: possiamo vedervi entrambe le rappresentazioni ma non contemporanenamente. Stranamente il messaggio, pur nel capovolgimento, rimane invariato perché entrambe le cose, il ricordo della gioventù e la prospettiva della vecchiaia, rimandano allo scorrere del tempo. E' questo che ha voluto esprimere Bailly con questo dipinto? Malinconia per una gioventù ricordata con amore ma che è svanita? Una vita ben spesa in cui è stata accumulata tanta abilità da poter essere dipinta? O, al contrario, l'inutilità, in ultima analisi, di ogni sforzo? Voleva lasciarci un monumento pittorico, un omaggio all'arte che sconfigge la caducità? Bailly non ci ha lasciato altre notizie eccetto questo dipinto silenzioso. Non si può più risalire alle sue motivazioni. :::::::::::: Tratto da "Perché la vita accelera con l'età" Douwe Draaisma. Mi è piaciuto e ho pensato di condividerlo. 评论 (11)
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