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    October 25

    nulla di nuovo


    "A chi mi chiede un commento rispondo: questa è la storia, continuamente ripetuta, del «calcio dell’asino»: il leone era morente, e allora l’asino si fece finalmente coraggio e lo scalciò.

    Nella Roma d’oggi, la parabola ha la variante descritta qui sopra: decine di asini fanno a gara a scalciare il leone, ora che possono farlo senza pericolo: Alemanno vuol essere il primo, il rettore Frati sgomita per scalciare, Piero Marrazzo non si vuol far superare in calci d’asino, e poi il presidente della Provincia Zingaretti, e giù anche quello della FGCI, e l’assessore capitolino Croppi, ed altri, ed altri. Nessuno può esimersi, tutti gli asini si producono in calci spaccaossa, perchè c’è Pacifici che guarda e prende nota degli asini più zelanti, di chi calcia più forte.

    Il fatto è che il leone scalciato, qui, non è un leone se non per inerme coraggio: Antonio Caracciolo, uno fra i massimi studiosi di Schmitt, a 58 anni, è ancora solo un ricercatore alla Sapienza. Facile perseguitarlo, togliergli il magro stipendio da precario, metterlo alla fame.

    Assistiamo così alla scena disgustosa: una serqua di asini strapagati, parassiti privilegiati ben accomodati al potere, con poltrone inamovibili e locupleti di emolumenti miliardari a spese del contribuente, sta spaccando le ossa a uno studioso povero e precario, che debolmente accampa il suo diritto di ricerca, povero ingenuo che crede di vivere in un regime di libertà.

    E’ esattamente il tipo di scene che, come ci hanno raccontato ad nauseam, avvenivano nella Germania degli anni ’30. Il che vuol dire che non abbiamo imparato mai nulla dalle continue visite ad Auschwitz.

    Ad ogni generazione, accade il calcio degli asini. Purchè ne sia data licenza dal potere, lo stesso tipo di persone ignobili perpetrano le stesse ignobili persecuzioni su deboli che non possono difendersi.

    Come già diceva Solgenitsin, in ogni momento storico c’è una quota di vili e di meschini, o di criminali assetati di sangue, su cui il Potere malvagio - qualunque sia - può contare per compiere atti ripugnanti: come delatori, aguzzini, kapò, linciatori, si offrono volontariamente. Non importa l’etichetta ideologica: ogni scusa è buona agli asini per scalciare, quando gli danno il permesso di farlo.

    Oggi, i nazisti di questa generazione sono Alemanno, Frati, Croppi, Zingaretti e Marrazzo, e il ripugnante nano morale della FGCI; e l’ebreo, oggi, è Antonio Caracciolo. Del resto, la frase del rettore Frati contro Caracciolo rivela più di quanto l’asino capisca: «Vada a Dachau».

    Sì, a Dachau, a Dachau! Sbattiamoli tutti a Dachau, quelli che non si adeguano al pensiero conforme!

    Di seguito la dignitosa autodifesa del Caracciolo: «Mi dicono che sono in prima pagina su Repubblica... Come un mostro?».

    Maurizio Blondet"

    :::::::::::::::::

    Leggo su un altro sito un intervento del professor Caracciolo:
    "È incredibile la letteratura che si è accumulata su me dalla sera alla mattina. La vado visionando poco a poco ed è tanto lavoro. Sempre la stessa falsità e strumentalizzazione, che non è facile da smontare. Pensano di aver trovato un nuovo Williamson da crocifiggere, ma io non mi chiamo Williamson e mi sono solo appellato agli articoli 21 e 33 della costituzione. Non mi sono mai occupato di camere a gas e non intendo occuparmene. Se altri vogliono farlo, devono pure averne il diritto di poterlo fare. Non mi sembra una cosa dell’altro mondo. Ringrazio quanti hanno avuto espressioni di solidarietà nei miei confronti."

    :::::::::::::::::


    Da parte mia, in vari luoghi in questi giorni, ho espresso solidarietà al Prof. Caracciolo.
    A prescindere da quali possano essere le sue idee. Che io possa condividerle o meno, non importa.
    Ma in realtà non le conosco nemmeno e quindi non posso pronunciarmi.

    Credo tuttavia che siano idee. E che le idee non debbano essere zittite per Legge.
    Credo nella libertà di opinione. Penso sia un diritto inalienabile, sacrosanto.

    Solo per aver espresso concetti del genere, qua e là,  io stesso ho sentito i calci degli asini.
    Ed è penoso, l'ottundimento mentale che ho potuto toccare con mano.

    E' triste, constatare che per molti, consapevolmente o meno, la libertà di pensiero degli altri finisce laddove essi non sono d'accordo.
    Senza se e senza ma. Chiudono occhi e orecchie e applaudono la forca.

    E, ovviamente, li ho sentiti arrivare soprattutto da "sinistra". Sia perché a questa area appartengono i miei naturali interlocutori, ma anche perché sono quelli cresciuti culturalmente nell'orrore del nazismo e fascismo.

    Ma io stesso vengo da quell'area. Ad una sinistra, di valori perlomeno, penso genericamente di appartenere.
    Ma soprattuto, cerco di pensare con la mia testa. E per questo, cerco di tenerla aperta a tutto.

    E come fate, mi chiedo, a fidarvi di un articolo di giornale?
    Non vi siete accorti, in questi anni, di quanto sia facile manovrare l'opinione pubblica?

    E' bastato un articolo ben confezionato: alcune frasi estrapolate qua e là, qualche concetto ben concatenato artatamente, ovviamente nessuna intervista, nessun modo alla parte coinvolta di spiegare e dire la sua. Ed ecco il mostro sbattuto in prima pagina.
    Perchè?

    Io lo so il perchè. E' evidente.
    Ma non importa. Non è questo il punto.

    Il punto è la libertà di opinione.

    Non importa, non ha la minima importanza, quale sia l'idea e chi la esprima.
    Finché resta un'idea ha diritto di essere pensata ed espressa.

    Oppure non siamo in uno Stato di Diritto.




    Comments (14)

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    Ofeliawrote:
    Ho poi approfondito un po'.
    Perdipiù si tratta di un docente di filosofia del diritto e non di storia (protagonista di un caso studio sui diritti fondamentali, non a caso immagino)!
    Comunque le considerazioni che facevo erano più generali, e continuo a sottoscriverle.
    ciao
    Nov. 5
    robertowrote:
    Sono d'accordo Ofelia.
    Ma mi sono preso la briga di leggere un po' di roba in proposito.
    E i suoi corsi non hanno nulla a che vedere con questa storia del negazionismo.

    Riposto qui parte di uno scritto che ha messo oggi nel suo blog:
    ( http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html )

    In merito allo specifico richiesto posso rassicurare che i temi che hanno suscitato tanto scalpore non vengono né mai sono stati trattati nei miei corsi per il semplice fatto che non rientrano nelle mie competenze e nei miei interessi. Non mi stanco invece mai di ribadire, nelle sedi appropriate, in quanto filosofo del diritto, che è mio vivo interesse la tutela massima del diritto alla libertà di pensiero e di ricerca, un diritto che vedo sempre più minacciato e per il quale sono in forte apprensione. Da qui credo sia nata una voluta strumentalizzazione. Prego vivamente il Rettore di farsi lui latore presso il ministro di queste mie fondate preoccupazioni e magari di trovare per me un margine di tempo durante il quale io possa riferire a lui su quei pericoli che sento imminenti.

    Nel mio ultimo di corso la didattica ha riguardato: a) Posizione e Concetti, etc, di Carl Schmitt, da me tradotto e prefato; b) La Tirannia dei Valori. Ho purtroppo avuto quest’anno un solo studente assiduo e altri non assidui, anzi pochissimo assidui (una sola volta venuti).

    È con amarezza che debbo constatare che il Rettore non abbia sentito il bisogno di ascoltarmi prima di rilasciare le dichiarazioni che ha rilasciato e che suppongo siano tagliate come quelle a me estorte. Colgo qui occasione per rispondergli sulla ricerca storica nel senso che la materia in oggetto è di competenza degli storici di professione. Devo però aggiungere come a tutti gli storici debba essere garantita un’assoluta ed eguale libertà di ricerca e di pensiero. Come filosofo del diritto a me questa loro libertà sta ancora più a cuore di quanto forse gli stessi storici non siano consapevoli.

    Oct. 27
    Ofeliawrote:
    Concordo che la libertà di espressione sia un valore fondamentale. E sono orgogliosa di essere cittadina di un paese la cui costituzione contiene pochissimi limiti alla libertà di pensiero e di associazione.
    Non conosco a sufficienza la questione Caracciolo e dunque mi astengo dal'esprimere qualsiasi commento in merito alle sue opinioni, cosa che mi sentirei di fare solo se mi fossi presa la briga di leggere quello che LUI dice e scrive, e non riassunti giornalistici o dichiarazioni al riguardo.
    Ma ragionando puramente in astratto riprendo un'osservazione già fatta da altri. Se da un lato trovo che la libertà di espressione vada difesa, dall'altro credo che un docente abbia il dovere di informare i propri studenti in maniera corretta. Se esiste un'opinione scientifica, storica, o in qualsiasi altra disciplina, condivisa dagli specialisti di quel settore, un docente ha il dovere di presentarla come tale. Se non lo fa, non è un buon docente.
    Ribadisco che ragiono in astratto, non ho elementi sufficienti sul caso specifico.
    Ovvio poi che il dovere di chi "forma" dovrebbe essere non solo trasmettere nozioni, ma anche e soprattutto trasmettere un metodo.
    Incoraggiare l'approccio critico e l'autonomia di pensiero, secondo me dovrebbe essere il fulcro dell'insegnamento universitario e non solo. Se a questo possono concorrere anche riferimenti a pensatori controversi (mi viene da citare i "negazionisti" del cambiamento climatico) bene. Ma un docente allora deve anche fornire agli studenti gli strumenti interpretativi per confrontare le diverse teorie, e se alcune sono concordemente rigettate dalla comunità scientifica, dirlo chiaramente.
    Oct. 27
    Enri Poppinswrote:
    got it...ma mi piacerebbe davvero sapere la Vera Storia di Quest'uomo...dubito che la sapremo mai...
    PS. Che razza di bestie siamo...
    Oct. 27
    robertowrote:
    La Storia serve assolutamente. Ma ... proprio per questo è Sacro (scusa le maiuscole ma non ho altro modo per enfatizzare qui) il diritto/dovere di verificare. E io, paradossalmente traggo più insegnamento dall'ipotesi che mi abbiano contato palle anche in quella occasione (come sempre ho scoperto che hanno fatto quando mi sono preso la briga di andare a leggere quello che ricercatori indipendenti avevano scoperto laddove era possibile indagare) piuttosto che dal concepire quel Male Asssoluto come un qualcosa da enucleare dalla nostra storia, perché non si ripeta mai più.

    MALEDETTI!!!
    Ma se lo ripetete continuamente!!! Se il mondo lo avete riempito di fosse comuni, di pulizie etniche, di massacri di massa, di genocidi!! Col beneplacito delle democrazie occidentali, con l'avallo, con l'aiuto laddove non direttamente da loro.
    Se non fate altro da 70 anni a questa parte che ammazzare e soggiogare e cancellare popoli dalla faccia della terra!!!

    No, Enri. La storia serve, si che serve. E' lì a dirci che razza di bestie siamo.
    Ma se ce la raccontiamo come ci piace, in modo che le bestie siano sempre "gli altri"... la lezione della storia è inutile. Terribilmente, drammaticamente, inutile.
    Oct. 27
    Enri Poppinswrote:
    d'accordissimo..." Avere la mente libera significa considerare anche che le cose potrebbero non essere andate (in qualsiasi caso) come ce le raccontano. Avere possibilità di indagare e capire, deve essere un valore da difendere sempre, e in ogni caso, a prescindere. Perchè senza quello perdiamo tutto. Perdiamo la libertà di pensiero.".
    Questo è un fatto, nulla da eccepire.
    Ma la Soria e la vicenda di quest'uomo sono 2 fatti separati...
    ed il fatto che nn siamo migliorati nn vuol dire che la storia non serva.
    Solo questo...
    Oct. 27
    robertowrote:
    Io mi preoccupo molto di più enri, che si diano giudizi sulle persone così drastici, da fargli perdere il posto di lavoro e buttarlo in mezzo a una strada, basandosi <esclusivamente> su un articolo di giornale. Mi preoccupo che la Storia non dovrebbe essere Verità di Stato, ma oggetto di studio e di verifica. Mi preoccupo se ciò non è possibile, a prescindere. Come ai tempi in cui qualcuno azzardava dire che era la terra che girava attorno al sole e non il contrario, era costretto ad abiurare pena la perdita di lavoro o il rogo.
    Mi preoccupo che una verità di stato sia per legge incontrovertibile, inverificabile, inoppugnabile.
    Questo mi preoccupa molto, ma molto di più che qualcuno possa dire qualsiasi altra cosa.
    Tu parli di uccidere.

    Ma perchè, ti chiedo, in questo secolo, dopo l'orrore della seconda guerra mondiale, si sono forse fermati gli stermini? i genocidi? i massacri?
    Siamo forse "migliorati" come genere umano dopo aver preso atto dell'olocausto?

    E' più pericoloso un qualsiasi pazzoide che inneggia inascoltato al fuhrer (e non mi riferisco sia chiaro a questo prof. caracciolo, che a leggerlo è semplicemente uno che ragiona libero da condizionamenti) o quelli che in nome della democrazia fanno un milionetrecentomila morti in irak?

    E mi fermo all'irak, ma potrei continuare indefinitivamente. Moltiplicando (per quanto?) i 70 milioni di morti della seconda guerra mondiale.

    Ipocrisia e chiusura mentale Enri. Io vedo solo quella.
    Verità precostituite cui ci si appoggia come certezze ma che ci hanno messo in testa come scenari di cartapesta.

    Avere la mente libera significa considerare anche che le cose potrebbero non essere andate (in qualsiasi caso) come ce le raccontano. Avere possibilità di indagare e capire, deve essere un valore da difendere sempre, e in ogni caso, a prescindere. Perchè senza quello perdiamo tutto. Perdiamo la libertà di pensiero.
    Oct. 27
    Enri Poppinswrote:
    Non so Rob,

    vero, c'è cecita morale.
    vero, il nostro dovrebbe essere unpaese democratico in cui tutti possono esprimersi.
    Però le idee uccidono gli uomini. E se se un pèroff universitario e neghi l'evidenza, i filmati, le testimonianze, io, in tutta onestà mi preoccupo.
    Mi preoccupo che quelle idee fomentino la mente dei giovani che studiano e che sono la speranza del futuro, ma anche così fragili spesso, in cerca di una bandiera o qualcosa in cui credere.

    E' vero, la storia la fa chi vince. Ma L'olocausto, non lo puoi negare.
    Se lo fai, non condanno la tua idea, ma il prof universitario, mi spiace, nn lo puoi fare.


    Oct. 27
    Oddio...mi hai tolto un "peso" dallo stomaco!!
    Ohh...non c'ho dormito stanotte!!
    SCHERZO....dai, non ti preoccupare troppo dei giudizi degli altri, sono sicuramente dettati dalla "passione" con cui uno difende le proprie idee. Quella si...la passione...può rendere ciechi...e allora se i tuoi interlocutori non sono abbastanza "aperti" da considerare la "buona fede"...fallo tu in loro vece...questo ti distinguerà comunque dalla massa...rendendoti "diverso"...ma credo anche migliore.
    Buona giornata :-))
    Oct. 27
    robertowrote:
    No no :-) non sono per te. Assolutamente.
    Ma prima di scrivere qui sul mio blog ho commentato altrove, in un paio di posti la questione, e la mia posizione era riassumibile in due punti:
    a) la libertà di opinione o c'è per tutti o non c'è.
    b) la storia? io certezze assolute non posso averle su nulla e indagare su di essa deve essere permesso a tutti, non posso accettare che esistano verità imposte per legge.

    Per questo sono stato immediatamente messo nel calderone insieme al negazionista professor caracciolo, in compagnia di nostalgici nazisti, razzisti, antisemiti.
    E a quel punto ogni parola che dici viene presa in quel modo.

    Ok. Dal punto di vista personale non me ne frega niente.
    Ma a sentirmi per un attimo "dall'altra parte" (mi ci hanno buttato e ho sentito il fuoco di fila degli argomenti della "sinistra") ho capito che non c'è nessuna differenza fra quelli che si dicono di sinistra e quelli che si dicono di destra.
    Cambia solo l'oggetto della loro intolleranza e i miti su cui poggiano la loro esistenza.
    Comunque hanno una "fede" assimilabile a quella di chi segue una religione.

    ...
    Invece il tuo intervento l'ho apprezzato.
    Oct. 27
    Roberto?? Per chi è quest'ultimo sfogo?? Qui ci siamo solo io...e te...!!
    Non stai parlando con me vero?? No dimmi che ho inteso male...queste parole non son per me!

    Se invece son per me, sappi che c'è un malinteso. Non intendevo esprimere nessun "giudizio" ne sul Sig: Caracciolo, ne tanto meno sulla tua "difesa".
    Ti auguro la buona notte :-)
    Oct. 26
    robertowrote:
    Questa storia, nel mio piccolo, mi ha fatto rendere conto che non ha la minima importanza da dove tu "provenga", il tuo passato, quello che hai scritto, detto; le battaglie che hai combattuto. Il fatto di avere una "storia" di impegno sociale, una ben strutturata coscienza civile, non ti servirà a nulla quando il branco ti salterà addosso. A quel punto anche il cercare di far valere le tue ragioni più elementari sarà completamente inutile. Quando ti avranno cucito addosso la bandiera che credono di aver intravisto ogni tua parola sarà presa in quel senso.
    Posso ancora capire che questo provenga da chi non ti conosce.
    Ma da parte di quelli che dovrebbero sapere qualcosa di te, mi aspettavo il beneficio del dubbio. Anche una certa difesa.
    Nel senso: no, un momento, lo conosco un po', forse non ci stiamo capendo su qualcosa, non è che una persona "evidentemente di sinistra" si trasforma improvvisamente in nazista... un momento... ascoltiamo le sue ragioni... diamogli atto di buonafede...

    nemmeno per sogno.
    mi sono azzardato a difendere il linciato, in nome del diritto alla libertà di opinione e sono finito linciato anche io.

    ...
    Beh ne prendo atto.
    Occasione per fare un po' di pulizia.
    Oct. 26
    robertowrote:
    trovo su un blog che leggo spesso ( http://subecumene.wordpress.com/2009/10/23/il-linciaggio-del-professor-caracciolo/ )
    il seguente post, nel quale mi rispecchio quasi totalmente:



    Non mi sono mai occupato a fondo del tema dell’Olocausto, come del resto di una miriade di altre questioni. Naturalmente ho su questo evento una serie di nozioni, e non ho ragioni per credere che la versione generalmente accettata sia falsa.

    La riassumo brevemente: circa sei milioni di ebrei, e un altro numero meno cospicuo di persone, a vario titolo invise al regime nazista –omosessuali, zingari, oppositori politici — furono sterminati in maniera pianificata e diretta in un’operazione condotta da corpi dello stato tedesco, per ordine del governo tedesco, nel corso della seconda guerra mondiale.

    Non so se questa definizione sia veramente rigorosa, ma in ogni caso i fenomeni del cosiddetto revisionismo storico o del negazionismo possono essere definiti in termini di obiezioni a questa definizione. In questo senso io non sono né un revisionista né un negazionista.

    Nonostante l’ironia fatta due giorni fa nel post su Ehud Olmert, non sono neanche antisemita, non fosse altro perché per il tema dell’ebraismo non ho alcun interesse. Semmai considero l’antisemitismo una variante dei cospirazionismi che sono uno dei miei obiettivi polemici preferiti (pensate alla facilità con cui ci si imbatte in spiegazioni di fatti complessi che tirano regolarmente in ballo dubbie entità come la “finanza ebraica”).

    Ciò premesso, la demonizzazione in corso sui media nazionali del professore della Sapienza Antonio Caracciolo, che credo sia colpevole di aver reso pubblici i suoi dubbi sulla versione accettata dell’Olocausto, è una flagrante dimostrazione del sostanziale disprezzo che la nostra classe dirigente, politica e intellettuale, ha per il principio della libertà di pensiero. Le persone che non capiscono ciò, e che non si sentono turbate da ciò hanno evidentemente il sentimento di appartenere a un’ortodossia dottrinale che non corre alcun rischio di vedersi mettere il bavaglio. Nella migliore delle ipotesi manterranno un ignavo silenzio, nel caso peggiore si affretteranno a scagliare la prima pietra dando prova del proprio zelo inquisitorio.

    La questione cruciale, a questo punto, mi sembra quella di chiarire come sia possibile un tale disinvolto disprezzo per i diritti che la nostra Costituzione garantisce a ogni cittadino.

    Non occorre cercare lontano. Apparteniamo a una cultura così piena di cecità morali e al tempo stesso così pronta a rivendicare una guida civile per tutti gli altri da trovarsi inevitabilmente nella necessità di svilupare meccanismi compensatori.

    Nascondiamo sotto il tappeto il rapporto Golsdstone sui crimini di guerra dell’esercito israeliano a Gaza alcuni mesi fa? E sia, ma chi potrà dubitare della nostra fondamentale integrità morale quando ci mostriamo così alacri nel flagellare il professor Caracciolo per opinioni espresse su fatti accaduti sessant’anni fa?

    Sono morti un milione e trecentomila iracheni per una bugia di George W. Bush, amico affettuoso del nostro presidente del consiglio? Va bene, ma dateci atto che usiamo una potenza mediatica impressionante per additare come untore alla pubblica opinione il professor Antonio Caracciolo. E poi gli iracheni sono come gli zingari sterminati da Hitler: che ce ne importa?

    Abbiamo bombardato il popolo serbo al solo scopo di dimostrare che la sinistra italiana era finalmente democratica e affidabile? D’accordo, è un po’ disgustoso. Ma con tutto ciò come negare il nostro zelo nel mandare a morire nel deserto il capro che si è fatto carico dei nostri peccati?
    Oct. 26
    Devo confessare la mia totale ignoranza sulla questione, ho voluto andare a leggere di cosa si trattava e quale fosse la questione del contendere. Dopo la lettura di alcuni articoli e pezzi di blog, devo dire che sono sconvolta anche solo della possibilità che ogni cosa possa essere falsa o "discutibile" perchè non avallata da dati certi. La sensazione in questo momento (forse poi riuscirò anche a elaborare un pensiero critico e obbiettivo sulla "libertà di pensiero" - di persone cosi INFLUENTI) è quella che avrei preferito NON mettere in discussione e quindi NON SAPERE. Mi vengono in mente altri tuoi POST sulla tacita condivisione, sull'ipocrisia della massa. Ora mi sento di soffrire dello stesso sintomo :-(( ma grazie di avermi dato l'opportunità di vedere in "altro modo".
    Oct. 26

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