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11月25日 gli occhi di una sconosciutaRaramente mi è capitato di incontrare una donna e di restarne colpito al punto da non riuscire a staccarle gli occhi di dosso. Di provare un'attrazione fisica fortissima che ha poco a che vedere con i feromoni, perchè magari si è verificata in luoghi affollati, a distanza. Sembra più legata allo sguardo. Non so bene, non riesco ad analizzarla. Al mio sguardo: cioè, quello che io vedo sembra riscontrarsi automaticamente con un qualche modello che ho nella mia testa, chissà dove e che non saprei descrivere, ma che quando riconosco sembra che dentro di me accada qualcosa. Mi è accaduto, come dicevo, raramente. E ogni volta, purtroppo, non c'è stato alcun seguito. La prima volta ero studente, penso i primi anni di liceo. Ero su un autobus, seduto e leggevo. Alzo gli occhi e il mio sguardo incrocia quello blu di una ragazza con i capelli rossi. Ricordo i suoi occhi, i suoi capelli che incorniciavano un viso gradevole, un qualcosa di rosso addosso. Non è che ricordo questo ora, che sono passati tanti anni. Anche nell'immediato, questo è tutto quello che avevo di lei. Perchè, semplicemente, rimanemmo per un tempo lunghissimo, che non so quantificare, dato che mi emozionai così tanto da perderne nozione, a fissarci negli occhi. Quando uno dei due distoglieva lo sguardo, poi immediatamente tornava. Sempre più a lungo. Sempre più sicuro. Ed era una sensazione incredibile. Di amore. Si può dire amore? Lei si alzò e scese. E io rimasi lì a rimpiangere di non aver detto niente, di non averla fermata, di non sapere nulla di lei. Tornai più vole su quell'autobus a quell'ora. Scesi alla sua fermata, gironzolai lì attorno. Ma non l'ho più rivista. Per giorni mi mancò fisicamente, dolorosamente. La seconda volta era una ragazza che incrociavo in palestra all'ora in cui mi allenavo. Con lei perlomeno parlavo. Mi piaceva tantissimo. Ricordo che si chiamava (si chiamerà ancora) Francesca, e lavorava come hostess di bordo in Alitalia. Parlavamo, ma se parlando mi avvicinavo a lei, mi girava la testa per quanto era forte l'istinto di avvicinarmi ancora di più fino a stringere il suo corpo addosso al mio. Era un desiderio fisico che non era sessuale, anche se poi senza dubbio lo sarebbe divenuto, ma sensuale. Era la necessità feroce di sentirla addosso, di andare oltre la comunicazione verbale e quella visuale, di toccarla, annusarla, assaggiarla. Era qualcosa di molto più animale. Eppure in questo caso anche era qualcosa di simile all'amore, era desiderio fisico violento ma anche trasporto emotivo. Era quella passione che ti fa perdere la testa. In questo caso rinunciai. Non volevo casini nella mia vita. Ma io ero sposato ed era appena nata mia figlia; lei anche aveva una storia. E mi costò tantissimo, rinunciare, ma dovevo. Cambiai giorni e orari per non incontrarla più, Francesca. L'altra sera sono andato a Tivoli, a vedere il film di certi amici che tornavano da una spedizione in miyar valley, himalaya. Ad un certo punto vedo davanti a me, di spalle, una ragazza, alta, castano scura di capelli, lunghi, molto belli e luminosi, un piumino forse north face, jeans. Piacevole per come si muoveva. Quando si volta e la vedo in viso ... ancora quella sensazione. Il cuore che aumenta i battiti. Anche lei si volta di nuovo. Si muove sulla sedia. Si volta ancora. Dalle nostre posizioni (io di fianco ma leggermente dietro) è difficile continuare a guardarsi, ma fingendo di cercare qualcuno nella sala ci riusciamo, più volte. Chissà se anche lei ha provato la stessa sensazione o era per come l'avevo fissata io. La rivedo fuori, sulla porta. Continuiamo a guardarci. Ma era con dei suoi amici. E non conoscevo nessuno. Che potevo fare? Vado via voltato verso di lei e lei che si voltava verso di me. Magari semplicemente pensava per come la guardavo che la conoscessi. Non so. Non è detto che lei provasse quello che provavo io. Ma non lo saprò mai. Cazzo! Un'altra volta! L'ho persa. Non so niente di lei. Non conosco i suoi amici. Non conosco nessuno da quelle parti. L'ho persa. Di nuovo. e l'unica cosa che posso fare è dedicarle questi versi, che ho trovato in rete di Alessio Cosso Ti ho vista una sera in quel pub di legno e di musica dal vivo mentre ballavi dentro un vestito dai fiori scuri come i tuoi occhi le belle gambe fasciate in seta nera si muovevano al tempo invitante di note che sentivi solo tu ma nulla di tutto ciò ha calamitato i miei occhi, è stato quel sorriso un sorriso triste il più bel sorriso triste che ho mai visto. ed i nostri sguardi si sono incrociati il mio da sopra una camicia bianca e fuori luogo il tuo da sopra la spalla dell'uomo che ti stringeva ballando cercando inutilmente di ballare quella tua musica, ed il sorriso per un istante si è acceso di malizia e sensualità occhi negli occhi ed ero io con te a danzare insieme fuori tempo al nostro tempo in un giuoco di sfioro e contatto soli nella folla folli nella distanza. ma la musica è finita l'istante passato tu sei tornata al tavolo a braccetto a lui ed io uscito a fumare una sigaretta immaginando il profumo della pelle tua che non ho sentito. 评论 (11)
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